A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Replica alla lettera di un genitore che non sa fare il genitore


Ha suscitato un certo scalpore sia sui social network che sui media ufficiali, le lettera di un genitore agli insegnanti del figlio riguardo la questione dei compiti per le vacanze.

Ancora una volta si evidenzia il fatto che le tematiche riguardanti la scuola vengono trattate dai media italiani in modo dilettantistico e strumentale, spesso senza aver cognizione di causa dell’argomento.

In secondo luogo, certi commenti sui social networks o sui forum dei quotidiani, non fanno che confermare la contestatissima frase del compianto Umberto Eco al riguardo.

Ciò nonostante, anche la lettera di un genitore che non sa fare il genitore, può essere spunto di riflessioni interessanti.

Partiamo dalla frase a effetto: “ io gli insegno la vita”.  Suona bene, ha una sua musicalità epica, peccato che sia una sciocchezza. Perché la vita non si insegna, la vita la si “impara” sulla propria pelle, perché un adolescente è per sua natura portato a rifiutare i consigli e gli insegnamenti che vengono dalla famiglia ( e meno male, con un padre così…), perché i ragazzi sono, per fortuna, ribelli per natura e modellano il mondo secondo il loro punto di vista. I ragazzi possono essere consigliati, avvertiti, guidati, stimolati: ma nessuno insegna niente a nessuno, né quel genitore che non sa fare il genitore, né gli insegnanti.

Raffaello ha visualizzato in forma iconica ed eterna il senso di fare scuola nell’affresco “La scuola di Atene”: imparare significa incontrarsi, confrontarsi, dialogare: nessuno dei grandi raffigurati sale su un pulpito, o si trova in posizione preminente rispetto agli altri, tutti hanno qualcosa da imparare da tutti.

Non a caso, “nuove” metodologie didattiche come la flipped classroom , il cooperative learning, il peer to peer, adottate da decenni nei paese anglosassoni e nei paesi del nord, pongono l’accento sulla figura dell’insegnante come motivatore, guida, non come sacerdote di un sapere consolidato che dispensa i suoi insegnamenti dal pulpito- cattedra. Cambiamento di paradigma necessario con l’avvento delle nuove tecnologie e con ragazzi nativi digitali, che sviluppano modalità di apprendimento e strutture cognitive differenti da quelle di venti, trent’anni fa.

Virgilio, nel capolavoro dantesco, guida Dante, ma è il poeta che “fa” il percorso, che apprende, che accresce le sue conoscenze ponendo le giuste domande e facendo tesoro delle risposte. Al netto delle tematiche religiose e salvifiche del poema, Virgilio stimola la sua curiosità e il suo desiderio di conoscenza. Questo deve fare, a mio avviso, un insegnante oggi.

Un altro dei nostri compiti è quello di far rispettare le regole, regole chiare e condivise. A scuola, per la prima volta nella vita, i ragazzi sperimentano un embrione di contratto sociale, subiscono un imprinting che, in un mondo perfetto, dovrebbe condurli domani a diventare persone civili, che rispettano la legge e assegnano il giusto discredito sociale a chi non lo fa. A scuola, entrano in rapporto con il mondo, ad esempio nelle classi multi etniche, con i problemi, le potenzialità e i mali del mondo, e sta a noi porre le basi perché domani possano renderlo migliore.

Come si vede, gli insegnanti hanno compiti complessi, ben diversi da quell’insegnare nozioni che il genitore che non sa fare il genitore evidenzia nella sua brutta lettera. Se il nostro lavoro si limitasse a trasmettere nozioni, intanto sarebbe molto più semplice, in secondo luogo sarebbe inutile, perché potremmo essere sostituiti da Wikipedia o da  qualcuna delle innumerevoli risorse presenti in rete. Il nozionismo, che tanto ci ha ammorbato quando gli studenti eravamo noi, fortunatamente è morto con la diffusione di Internet. “ Ciò che non sai di tua scienza in realtà non sai” scriveva Brecht, sono parole che scrivo alla lavagna il primo giorno di scuola nelle mie nuove classi, parole che ogni insegnante dovrebbe porsi come obiettivo: bisogna accendere nei ragazzi il desiderio di sapere.

Tuttavia il genitore che non sa fare il genitore pone un problema reale:è innegabile che le famiglie, e a volte anche i ragazzi, invece di vivere la scuola come il luogo in cui si sviluppa la coscienza critica, si affinano gli strumenti cognitivi, si impara a diventare cittadini, a entrare in relazione con gli altri e col mondo, la vivano come un luogo “altro”, dove la vita è come sospesa e legata a regole diverse da quella reale. Questa nella migliore delle ipotesi, altre volte, come nel caso del genitore che non sa fare il genitore, la scuola è vissuta come un peso, come una intromissione delle istituzioni nella sfera privata, in modo conflittuale.

La responsabilità di questo è anche nostra ma non solo nostra: i governi che si sono succeduti negli ultimi venticinque anni, hanno delegittimato il ruolo degli insegnanti e squalificato quello della scuola, fino a ridurla a quello che è oggi, su cui non mi dilungo perché troppo ne ho scritto.

Quel genitore non sa fare il genitore perché non capisce che rispettare regole condivise, come quella di fare i compiti assegnati, è il primo passo per riconoscere negli altri noi stessi, per passare dal narcisismo adolescenziale alla condivisone e alla cooperazione, non ha capito che la scuola è palestra di vita, palestra privilegiata: perché è l’unico luogo, l’unico momento della vita, in cui un ragazzo sentirà di essere come gli altri, di avere le stesse possibilità, gli stessi diritti e gli stessi doveri di tutti gli altri. Sarà poi la vita a disilluderlo, molto presto, senza bisogno che lo faccia un padre supponente, ignorante e incosciente.

Chiudo con una nota personale: io non assegno compiti per le vacanze ma non biasimo e non critico i colleghi che lo fanno. perché a scuola ho imparato a rispettare chi ha opinioni diverse.

Categorie:Attualità

Tag:, , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...