A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Alcune considerazioni sul referendum, sull’Italia e perché voterò no


Ho assistito al confronto in Tv Renzi-Zagrebelsky  con grande interesse e, devo dire, ne sono rimasto piuttosto deluso. Renzi era in forma, meno arrogante del solito ma, come al solito, ripetitivo, prigioniero di una continua iterazione di slogan e frasi fatte da far sembrare, al confronto, Berlusconi un maestro d’eloquenza. L’impressione che ho quando lo sento parlare è sempre la stessa: poche idee, confuse, banalità da autobus e l’assoluta assenza di una visione del futuro.

Neanche Zagrebelsky mi ha convinto, a tratti: alcune argomentazioni mi sono sembrate senz’altro convincenti, altre fragili. Nel complesso,tutti e due mi hanno dato l’impressione di arrampicarsi spesso sugli specchi.

Faccio una premessa prima di esprimere la mia personale opinione su questo referendum: considero l’eventuale ascesa dei Cinque Stelle o di Salvini al governo una catastrofe per il paese, quella sì foriera di rischi enormi per la democrazia e non credo che, al momento, esistano alternative a Renzi. Quindi, molto obtorto collo, in una eventuale competizione elettorale, sceglierei ancora il Pd.

Questo non toglie che io detesti cordialmente il premier e consideri responsabile  lui e il suo governo di un forte taglio allo stato sociale, di una svolta fascistoide nei rapporti con le controparti e di una deregulation in senso liberista le cui conseguenze pagheremo negli anni a venire. Le poche buone idee sono state cancellate dai tanti, troppi errori di questo governo, ne cito giusto due perché coinvolgono settori fondamentali per il paese: la legge sulla scuola e il jobs act.

Tuttavia, credo che Salvini e Grillo siano molto peggio, ecco spiegato il mio outing.

Tornando a referendum, voterò no perché il problema di questo paese non è la stabilità di governo ma l’onestà della classe politica. E il problema di fondo, non è neanche solo la corruzione, ma la connivenza con quei poteri laterali e più o meno occulti, le mafie, la massoneria, che non è terminata, purtroppo, con l’avvento dei rottamatori. Fino a quando questo paese non farà chiarezza sul proprio passato, fino a quando non si spezzeranno certi legami, fino a quando ci sarà uno scarso discredito sociale sui reati finanziari, fino a quando sarà considerato normale un politico indagato o incarcerato, fino a quando si difenderanno politici collusi con le mafie, non c’è riforma che possa risolvere la situazione.

Io non credo che siano tutti ladri, non credo che Renzi voglia instaurare una dittatura, non credo alle teorie del complotto e alle stronzate pentastellati sul gruppo Bilderberg, ma insegno storia e la storia racconta di un paese che ha vissuto la banda della Magliana, gli anni di piombo, la strategia della tensione, la mattanza di Palermo, il G8 del 2001 a Genova e non ha trovato il coraggio di fare luce e giustizia su nessuna di queste vicende. Siamo un paese che ha ucciso un poeta e ha accettato un verdetto ridicolo sulla dinamica del suo omicidio, siamo un paese dove si è costretti a parlare di eroismo a proposito di persone che hanno svolto e svolgono il proprio lavoro con onestà. Questo è il paese di Giorgio Ambrosoli, lui sì un eroe civile, ai cui funerali non è andato nessun politico, è il paese di Aldo Moro, assassinato alla vigilia di un possibile cambiamento quello sì, vero ed epocale,  è il paese della speculazione edilizia, della cementificazione, delle alluvioni e dei terremoti, questo è il paese delle trattative tra Stato e mafia che cominciano con Giuliano e continuano e continueranno fino a quando qualcuno non comprenderà che è di una rivoluzione culturale che abbiamo bisogno, di una rieducazione alla pulizia, all’onestà, al rispetto della dignità. Ovviamente non parlo di rivoluzione culturale e rieducazione in senso maoista ma etico.

Voterò no perché il referendum è inutile, ennesimo provvedimento di facciata il cui unico risultato sarebbe di lasciare mano libera al capetto di turno, e se è Renzi ci va ancora bene. Voterò no perché non è la Costituzione che non funziona ma quelli deputati alla sua applicazione. Voterò no perché si poteva ridurre il numero dei parlamentari senza cambiare le parti in tavola, ottenendo il tanto vantato risparmio e voterò no perché la lista di quelli morti per proteggere questa costituzione, per renderla carta viva e non lettera morta è troppo lunga perché possa essere modificata unilateralmente da un partito che ha un concetto di democrazia a tratti piuttosto singolare.

Questo è un paese rassegnato che accetta una stampa cialtrona e asservita (perché parliamoci chiaro, Repubblica e il Fatto pari sono), una informazione parziale e viziata e non chiede più nulla, se non iphone e reality show, sempre più avviluppato in sé stesso, sempre più volgare, gretto, provinciale, ignorante.. O ripartiamo dal tessuto sociale ed etico, da un nuovo civismo, o torniamo a dare valori che partano dalla scuola e dalla politica e non siano il berciare vuoto del populismo, oppure, presto o tardi, vincano i sì o i no, prima o poi la svolta autoritaria arriverà.

Categorie:Attualità

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