A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Di contributi volontari, ragazzi soli, sciocchezze ministeriali: appunti per un mondo senza scuola


La notizia non stupisce: i contributi volontari alle scuole da parte delle famiglie sono crollati. In alcuni istituti di Genova non si arriva al cinquanta per cento, in altri la percentuale scende.

Non mi stupisce. Lavorando in un quartiere proletario percepisco le difficoltà delle famiglie, i danni che questa crisi, nonostante la narrazione ormai stucchevole, oltre che falsa, di una politica che vaneggia di riprese e sviluppo, provoca alla gente che vive con uno stipendio e cerca di tirare avanti come può.

Aggiungiamo a questo le lettere di chi non fa fare i compiti ai figli per farli “vivere”, e le motivazioni alla base di questa situazione sono tutte sul piatto: crisi, povertà in aumento, egoismo e individualismo sfrenati,razzismo, tutti questi fattori contribuiscono a squalificare la scuola pubblica, considerata ormai un fastidio, poco più che una delle tante incombenze burocratiche da ottemperare da cui non ci si può liberare.

Tutto questo grazie anche alle campagne politiche mirate a squalificare e delegittimare gli insegnanti per giustificare la macelleria sociale che negli ultimi anni ha colpito l’Istruzione. negli ultimi vent’anni questo Stato si è retto, in buona misura, sulla progressiva distruzione dell’istruzione pubblica.

Intanto i ragazzi sono sempre più soli, fragili, autoreferenziali, vulnerabili, incapaci di dialogare veramente se non dietro una tastiera e una maschera, incapaci di pensare al futuro perché proiettati sempre e solo sul qui e ora, quando i genitori non li spingono a mettere tutte le proprie energie nello sport, nella speranza neanche troppo sottaciuta di aver generato un campione. I ragazzi sono complessi, multi dimensionali, capaci di stupirti con improvvisi lampi di una umanità spontanea, genuina che apre il cuore e capaci di irritarti ed esasperati all’eccesso, spesso nell’arco di una stessa mattina.

Negli ultimi anni sempre più spesso compaiono le figure dei genitori “amici”, quelli convinti che i loro figli adolescenti gli raccontino tutto. Sono genitori deresponsabilizzati e deresponsabilizzanti che abiurano al proprio ruolo e , non riuscendo ad ottenere il necessario rispetto dai ragazzi, ne cercano la complicità, spesso coprendoli, fiancheggiandoli e attaccando con veemenza gli insegnanti che tentano di aprirgli gli occhi e farli uscire dall’idea di mondo stile Mulino Bianco che hanno nella testa,

E i ragazzi restano sempre più soli, senza punti di riferimento, relazionandosi tra di loro in modo sempre più superficiale, perché le relazioni vere possono ferire e questi nostri ragazzi non sono minimamente in grado di gestire la loro emotività, di controllare le proprie emozioni, che sono sempre eccessive. Vivono d’un colpo quello che la nostra generazione scopriva lentamente: il sesso, la trasgressione, che non è più la prima sigaretta che ti fa vomitare o la prima birra. Spesso non sono adeguatamente guidati in queste scoperte, non ne conoscono i pericoli e l’importanza, ne hanno paura e ne sono attratti. E finiscono per fare pasticci, perché accidenti sono ragazzi, non adulti, non amici, sono bambini in un corpo da grandi che avrebbero bisogno di uno schiaffo o una carezza quando necessario, delle parole giuste sempre.

La scuola dovrebbe contribuire anche all’educazione emozionale dei ragazzi, il concetto di “classe”, di un insieme di elementi che lavorano insieme allo stesso obiettivo, che cooperano e si stimolano l’uno con l’altro, dovrebbe servire anche a questo. E gli insegnanti dovrebbero tornare ad essere dei punti di riferimento. ma diventa difficile farlo in una classe pollaio (che brutto termine, parlando di ragazzi) o quando gli insegnanti mancano.

Quando il ministro Giannini dice che non esiste una emergenza scuola perché “non siamo mica a Natale”, dice una enorme sciocchezza e dimostra, ancora una volta, di non essere in grado di svolgere il lavoro per cui è lautamente retribuita. Un ragazzino disabile che ha stabilito un rapporto con una insegnante di sostegno e la vede andare via dopo due mesi, subirà un trauma gratuito, inutile ed evitabile, le classi costrette a essere divise in continuazione perché nel loro corso mancano insegnanti non ancora nominati,creano e subiscono un disagio, oltre che rinunciare a ore e ore di insegnamento a cui hanno diritto. La ministra Giannini dovrebbe vergognarsi di quello che dice quasi ogni volta che parla di scuola. E’ tempo di finirla di parlare solo di insegnanti famiglie e governo: la scuola è fatta dai ragazzi e di loro tutti dovrebbero tornare a occuparsi.

Un dirigente commentando la diminuzione dei contributi volontari ha deplorato il fatto che la gente ritenga che lo Stato debba pensare a tutto. Peccato che questo Stato non pensi quasi a niente. Per quello che riguarda l’istruzione lo stato deve pensare a tutto perché questo è scritto nella Costituzione, dove non c’è cenno a contributi volontari. 

Io lavoro per fare la differenza, per dare ai ragazzi che mi toccano in sorte quello di cui hanno diritto e possibilmente qualcosa di più, che sia fiducia, supporto, la parola giusta al momento giusto o l’intervento giusto al momento giusto, quello che conta quando conta.

Lo Stato che mi paga (pochissimo) per svolgere il mio lavoro mi sta impedendo di svolgerlo al meglio. Provo una crescente sensazione di inutilità e amarezza quando, a fronte dei problemi dei ragazzi, spesso seri e urgenti, non posso che offrire le mie parole, perché gli interventi sono lunghi, macchinosi, sottoposti a una burocrazia assurda, perché mancano le risorse per fare quello che andrebbe fatto, perché, molte volte, si ha tutti contro, a parte i ragazzi, che sanno sempre riconoscere quelli a cui importa di loro.

Un mondo dove la scuola è per pochi è un mondo di servi e padroni. L’impressione è che sempre di più, nel nostro paese si vada in quella direzione.

Categorie:Attualità

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