I cinque stelle inciampano nei cerchi


L’occasione per i Cinque stelle era ghiotta: dimostrare non solo agli italiani ma al mondo di essere davvero una forza politica dura e pura, capace di gestire al meglio un evento come le Olimpiadi in una città ad alto rischio come Roma.

Al contrario, hanno scelto, come è ormai consuetudine, di piangersi addosso, scaricando la colpa sugli altri: non facciamo le Olimpiadi a Roma perché l’Italia è un paese talmente corrotto che è impossibile organizzare’ un evento che dà visibilità planetaria senza incorrere in brogli, corruttele, ecc.

Io posso anche essere d’accordo sull’assunto: in Italia la corruzione è ormai incistata ad ogni livello, è diventata parte integrante di una sottocultura criminale a cui, purtroppo, ci siamo abituati. Ma proprio qui stava la sfida da raccogliere: dimostrare di essere in grado di respingere palazzinari e mafiosi, corruttori piccoli e grandi, mostrarsi come un partito politico in grado di esercitare un controllo ferreo sulle regole e un pungo di ferro su chi non le rispetta.

Altrimenti scusate, per quale motivo uno dovrebbe votare una compagine che più che un movimento politico sembra un raduno di scappati da casa?

Invece hanno scelto una strada che non è esattamente coraggiosa, con giustificazioni che lasciano il tempo che trovano e che hanno dato modo alla stampa di regime di attaccare il Movimento con argomenti apparentemente solidi.

Invece di chiudere le porte di casa ai corrotti, si sono chiusi dentro loro.

L’espulsione odierna di Pizzarotti è solo l’ultima idiozia di Grillo in ordine di tempo, una sorta di ciliegina sulla torta autolesionista che il comico va confezionando da mesi. In piena bagarre sulla questione olimpiadi, sotto attacco mediatico, solo lui poteva concepire un atto politicamente inopportuno e fuori da ogni logica.

Hanno un bel dire i difensori a oltranza del movimento: i Cinque stelle perdono terreno e credibilità ogni giorno che passa e, purtroppo, io credo che l’eccezione sia l’Appendino e la regola la Raggi e il suo entourage.

I saldi a Renzi continuano a prezzi sempre più ribassati.



Categorie:Attualità

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2 replies

  1. Olimpiadi, Malagò: “danno erariale” per scaricare su Virginia Raggi la responsabiltà delle decine di Mln che ha già speso lui…

    francesco latteri scholten 01:40

    Amburgo e Boston hanno ritirato la candidatura senza polemiche e clamori, ed i motivi ci sono: gli spagnoli con Barcellona 1992 hanno perso 6 Mld, i greci con Atene 2004 ne hanno persi 10, i cinesi con Pechino 2008 ne hanno persi 40. La Oxford University, con Bent Flyvbjerg uno dei suoi economisti più noti, e che ha studiato a fondo la realtà economica dei costi dei Giochi Olimpici e, nel caso italiano, anche i rapporti con il CONI, si è schierata apertamente con Virginia Raggi. Tra l’altro dall’analisi delle carte è risultato che in pratica i giochi sarebbero un assegno in bianco con le clausole dettate dal CONI con lo scarico di tutti i costi sulle casse pubbliche e perciò sui cittadini. Meccanismi simili a quelli messi in opera dal CONI hanno portato alla levitazione dei costi ad Atene, a Londra 2012 (+ 76%), a Sidney 2000 (+ 90%), ad Atlanta 1996 (+ 151%) con la vetta massima a
    Montreal (+ 720%). C’è da chiedersi allora perché tanto livore da parte di Giovanni Malagò, l’eroe della Vela, l’opera incompiuta per i mondiali di nuoto della capitale il cui scheletro tutt’oggi la sfregia da chilometri di distanza, prima per un modesto ritardo – a Roma mezz’ora è niente – e poi ancor più dopo il NO definitivo della delibera. L’uomo del disastro della Vela (e non solo quello) grida come un’aquila al ricorso ai tribunali contro Virginia Raggi per danno erariale (laddove semmai andrebbe chiesto a lui di rendicontare per la Vela…). Perché 20 Mln di danno per il NO ad un qualcosa cui altre città hanno detto no senza alcun clamore e polemica, un NO più che motivato da studi di una delle primissime università al mondo? Il fatto è che se si vanno a spulciare i bilanci CONI 2015 e quello previsionale 2016 si ricava che Giovannino “il bravo ragazzo dei Parioli” ha non solo stanziato ma già speso effettivamente almeno qualche decina di Mln: ossia si è venduta la pelle dell’orso prima ancora di prenderlo. In particolare 10 Mln per rifacimento di uffici, 450.000 euro per supporti tecnico legali, arruolamento di diverse figure professionali con contratti biennali da 200.000 euro (tra gl’altri: Coordinatrice Diana Bianchedi 190.000 euro + 38.000 quota variabile; direttore comunicazione Fabio Guadagni 200.000 euro + 40.000 di possibili premi; Advisor Roberto Daneo 90.000; Planing manager Simone Perrillo 45.000; …). La logica ancor prima che la giurisprudenza vorrebbe ovviamente che di queste spese fosse responsabilizzato il CONI e dunque “il bravo ragazzo dei Parioli” Giovanni Malagò. E qui si capisce però il perché dell’azione per danno erariale contro la Sindaca Virginia Raggi: si tratta di scaricare le proprie responsabilità su un altro e trovare (more solito) un buon capro espiatorio.

    francesco latteri scholten

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  2. Io non difendo Malagò né il Coni, so benissimo chi sono e cosa sono. Mi chiedo solo se non ci fosse modo di non rinunciare a un evento comunque importante usando controlli più stretti. Perché se ogni volta che c’è odore di mazzette si ferma tutto, i disonesti continueranno a prosperare e questo paese resterà fermo. Opinione ovviamente del tutto personale e discutibile. Comunque grazie della sua articolata e documentata
    precisazione.

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