A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Violentata due volte


Pensare a un gruppo di ragazze, che, ridendo,  filmano la scena dello stupro di un’amica e poi la postano su un social network, evoca alla mente di chi ha la mia età, le immagini finali di Arancia meccanica, il capolavoro di Stanley Kubrick, dove il protagonista, uno psicopatico con la passione per Mozart, viene sottoposto a un’overdose di immagini violente allo scopo di nausearlo e guarirlo, ottenendo invece l’effetto opposto.

Nella nostra società sta accadendo qualcosa di diverso, di molto più sottile, di molto più morboso: la condivisione di un evento, la sua visualizzazione, la sua condivisone in rete, per quanto l’evento possa essere violento, un incidente, un attentato, uno stupro, anestetizza le altre emozioni. E’ come se l’eccitazione di essere spettatori di un evento unico e di poterlo condividere, annullasse qualsiasi altro tipo di sentimento, l’empatia trasformata in ansia da condivisione.

Lo vediamo da tempo nei film americani, dove sono sempre più frequenti scene in cui, in occasione di eventi drammatici, compare l’immancabile spettatore che filma col telefonino.

Trattandosi di ragazze giovani e di un delitto rivoltante come la violenza sessuale, è ovvio che il fatto abbia destato una forte emozione, specie affiancato nei titoli di testa a quello della giovane donna suicida a causa di un suo video hard diventato virale in rete.

Ieri, sul Fatto quotidiano, credo Peter Gomez, faceva un mea culpa per essersi affiancato ai quotidiani che a suo tempo riportarono la notizia e per averla trattata come un fatto di costume e non un dramma personale. Ma non credo che, in questo caso, la stampa debba addossarsi grandi responsabilità.

Stamattina ho chiesto ai miei alunni in classe di commentare il fatto: ne è venuto fuori che le ragazze non si erano comportate da vere amiche. Ho chiesto se ritenevano che filmare una sconosciuta mentre viene violentata fosse lecito. Mi hanno guardato stupiti, non ci avevano pensato.

L’avvento dei social network, anziché aprirci le porte del mondo, come poteva essere, sta trasformando, a nostra insaputa, i nostri figli in una nuova razza di ragazzi e ragazze, che vivono a metà tra il mondo reale e  quello virtuale e, spesso, in quello virtuale fuggono per sfogare le proprie frustrazioni, per sentirsi diversi, importanti, per mettersi una maschera rassicurante.

Con troppa leggerezza lasciamo che i ragazzi e le ragazze si trastullano con media pericolosi, convinti che siano degli esperti. Lasciare un adolescente libero di navigare in rete, senza controllo, è un atto che si ripete abitualmente nelle nostre case, esponendo i nostri figli a innumerevoli pericoli.

 Quale abisso di solitudine, di assenza di rapporti autentici ci dev’essere in quelle ragazze che filmano un’amica mentre viene abusata e la mandano on line, quale assenza di valori, di sentimenti, di  pensieri? Come possono delle donne fare questo a un’altra donna? Quanta superficialità, quanto disprezzo, quanto vuoto a perdere c’è in quelle menti?

Si potrebbero imbastire altri discorsi sull’alcool che scorre a fiumi il sabato sera, sul sesso vissuto troppo presto e in modo sbagliato: ricordo una inchiesta giornalistica in un liceo romano, dove la verginità era vissuta come una cosa da sfigate, e la prima volta veniva consumata in fretta per essere accettata dalle altre., sull’assenza di valori dei padri che ricade sui figli, ecc.

Discorsi che riportano sempre al tema delle dipendenze, che sono in parte, e con i dovuti distinguo , sovrapponibili a quelli sulle droghe, sull’alcool, ecc.

Forse dobbiamo trattare anche la rete come fonte di dipendenza e dobbiamo cominciare a interrogarci seriamente, a livello istituzionale, a partire dalle scuole, sulle patologie della rete, quelle eclatanti, come il cyberbullismo, e quelle nascoste, che crescono silenziose nell’animo dei nostri ragazzi, soffocando la loro capacità di provare sentimenti ed empatia.

Dobbiamo farlo presto, prima che un’altra ragazza venga mandata in rete mentre viene stuprata, violentandola due volte.

Categorie:Attualità

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