A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Di antimafia, Sciascia e altre cose senza importanza


 

Doverosa premessa: sono cresciuto sui libri di Leonardo Sciascia, romanzi e saggi e articoli, quindi questo non è un articolo obiettivo.

Seconda premessa: nutro stima incondizionata per il giudice Caselli e Nando Dalla Chiesa e il massimo rispetto per le loro storie personali, ho avuto modo di incontrare e ascoltare entrambi, ho letto e leggo i loro libri, le considero tra le poche persone senza ombre in un paese che nell’ombra vive, quindi questo articolo non è una critica alla loro persona ma l’espressione di una divergenza d’opinioni.

Sono passati trent’anni dall’articolo di Sciascia sui “professionisti dell’antimafia”, titolo che, per altro, lo scrittore di Racalmuto non ha mai dato a quel pezzo. Quell’articolo è stato citato molte volte in questi trent’anni, spesso a sproposito, quasi sempre da persone che non l’avevano letto. Era una lunga e articolata disamina sulla mafia e l’antimafia e su come, spesso, l’antimafia, certa antimafia di facciata, avrebbe finito per aiutare la mafia.

Gli articoli di Caselli e Dalla Chiesa apparsi sul Fatto quotidiano hanno ribadito la tesi secondo cui Sciascia assestò un colpo mortale al pool antimafia attaccando la nomina di Borsellino, Dalla Chiesa precisa che, a suo parere, l’attacco a Borsellino da parte di Sciascia fu eterodiretto.

Mi permetto di dissentire. Quell’articolo è una lucidissima disamina di come gli interventi per combattere la mafia nel nostro paese, partendo dal prefetto Mori inviato in Sicilia a questo scopo da Mussolini e debitamente trasferito quando, dopo aver sgominato la piccola mafia banditesca, cominciò ad attaccare quello che si sarebbe chiamato il “terzo livello” nella persona dell’on. Coco, plenipotenziario del Duce in Sicilia, spesso si siano risolti a favore della mafia,.

L’articolo contiene un attacco questo sì feroce verso Leoluca Orlando, allora e oggi sindaco di Palermo, accusato di sbandierare la propria patente di anti mafioso e di amministrare male la città, personaggio su cui sopendo il giudizio a causa di una irriducibile e istintiva antipatia che lo condizionerebbe. L’articolo contiene anche il presunto attacco a Borsellino.

Conoscendo l’opera di Sciascia in profondità e avendo seguito il suo profilo pubblico, mi sento di affermare che se Sciascia avesse voluto attaccare Borsellino lo avrebbe fatto, senza timore e senza mascherarsi tra le righe.

In secondo luogo, e su questo le mie convinzioni sono più salde, la decisione di  smantellare il pool antimafia fu politica e non si è mai visto in Italia un intellettuale, per altro detestato a fasi alterne sia da destra e che da sinistra per la sua libertà di pensiero, che fosse in grado di assestare colpi decisivi ad alcunché. Sciascia fece politica dapprima come indipendente tra le fila del partito comunista e poi con i radicali, quindi sempre ribadendo la propria indipendenza di giudizio.

Dopo l’articolo in questione venne attaccato da tutti quelli che fino al giorno prima lo avevano elogiato per la sua lungimiranza e la sua capacità di analisi. La polemica contro Borsellino si spiega con la sua visione dello stato di diritto, che a suo parere non doveva essere violato, e l’applicazione, nel caso specifico, di un’eccezione a una norma di legge. C’era inoltre da tenere in considerazione la sua nota e feroce avversione al concetto stesso di legge speciale.

Oggi quell’articolo ha suscitato nuove polemiche, tirato fuori da chi attacca il fronte antimafia alla luce di recenti fatti assai sgradevoli, dai palesi casi di malfunzionamenti nella macchina di gestione dei beni confiscati, all’attacco a Libera da parte di Franco la Torre, ecc.

Negare che Sciascia abbia visto lontano, come fanno alcuni, tra cui Caselli, che parla di episodi marginali, significa non voler affrontare la realtà.

C’è un’antimafia che funziona, quella delle cooperative che lavorano in terra di mafia nonostante intimidazioni e attentati, quella dei presidi di Libera sui territori, quella delle tante associazioni che si impegnano ogni giorno incuranti dei rischi, anche quella di chi critica Libera continuando a informare e sensibilizzare l’opinione pubblica, e c’è un’antimafia che è ormai assurdo negare che non funzioni ed è quella che finisce più spesso sulle prime pagine dei giornali, specialmente negli ultimi tempi. Da insegnante, conosco bene la regola secondo la quale se fai bene il tuo lavoro nessuno ti dice grazie ma se commetti un errore finisci alla gogna sulla pubblica piazza, quindi di questo non c’è da stupirsi.

Io credo che il fronte antimafia abbia necessità di quella che un tempo si chiamava revisione critica e che tanto bene farebbe anche oggi a qualcuno in politica. Sono convinto che oggi più che mai la lotta alla mafia debba essere una priorità dello Stato e che le difese aprioristiche siano altrettanto sbagliate e controproducenti degli attacchi aprioristici. Si favorisce la mafia attaccando l’antimafia che funziona ma anche difendendo l’antimafia che non funziona.

Io credo che, purtroppo, come spesso gli è capitato, Sciascia avesse visto lontano e abbia forse peccato nell’attaccare Borsellino di una certa tendenza a èpater le bourgeois tipica degli intellettuali,  ma che il discorso di fondo che fa in quell’articolo sia assolutamente corretto ed attuale

. Vediamo ogni giorno quanto ci sia costato non difendere lo stato di diritto, che per Sciascia era una conditio sine qua non della democrazia e abbiamo toccato con mano, passata la stagione del terrorismo, l’ambiguità di un certo pentitismo di mafia, avversato con forza dallo scrittore siciliano.

Comprendo ma non condivido l’astio che ancora traspare dalle parole di Caselli e Dalla Chiesa, nutro il massimo rispetto per le loro vicende personali e per la coerenza che hanno sempre manifestato nei loro atti e nelle loro dichiarazioni,  credo che però stare dalla parte giusta, implichi anche accorgersi e parlare senza timore delle crepe e impegnarsi perché il muro si risaldi più forte di prima.

L’avanzata delle mafie al nord, lucidamente descritta nei recenti libri di Dalla Chiesa, una sorta di normalizzazione dell’informazione riguardo al fenomeno, la strage infinita della camorra che ormai passa sotto il silenzio dei media, sono segnali preoccupanti. E’ necessario informare, continuare senza tregua l’azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica ma per fare questo, è necessario anche sgombrare il campo da dubbi, illazioni, sospetti e non fare finta che il problema non esista. Altrimenti la battaglia sarà già persa in partenza.

Categorie:Attualità

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