A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La penosa campagna del pd contro i Cinque stelle


Davvero era un articolo necessario, come ribadisce il direttore di La Repubblica, quello sulle frasi pronunciate da D’Alema? Davvero le battute di un politico, pronunciate in un momento di relax, durante un convegno, meritano la prima pagina su quello che fu il più importante quotidiano italiano?

Dopo Ezio Mauro, con la nuova direzione, Repubblica è ormai diventata una sorta di Unità più elegante e meno spudorata ma, comunque, perfettamente allineata con i laudatoris temporis agens, in perfetta consonanza con il Renzi pensiero, frase che suona ossimorica.

Nulla di meglio sa fare il quotidiano fondato da Scalfari, se non calunniare, tentare di delegittimare, trovare il granello di sabbia nel cortile altrui, ignorando le travi accatastate nel proprio. Arrivare all’assurdo di rimproverare agli avversari del non eletto i suoi stessi difetti.

Eppure ce ne sarebbero di argomenti per attaccare i candidati Cinque Stelle: la mancanza di un disegno politico unitario, il cordone ombelicale con un leader umbratile e ambiguo e con un partito-azienda con tanto di marchio depositato, la mancanze di squadre di governo convincenti, le prese di posizione riguardo l’immigrazione, la tendenza a fare di tutt’erba un fascio, un manicheismo stucchevole e fastidioso, l’enfasi sugli scontrini che ha ormai rotto le scatole a tutti, l’assoluta incapacità di comprendere che lo scopo della politica, in democrazia, è fare compromessi il più alti possibile, ma sempre compromessi, per il semplice fatto che va rispettato anche chi la pensa diversamente, l’autoritarismo interno.

Nulla di tutto questo: i giornali dell’uomo che non è stato eletto fanno una colpa ai Cinque stelle degli ovvi endorsement della destra, dimenticando Verdini, cercano angoli oscuri nella biografia delle candidate senza trovare in realtà alcunchè, dimenticando gli angoli oscuri di molti appartenenti al cerchio magico e dello stesso non eletto, e, last but not least, tentato di addossare la colpa del possibile fallimento non a candidati improponibili (Milano), privi di carisma ed esperienza (Roma), strabolliti (Torino), non a una politica nazionale fallimentare, portata avanti a forza di promesse non mantenute e di sonore fregature ai danni delle fasce più deboli ( vedi gli ottanta euro e la recente norma sulle pensioni), non a un leader privo di credibilità, attorniato da un esecutivo di basso livello capace solo di pasticciare, contando sulla poca memoria degli italiani, ma all’opposizione interna del Pd, opposizione inesistente, inerte, connivente, incapace di spostare anche il voto dei propri appartenenti.

Non sono entusiasta della possibilità che si consegnino a Grillo piazze importanti come Milano, Roma e Torino ma piuttosto che consegnarle a un esponente della peggiore imprenditoria italiana, a un grigio esecutore degli ordini dall’alto e a un relitto del passato recente e non entusiasmante del Pd, meglio vedere cosa ci può riservare l’unica alternativa esistente oggi in Italia.

Ritengo inoltre che una sonora sberla dagli elettori possa indurre l’uomo che non è stato eletto e il suo cerchio magico a più miti consigli, a mitigare i toni, a tornare a dialogare con le opposizioni interne ed esterne, a frenare la deriva liberista e destrorsa del paese.

Ovvio che i giochi veri si faranno quando si voteranno le riforme costituzionali, ma frenare un po’ l’arroganza del paroliere fiorentino, magari trovare un modo elegante per accompagnare la bella addormentata nei boschi fuori dalla ribalta, spezzare il feeling tra una certa imprenditoria compromessa e compromettibile e il governo, potrebbe risultare utile e salutare anche in prospettiva.

Una nota su quanto accaduto in Inghilterra: la radicalizzazione del discorso politico conduce ad armare le mani dei pazzi, è una legge già sperimentata e sarebbe opportuno che sia lo sciacallo che guida quelli di Pontida, sia Grillo, se ne rendessero conto: fare politica significa anche assumere atteggiamenti responsabili, avere rispetto della controparte, usare equilibrio e buona educazione nel portare avanti le proprie tesi. In parole povere, recuperare il senso etico della politica.

Parole che oggi, nel nostro paese, suonano ridicole.

Categorie:Cronaca

2 risposte

  1. Bello l’articolo, perché ce n’è x tutti. Non sono una politologa ma una semplice rap
    presentante del popolo pagante tasse. Ciò che scrivo come commento è scontato, ma non essendo una politologa ma una, come definirmi? popolana? credo di potermi permettere anche di sbagliare, o no? vedi a scuola senza tanti giri di parole mi hanno insegnato che la politica non è poi così complicata, si tratta , non lo dico pensando che tu, (scusami la confidenza del tu, ma nello scriverti mi semplifica la spiegazione) non sappia cosa sia la politica, ma x farti sapere la mia informazione su di essa. La politica non è altro che la restituzione delle nostre tasse da parte dei nostri rappresentanti, eletti da noi liberamente, attraverso servizi che sappiamo quali sono come: sanità, manutenzione del territorio, forze dell’ordine scuole e via via… altro,rispettando le priorità a secondo del momento vissuto dal paese, queste sono, a parere di tutti credo, la ragione per cui noi paghiamo le tasse. Invece sappiamo che una bella percentuale (secondo me la maggiore percentuale) se ne va x la vita e le esigenze di chi ci rappresenta sempre a nostra insaputa, ma ora lo sappiamo e ne siamo rimasti disgustati, e le cifre sono talmente alte che siamo in perenne debito pubblico, quando si va a grattare sul fondo rimane poco e aumentano le tasse, oppure si vantano di non aumentarle, ma con i tagli è anche peggio. Ora rispetto le tue idee, permettimi di non condividerle, ma ti ringrazio di scriverle, perché le tante persone che tu ed io vediamo tutti i giorni, arrabattarsi x sopravvivere, dai non x la crisi globale che conta poco di fronte a quello che producevano gli italiani, soprattutto le piccole imprese che spesso all’estero ci invidiano x la loro bravura in tanti settori, bensì x il continuo sperpero delle nostre tasse e la pessima organizzazione con sperperi all’infinito nei servizi pubblici abbandonati e quasi da terzo mondo (c’è ancora il terzo mondo?). Ora un povero disgraziato cittadino ridotto come tanti in pessime condizioni, e gli altri che ancora ce la fanno e temono e sono terrorizzati di fare la stessa fine, che vuoi che possa farsene di quello che dicono sui M5S? Hanno visto, come l’ho visto io (il signor Anselmo che faceva prodotti che erano sul MEC e oltre, che aveva chiuso e mandato a casa 15 dipendenti, ora ha aperto e ripreso i 15 dipendenti, con i soldi restituiti e messi a disposizione dai 5 stelle) tanti che hanno ripreso a lavorare grz al M5S, a questo punto i fatti superano le chiacchiere, e poi è ridicolo quelli che dicono “ma non hanno esperienza” e mi chiedo: è perché i rappresentanti dei partiti hanno tutta questa esperienza che governano così male? allora meglio senza, forse ingenuamente lavorano di + e meglio. I compromessi non si fanno con politici furbi e troppo spesso disonesti, ma con quelli che + o – sono sulla stessa linea d’onda, quale è quella che chi maneggia x qualsiasi motivo interessi altrui la prima caratteristica che si richiede è l’onestà! Questa virtù è stata dimenticata dalla classe politica o molto sottovalutata, però la sua totale mancanza ha causato l’enorme corruzione che noi subiamo. Lo so ho detto cose scontate, ma ciò è la motivazione del successo dei 5 stelle. La gente è stanca di patire e di vedere i loro sperperi, puoi giudicarci male? Non ci affezioniamo ai partiti come tanti vecchi e giovani ingenui, se sgarra anche i 5 stelle si ridimenzionano non li votiamo +, x ora rimangono, l’unica speranza di questo malridotto Paese che è ai primi posti mondiali x corruzione.E con questo chiudo, grz .
    Monia

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    • Guarda, tendenzialmente considero i Cinque stelle una realtà positiva, ma non mi piace Grillo, perché non credo nei miliardari che fanno gli interessi del popolo, e non mi piacciono alcune caratteristiche strutturali del movimento (il deposito del marchio, ad esempio) che ne fanno qualcosa di diverso da un partito e da un’azienda ma simile a tutti e due. Ma capisco e rispetto chi vota Cinque Stelle e se non fosse per quella stretta di mano di Grillo al segretario di Forza nuova, forse lo voterei anch’io. Quanto all’onestà, anch’io ritengo sia una base imprescindibile per fare politica e, senza, dubbio, da questo punto di vista i Cinque Stelle sembrano ancora l’opzione migliore. Se comuqnue vincessero in tutte le grandi città sarebbe un bel banco di prova.

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