A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Leonard Cohen, il poeta


 

leonard cohen

Il suo ultimo disco, bellissimo, cupo ma non triste, toccato dalla grazia come tutti i suoi lavori recenti, bellissimo, quasi sussurrato, l’aveva quasi annunciato: se n’è andato, in quest’anno davvero orribile per il rock, Leonard Cohen, il massimo interprete della “poesia per musica” dopo Dylan. Poeta e scrittore affermato, Cohen si avvicina alla musica tardi, quando, come molti altri grandi interpreti del rock, dopo aver ascoltato Dylan, comprende che con una chitarra in mano si poteva fare poesia e arrivare ad un pubblico molto più ampio.

Sono tristi i primi album di Cohen, storie d’amore disperate, una visione della vita cupa e pessimista, lontani dall’ironia e dalla grazia delle sue opere più compiute ma ancora attuali, ancora in grado di parlare a tutti noi, come ogni classico che si rispetti. Suzanne, Bird on the wire, sono solo due dei titoli più famosi, canzoni che eseguiva ancora in concerto suscitando la commozione di chi le ascoltava. Era uno degli autori più amati da De Andrè, che lo sentiva molto vicino a lui, anche epr via del timbro basso di voce che li accomunava.

Una gioventù consumata in dissipatezze per molti anni, poi il ritiro in un monastero buddista in California e il ritorno sulle scene accolto trionfalmente. La sua biografia è affascinante e avvincente come le sue canzoni. “Volevo solo essere un bell’uomo che cantava canzoni per conquistare le donne”, ha detto una volta: è stato molto di più.

Uno dei grandi meriti di Leonard Cohen è quello di aver radunato centinaia di migliaia di persone negli stadi, nelle piazze e nei teatri di tutto il mondo ad ascoltare un poeta, a godere momenti di pura bellezza.

Elegante, alto, ironico, Cohen non è mai stato una rockstar ma un coltissimo signore della scena che ci ha regalato con la sua voce bassa e calda, canzoni che erano inni alla gioia di vivere, denunce contro i mali del mondo, riflessioni mai banali sull’amore.

Ho incontrato casualmente il poeta canadese molti anni fa, a Parigi, mentre si aggirava spaesato tra gli scaffali dei libri della Fnac. Elegantissimo, magrissimo, sembrava straordinariamente fuori posto, come è giusto che siano i poeti, i non riconosciuti legislatori del mondo, come ha scritto, se non sbaglio,. Shelley.

L’anno del Nobel a Dylan ci ha visto salutare molti grandi interpreti del rock. Forse, considerate le miserie di questo mondo, Dio vuole rilassarsi un momento ascoltando grande musica.

Grazie, mr. Cohen, per quello che ci hai lasciato. Halleluja.

Categorie:Attualità

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