Il Giullare saluta e il Menestrello sale sul trono


 

dariofo2  bob dylan

 

A Simple twist of fate è una delle canzoni più belle del neo premio Nobel per la letteratura Bob Dylan, o almeno una delle sue canzoni che amo di più. Ed è davvero una giravolta del destino quella che nel giorno della consacrazione di Dylan e del rock a cultura alta, ci saluti Dario Fo, geniale giullare e reinventore della parola teatrale.

Ho avuto occasione di vedere Fo molti anni fa, in un teatro tanto stracolmo che decise di far sedere alcuni spettatori privilegiati sul palco. Ero uno di quei privilegiati. Vedere da vicino la sua straordinaria mimica, ascoltare le sue parole che fluivano come una musica a cappella, vederlo poi nell’intervallo umile e preoccupato chiedere a noi, spettatori incantati, come stava andando lo spettacolo, è stata un’esperienza indimenticabile.

Poco importano le polemiche che seguirono all’assegnazione del Nobel in un paese perennemente diviso su tutto, anche su quanto dovrebbe unire: Fo ha reinventato il teatro civile, pescando dall’antica tradizione italiana e restando moderno e antico a un tempo, come solo i classici sanno fare. Era energia e pensiero in un paese assopito e poco incline alla speculazione, coraggioso e spudorato come solo un giullare può permettersi. Ed era un grande uomo, come attestano molte testimonianze. Poco  importa delle sue idee politiche: gli artisti si misurano sulle loro opere, è lì che trascendono e diventano giganti, nel privato sono uomini, con le loro debolezze, le loro miserie e le loro virtù. Ciao Dario, spero tu riesca a riportare un sorriso sul volto di Dio, ce n’è bisogno quaggiù.

Su Dylan non sono obiettivo: lo ascolto continuamente, l’ho visto per tre volte dal vivo, ho letto quasi tutto il leggibile su di lui: è il compagno dei momenti bui, che con la sua voce di carta vetrata mi aiuta a superare le difficoltà. La sua vittoria susciterà assurde polemiche, del tutto prive di fondamento: Dylan è il grande romanzo americano, le sue canzoni raccontano  la storia degli ultimi sessant’anni, la sua inquietudine d’artista, i cambiamenti di rotta repentini, le cadute e i ritorni trionfali ne dimostrano l’anarchia di fondo e la volontà di dire sempre quello che pensa senza compromessi.

Dylan non vende molto, ma è semplicemente il più importante poeta americano dell’età ,moderna. i suoi testi sono un diario in pubblico che racconta la storia di un’anima tormentata e raminga, i suoi estenuanti tour che toccano tutto il mondo sembrano quasi nascere dalla volontà di predicare un verbo destinato a restare inascoltato e forse per questo, tanto più forte e affascinante.

Dylan è Dylan e in questa frase si racchiude un mondo. Mai premio Nobel, a mio parere, fu più meritato e finalmente anche a Stoccolma hanno preso atto che il rock è cultura, spesso, con Dylan, Leonard Cohen ecc., altissima cultura Non è stato premiato solo un rocker ma un artista poliedrico e multiforme, con l’orologio spostato sempre un quarto d’ora avanti rispetto al suo tempo.

Non poteva esserci altro successore a Dario Fo: il giullare di certo ha sorriso quando il menestrello è salito sul trono.



Categorie:Attualità

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