A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lettera aperta al ministro Giannini


stefania_giannini

 

Egregio Ministro,

ci si aspetterebbe che una insigne glottologa, docente presso la più prestigiosa università del paese, usasse le parole con il dovuto raziocinio e fosse sempre ben consapevole di quanto sta dicendo: purtroppo, questo non accade quasi mai quando Lei parla degli insegnanti italiani.

L’ultima volta ci ha dato degli squadristi, usando un termine certo non confacente a chi le faceva presente l’assurdità di una riforma che richiama, nel suo assunto, proprio la riforma Gentile, guardi un po’, con la sua neanche troppo nascosta intenzione di trasformare la mia categoria in una schiera di servi muti.

Qualche giorno fa ha affermato che gli insegnanti devono scendere dalle cattedre e che grazie alla sua riforma, si parlava di formazione, torneranno a scuola.

A scuola, egregio ministro, dovrebbero tornarci lei e il sig. Faraone, per vedere come lavorano gli insegnanti italiani nonostante la situazione miserevole delle scuole che non è responsabilità sua e del suo governo ma che Lei e il governo che rappresenta state aggravando con provvedimenti di facciata che ricadono, come al solito, sulle fasce più deboli della popolazioni, i ragazzi disagiati, i disabili, etc…

Sarebbe ora che la smetteste tutti quanti di avere come modello la scuola del Mulino Bianco, con la sua famiglia sorridente appena sveglia e tornaste con i piedi per terra, cercando di capire qual è la realtà.

Sarebbe anche ora che lei la smettesse di insultare e trattare con un branco di incapaci quelli che dovrebbe rappresentare e tutelare, cosa che fino a questo momento non ha fatto e lascio ad altri le considerazioni sul lauto stipendio che lei incassa ogni mese mentre la mia categoria ha il contratto bloccato da sei anni.

Quanto alla formazione, vede, egregio ministro, le porto il mio esempio, che è l’esempio di moltissimi insegnanti italiani, giusto perché la smetta di dire assurdità e cominci a fare qualcosa di concreto e utile, cominci a giustificare i soldi che si mette in tasca ogni mese.

Io, da anni, faccio dalle venti alle quaranta ore di aggiornamento ogni anno, tutte certificate, tutte con enti riconosciuti dal suo ministero. Io, in cattedra, non ci sono mai salito perché ho cominciato a insegnare, sedici anni fa, con la consapevolezza che la lezione frontale era ormai obsoleta e bisognava inventarsi qualcosa.

Premetto che non lavoro nella scuola del Mulino bianco e neanche lo vorrei, lavoro in un quartiere problematico e in una scuola a rischio. Fino a che abbiamo potuto, con i miei colleghi abbiamo inventato e sperimentato, cercato strade nuove, trovato soluzioni e digerito sconfitte, sempre e solo nell’interesse dei ragazzi.

Poi sono arrivati i tagli: finito il tempo prolungato, finite le risorse per le attività pomeridiane, etc…etc… E adesso è arrivata Lei.

Vede noi, nella nostra scuola brutta e disagiata, applicavamo la peer education prima di sentirla nominare, l’apprendimento cooperativo per necessità, quando ti trovi classi di soli alunni stranieri che non parlano italiano e insegni italiano, qualcosa devi pur inventare. Pensi che con la collaborazione dei miei colleghi e del personale Ata ho persino girato una versione dei Promessi sposi in chiave antirazzista con soli alunni stranieri e non l’ho fatto per partecipare a qualcuno dei nauseabondi concorsi che organizza il suo ministero per far vedere quanto siete bravi, no, l’ho fatto perché era l’unico modo di insegnare a quei ragazzi, applicando quell’”apprendere facendo” che oggi va tanto di moda.

Quest’anno ho deciso di passare al metodo della classe capovolta, ma mi spiega come posso farlo con la connessione internet che non funziona, i computer per i ragazzi che non esistono, le uniche due Lim inagibili perché l’aula viene adibita al “normale” svolgimento delle lezioni a causa di lavori di ristrutturazione che durano da mesi, l’aula video inagibile per lo stesso motivo?

Così mi sto inventando quotidianamente il modo di applicare quel metodo senza possedere il necessario, comprando libri a mie spese e facendo autoaggiornamento, cercando una piattaforma on line efficace, etc…

Tutti i miei colleghi fanno così, quotidianamente inventano nuove strategie e nuove soluzioni, poi ce le scambiamo e impariamo l’uno dall’altro.

Noi non abbiamo bisogno di tornare sui banchi di scuola, egregio ministro, e affermandolo, lei mette in discussione la libertà di insegnamento, il diritto sancito dalla Costituzione, di adottare le tecniche e gli strumenti che riteniamo più adatti per riuscire a fornire ai ragazzi  l’insegnamento più efficace.

Sa qual è il vero scandalo, la vera oscenità della sua riforma? All’interno  della stessa città, tra provincia e provincia, tra regione  e regione, le scuole non vivono tutti gli stessi problemi: ci sono le scuole del Mulino Bianco, nei quartieri migliori, e le scuole a disagio, nei quartieri dei lavoratori. Le prime hanno tutto, le altre quasi niente. Lei, Faraone e il governo che rappresentate avete mantenuto e ampliato questa diseguaglianza, state allargando la forbice e fate finta di non vedere e di non sapere che si tratta di una gigantesca violazione della Costituzione. Voi volete che la scuola torni al metodo Gentile: scuole per i figli dei ricchi che formeranno una classe dirigente inquadrata e scuole per le classi popolari, per fornire manodopera a basso costo. Se poi qualche povero brilla in modo evidente, lo premiamo col merito, altro mantra della sua amministrazione. Nella Sua riforma non c’è una riga riguardo a questa disuguaglianza incostituzionale.

Io fossi in lei mi vergognerei, Ministro, ma dimenticavo: sono uno di quelli che deve tornare sui banchi di scuola.

Categorie:Attualità

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