A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Dacci oggi il razzismo quotidiano


Sarà che lavoro da sempre con classi multietniche e lo considero un privilegio per me e per i ragazzi, sarà che da quando sono entrato in una classe mi sono sempre battuto,senza se e senza ma, contro ogni forma di discriminazione, ma tra le notizie di questi giorni quella che più mi avvilisce è comparsa oggi: mi riferisco alle madri di Peschiera Borromeo che hanno ritirato i figli dal campo estivo perché tra gli animatori c’era un migrante.

Lavorando ogni giorno per combatterla, non sopporto l’ignoranza che oggi, con i mezzi a disposizione, è imperdonabile. Altra cosa che non perdono è l’ipocrisia di chi va a messa la domenica e durante la settimana seleziona il proprio prossimo a seconda del colore politico, del colore della pelle, della nazionalità.

Mi chiedo se quelle madri si rendono conto dell’insegnamento che stanno dando ai propri figli, se si rendono conto di inculcare un principio razzista in chi non è razzista per natura.

Ovviamente, nessuna di loro si dichiarerà razzista e accamperanno come scusa il fatto di voler tutelare i figli, ecc. ecc. Figli che poi, magari, vengono parcheggiati davanti alla televisione o, peggio, davanti al computer o a una consolle per videogiochi.

E’ la notizia di razzismo quotidiano a cui ormai ci siamo abituati: con buona pace di chi crede alla favola dell’Europa accogliente, gli stranieri continuano ad essere emarginati e discriminati da un razzismo che la stampa non collabora certo a condannare, data l’ambiguità con cui quotidiani importanti come La Repubblica riportano la notizia. Come per la corruzione, manca un reale discredito sociale che superi l’ondata emozionale che portano gravi fatti di cronaca: alla fine, siamo sempre noi e “loro”.

D’altronde è sufficiente andarsi a rileggere gli interventi sui forum e i distinguo sull’omicidio del povero Emmanuel per avere la conferma che il razzismo abita qui e ci sta pure parecchio bene da molti anni.  Non è necessario rileggere i miserabili proclami dei miserabili iscritti a Forza nuova o le miserabili dichiarazioni di Giovanardi o del leghista di turno. Il razzismo è trasversale, come la stupidità.

Quest’ennesimo penoso episodio conferma che siamo ben lontani dal comprendere che l’emergenza profughi non è un problema che si risolverà, che non possiamo semplicemente infischiarcene di chi arriva da  lontano o sbatterlo fuori, anche perché, quasi sempre, chi arriva fugge da una guerra o una situazione di miseria di cui, direttamente o indirettamente, siamo responsabili noi europei. Siamo di fronte a un evento epocale, a un fenomeno sociale e culturale che va affrontato con strumenti di educazione sociale e culturale. Il buonismo ottuso non giova a nessuno, come non giova innalzare muri: servirebbe invece, anche da parte dei mezzi d’informazione, che fanno l’esatto contrario, non aizzare il fuoco della paura.

Un’altra cosa non hanno capito i razzisti: il terrorismo si combatte riconoscendo negli altri noi stessi, concedendo a chi viene da lontano lo stesso status di essere umano che concediamo a chi veste, parla, mangia più o meno come noi e, per questo, viene vissuto come meno minaccioso. Più emarginiamo, più discriminiamo, più scacciamo, più si creano potenziali terroristi. Non è un caso che gli ultimi due attentati non siano riconducibili all’Is ma siano stati attuati da immigrati da lungo tempo residenti in Europa che vivevano una forte marginalità sociale.

Senza contare che per chi si professa cristiano, come chi scrive, accogliere, curarsi e includere chi viene da lontano è un dovere morale, altrimenti si può tranquillamente evitare di scaldare i sedili delle chiese ogni domenica.

E’ particolarmente deprimente che siano stati messi in mezzo in questa storia i bambini, il nostro futuro. I bambini non conoscono il razzismo, sono affascinati da chi arriva da lontano e ha nuove storie da raccontare, sono solidali e amichevoli per natura. I bambini sono la speranza di un mondo migliore, se li educhiamo a non alzare muri, a non esasperare le differenze e a condividere il cammino con chi arriva da lontano.

Concetti troppo complicati da spiegare a quelle madri.

Categorie:Attualità, Cronaca

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