A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Italia, terra desolata.


Mentre con regolarità teutonica Novembre ci fornisce l’ennesima prova del dissesto idrogeologico del nostro paese,sui media infuria  la polemica sul referendum prossimo venturo.

A cosa sono servite settimane di dibattiti di infimo livello se non a distogliere l’attenzione della gente dai problemi veri del paese? Potremmo dire che non è più la religione ad essere oppio dei popoli ma il faccia a faccia, l’esternazione, la dichiarazione e tutte le tediose forme di elucubrazione sul nulla a cui siamo stati sottoposti in questi ultimi tempi.

Da una parte e dall’altra, argomentazioni risibili, cantonate grottesche, menzogne palesi, insulti da trivio,  annunci da dopo di me il diluvio, ecc.

Ieri, nell’indifferenza più totale, Matteo Renzi, presidente del consiglio di un governo non eletto, così facciamo contento chi afferma che da noi il presidente del consiglio non si elegge, ha gettato la maschera nell’indifferenza più totale.

Di fronte all’ennesima riforma mal scritta bocciata dalla corte costituzionale, ha affermato che questa è la prova che il paese è bloccato. Ergo, recita il sotto testo, votate sì, così potrò fregarmene della corte costituzionale e far passare quello che voglio. Uno splendido esempio del cambiamento che ha in mente.

Mi sembra quindi opportuno reiterare alcuni dei motivi per cui mi opporrò al referendum:

Io voterò no perché non credo che il problema di questo paese sia la Costituzione ma una classe politica inetta, ladra e prona al grande capitale e alla finanza.

Voterò no perché ogni giorno tocco con mano quello che questo governo ha fatto alla scuola pubblica, trasformandola nello specchio del paese, una terra desolata dove spadroneggiano servi e opportunisti, un’arena dove la guerra tra poveri impazza a scapito dei più deboli.

Voterò no perché dire che altrimenti non cambia niente è un’assurdità: l’eventuale sconfitta del referendum non pregiudica la possibilità di scrivere una riforma elettorale decente, un riforma istituzionale migliore e condivisa, ecc, Casomai, lo pregiudica l’inettitudine di una classe dirigente da operetta, troppo piena di figli di, e di inutili servi muti.

Voterò no perché questa è la stessa riforma proposta da Berlusconi con le stesse motivazioni: la ritenevo fascista allora e non ho cambiato idea.

Voterò no a vantaggio del presidente del Consiglio: un Renzi legittimato a fare quel che vuole è un incubo, un Renzi ridimensionato e costretto al dialogo, può anche non essere del tutto negativo.

Voterò no perché il rischio di una svolta autoritaria in futuro c’è eccome, e solo chi non vuol vedere non lo vede. Assegnare un potere incontrastato e incontrastabile al governo eletto e quindi al suo leader, in un paese tendenzialmente fascista come l’Italia, significa aprire le porte a una svolta tendenzialmente fascista- la frase di ieri è emblematica e non serve un esperto di semiologia per interpretarla correttamente.

Voterò no senza astio e con rispetto per chi la pensa diversamente, per chi crede che questa sia realmente un’occasione di cambiamento, per chi è convinto della buona fede di Renzi, perché questo significa rispettare la Costituzione. Perché sono convinto che tra servi, opportunisti, collusi e cialtroni varie, ci siano moltissime brave persone convinte della bontà di questa riforma e queste persone meritano rispetto anche se credo che stiano sbagliando.

Questo dibattito avrebbe meritato ben altro attori e ben altro livello di discussione: la volgarità intellettuale mostrata da Renzi e dai suoi seguaci e la volgarità tout court di Grillo e adepti, non lasciano ben sperare per il futuro di un paese che ha perso ormai i suoi intellettuali autentici e dove la stampa più che il cane da guardia del potere è il cagnolino da compagnia. Quanto all’opinione pubblica, bisognerebbe parlare del livello culturale medio degli italiani e sarebbe un triste discorrere.

Comunque vada, mala tempora currunt.

Categorie:Attualità

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