A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Ma di quale Europa parliamo?


Ascoltando i commenti che hanno accompagnata la sciagurata uscita degli inglesi dall’Unione europea, mi sono chiesto per un istante se non fossi finito in un mondo parallelo, una realtà leggermente diversa dove le stesse persone, con gli stessi ruoli, dicono cose diverse.

Breve parentesi sul Regno Unito: gli inglesi nell’unione europea ci sono stati parzialmente e mal volentieri da sempre, basta pensare al fatto che ancora usano la sterlina. La loro fuoriuscita è stata frutto di calcoli politici di infimo livello, una resa dei conti interna al partito conservatore e l’ambiguità della posizione del partito laburista, guidato da un leader poco carismatico e incapace di dare seguito alle proprie posizioni di principio con una adeguata piattaforma programmatica, difetto comune a tutte le sinistre estreme in tutti i paesi europei. Aggiungete Farage, uno dei tanti cialtroni che da un po’ di tempo infestano l’Europa, facendo passare le loro posizioni razziste come vicinanza ai sentimenti del popolo, e il gioco è fatto.

Personalmente, io non voglio un politico che usi il linguaggio della strada e pensi come l’uomo della strada: vorrei che migliorasse il modo di pensare e il linguaggio dell’uomo della strada, che proponesse un modello più alto.

Quanto al fatto che a pagare saranno i ceti più svantaggiati, è la scoperta dell’acqua calda: è dalla Thatcher che in Inghilterra pagano i poveri e Blair, che sta al Labour party come Renzi sta al Pd, ha completato l’opera. In un paese di destra, che basa la propria economia sulle transazioni finanziarie, si favoriscono i ricchi a scapito dei poveri, nulla di nuovo sotto il sole, compreso il fatto che i poveri abboccano alle sparate di un Farage qualunque, che è come abboccare alle idiozie razziste di Salvini.

Temo che gli inglesi siano destinati a fare la fine che hanno fatto i loro giocatori con l’Islanda: da soli, per quanto siano ricchi e potenti, non riusciranno a tenere il passo degli altri colossi e saranno destinati inevitabilmente, sulla lunga distanza, a soccombere e diventare periferia. Puoi avere undici fuoriclasse in campo ma una squadra di brocchi che corre di più, finirà per umiliarti.

Ma la verità è che quest’Europa della finanza e del capitale, quest’Europa incapace di unirsi su principi etici e valori condivisi e ostinatamente tesa a obbligare gli Stati a una politica di ottuso rigorismo che lo stesso Fmi ha definito sbagliata, l’Europa dell’arroganza di Juncker, sempre più inopportuno e insopportabile e di una Germania cieca e autolesionista quanto lo sono stati gli inglesi, ha rotto le scatole a tutti.

Sembra che tutti abbiano dimenticato lo scempio che è stato fatto della Grecia, le vite umane, le famiglie ,le persone, non i numeri vuoti dei bilanci, ridotte alla miseria, da un giorno all’altro senza più una prospettiva e un futuro. Sembra che tutti abbiamo scordato quanto abbiamo odiato quell’’Europa.

Quest’Europa va cambiata e speriamo che la Brexit funga da stimolo ad avviare un cambiamento che prima di tutto deve essere politico. Problemi come l’immigrazione, la disuguaglianza, la giustizia, la sicurezza vanno affrontati con linee comuni a tutti i paesi dell’unione. E’ semplicemente ridicolo che nei Balcani si tollerino i muri, che si chiudano le frontiere e che la croce debbano portarla sulle spalle l’Italia e quelle migliaia di poveri cristi che arrivano ogni giorno sulle nostre coste.

Quello che l’Europa non ha compreso è che siamo di fronte a un’era di migrazioni che non è arginabile regolando i flussi o chiudendo le frontiere: è come tappare la falla in una diga con un dito.

Urge un’unione politica dell’Europa, quel governo europeo che era nella mente di chi l’unione europea l’ha sognata e poi fondata, un governo non più elitario e lontano dalla gente ma eletto dalla gente e che alla gente risponda.

Un governo europeo a cui non pensano né i tedeschi, né i francesi , né Renzi, che oggi ha archiviato l’ennesima brutta figura, cercando di sfruttare il momento di confusione per strappare nuove agevolazioni per le banche italiane e beccandosi l’ennesima sberla dalla Merkel.

Che poi i nostri giornali, sempre pronti a scaricare le colpe del governo sull’Europa, abbiano dipinto gli inglesi dopo il risultato del referendum come degli imbecilli o dei pazzi, parlando dell’Unione come se fosse un modello di civiltà e di libertà, ed esaltando l’Erasmus, su cui si sarebbe tanto, ma tanto da dire, fa parte del malcostume nostrano e del livello infimo di del nostro giornalismo. Meglio sarebbe stato fare un revisione critica delle politiche dell’Unione europea cercando, al netto dell’arroganza e della insipienza degli inglesi, di comprendere i motivi a monte di un risultato che avrà comunque gravissime ripercussioni sul futuro dell’Unione europea.

Ma chiedere di usare il pensiero critico in un paese dove latita a tutti i livelli, è evidentemente chiedere troppo.

Categorie:Attualità

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