A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Uno spartito per tutte le stagioni


Slavoj Zizeck, con il suo tono provocatorio e irridente, afferma nel suo “Dalla parte delle cause perse” che un’ideologia diventa davvero vincente quando, per sconfiggerla, gli avversari assumono modi e temi di quella stessa ideologia.

E’ accaduto in Inghilterra con Blair che ha sostituito la Thatcher portando avanti il suo programma e diventando più thatcheriano di lei, ed è accaduto anche da noi, dove Renzi ha assunto il potere scimmiottando il berlusconismo, fino ad arrivare a emanare leggi che Berlusconi non avrebbe mai osato fare (es. la Buona scuola, il jobs act, ecc.).

Su questa falsariga, sul berlusconismo assunto a canone, spartito buono per tutte le stagioni, si inserisce il ritorno sulla scena politica annunciato ieri da Beppe Grillo. Possiamo osservare, nella messinscena andata in onda a Palermo, alcuni caratteri propri del primo Berlusconi: l’unto del Signore che si propone come salvatore, l’accentramento autoritario del potere, il bagno di folla, ecc.

Nulla di nuovo sotto il sole: il fascismo latente nella mente degli italiani è riuscito a trovare un modo lecito per tornare in auge anche in democrazia: basta rispolverare il mito del demiurgo, dell’uomo forte, che con un paternalismo bonario si carica sulle spalle i problemi del paese per risolverli, e il gioco è fatto: qualche milione di cittadini abbocca sempre.

Che poi Berlusconi sia entrato in politica per evitare bancarotta e galera, che Renzi sia un prodotto del neo yuppismo degli anni duemila, con poche idee, confuse, nessuna cultura politica e pochi scrupoli, che Grillo sia l’espressione del qualunquismo più becero, un raccoglitore di discorsi da autobus, un comico miliardario annoiato che ha trovato un nuovo giocattolo con cui trastullarsi, poco importa: il narcisismo patologico, il delirio di onnipotenza, l’adrenalina del potere sono i veri motori che uniscono questi tre personaggi, che li trasfigurano agli occhi degli altri e portano il consenso.

Il fatto è che l’ideologia berlusconiana, quella sorta di “fascismo soft” che ha governato il paese per vent’anni, è diventato ormai lo spartito da suonare se si vuole arrivare al potere in questo paese e sia Renzi, sia Grillo sono abili esecutori di questa “Sonata per uomo sole e forte”,

L’alternativa a questa situazione che io giudico calamitosa, è che appaia sulla scena una musica nuova, suonata da un ensemble di solisti talentuosi, che non sia la folla di postfascisti che seguì Berlusconi, quella di rassegnati al meno peggio che vota Renzi e quella di adepti a un culto tra il demenziale  e le visioni di Philip K. Dick, che segue Grillo.

Sarà difficilissimo che questo possa accadere in tempi brevi dal momento che negli altri grandi paesi europei la situazione è più o meno la stessa, per non parlare di quella grottesca espansione del reganismo peggiore che è Donald Trump.

Un ensemble così non potrebbe che suonare una musica anarchica e ribelle, come il jazz e gli italiani,si sa, non hanno mai amato il jazz.

Categorie:Attualità

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