A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Elogio della caffettiera napoletana o del valore del tempo


 

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Acquistare una caffettiera napoletana è impresa improba. La si può trovare in qualche negozio cinese ma d’alluminio e di pessima fattura. Io la desideravo  d’acciaio e non c’è stato altro modo per procurarsela che Amazon.

L’ho acquistata dopo ripetute rimostranze da parte di mia moglie che ha un rapporto di amore e odio per la mia passione per la cucina e diffida delle mie illuminazioni. L’uso della napoletana implica, per essere realmente adeguato, la macinazione del caffè con uno strumento che non sia a lame ma a mole. Se andate in  qualsiasi negozio di casalinghi vi renderete conto di come anche il macinacaffè sia uno strumento piuttosto raro. Confermo per esperienza che la stessa, nota marca di caffè, usata già macinata o macinata sul momento, dà risultati finali diametralmente opposti in termini organolettici.

Dopo i primi tentativi con la napoletana, anche mia moglie ha dovuto arrendersi ed ammettere che il caffè preparato in quella foggia ormai desueta, è altra cosa, sia da quello preparato nella comune moka, sia da quello delle macchinette espresso.

La preparazione non è in realtà molto più lunga né più laboriosa, necessita di un po’ di attenzione e di qualche tentativo prima di trovare il giusto grado di macinatura. Il sapore e l’aroma del caffè sono straordinari.

Riflettendo con mia moglie, ci siamo chiesti perché uno strumento semplice che dà risultati eccellenti non venga né pubblicizzato, né utilizzato da tutti. Bere il caffè è abitudine quotidiana di quasi tutti noi, bere un buon caffè è abbastanza raro, bere un caffè eccellente è cosa difficilissima: alzi la mano chi può citare i nomi di più di due bar in una grande città del nord in cui si può bere un caffè eccellente.

Ma, soprattutto, il caffè viene preso in fretta, tra una corsa e l’altra, una pausa apparente nella frenesia del vivere quotidiano.

La moka e soprattutto le macchinette del caffè espresso, sono strumenti creati per velocizzare quello che non dovrebbe essere velocizzato. Il primo caffè del mattino dovrebbe essere un rito, la bevanda del risveglio che dà la giusta carica per affrontare una nuova giornata.di lavoro, una piccola festa quotidiana.

Ogni rito vuole il suo tempo. Io che sono un discreto intenditore di the, aborro il the in bustina, primo, perché per chi è abituato a berlo in infuso, sa inevitabilmente di carta, secondo, perché il the nasce in oriente, dove il valore del tempo è diverso dal nostro e anche il the diventa un rito, un omaggio alla natura da officiare con devozione. Pensate al rito del the giapponese, popolo folle e frenetico che però, all’interno delle mura domestiche, non rinuncia a un rituale ormai millenario.

La tecnologia, dalle macchinette del caffè agli smartphones, è finalizzata a farci risparmiare tempo non per dedicarlo a noi stessi, ma per renderlo più produttivo, per dedicarlo ad altri. Nella nostra società fermarsi a riflettere è considerato un atto di inqualificabile nequizia ed è per questo che la figura dell’intellettuale viene sempre più svalutata e beffeggiata ( va detto che alcuni pseudo intellettuali meritano sia l’una che l’altra cosa). L’intellettuale non produce, o meglio, produce pensieri, magari alti, magari profondi, ma con la cultura non si mangia, disse qualche tempo fa un nostro rinomato ministro. E non parliamo dell’oblio a cui sono condannati i poeti e la poesia.

Il successo che riscuote la meditazione di consapevolezza, non solo negli ambienti new age ma sempre più anche in cerchie sociali insospettabili, il suo uso terapeutico nella cura della depressione e delle dipendenze, è dovuto al fatto che questa tecnica semplice e difficile a un tempo, permette di darsi tempo, di fermarsi, di entrare in contatto col nostro sé più profondo, di riscoprirci, Tecnica antichissima che nasce in oriente, dove il sole nasce e questo qualcosa deve pur significare.

Il giardinaggio, la cura dell’orto,  la cucina, il fai da tè, l’hobbystica in genere, considerate dei passa tempi, quasi dei trastulli infantili di adulti che hanno tempo da perdere, sono in realtà dei ritrova tempo, modi per riprenderci quello che la quotidianità ci ruba, per comprendere che il lavoro è qualcosa che svolgiamo per altri, magari nel modo più coscienzioso possibile, magari anche con passione, ma non è la nostra vita, è altro da noi. Curare un bonsai, necessita pazienza, attenzione, concentrazione e tempo come allestire un orto o costruire un modello di galeone, ma necessita soprattutto uno stacco netto con la realtà, una sospensione temporanea della corsa quotidiana a cui siamo costretti. Stacco con la realtà che è vitale, come immergersi di tanto in tanto nella natura, per ricordare che il mondo non è fatto di automobili e casermoni ma  è altro. Fermarsi, ritagliarsi uno spazio, significa ricordare a noi stessi che siamo altro.

Il nostro tempo è prezioso e tutto, dalla tecnologia all’esasperazione della produttività, dall’idea deleteria che bisogna per forza progredire in senso verticale, alla meritocrazia  che si trasforma in arrivismo sfrenato, tende a rubarcelo. Il sistema in cui viviamo aspira a ottimizzare il nostro tempo, a rendere produttivi (per altri) perfino i momenti di relax, quando guardiamo un film sulla pay tv o navighiamo in rete, ecc.ecc. E’ il Grande Fratello allo stato dell’arte, il Sistema è inclusivo, indiscreto, si insinua ovunque per rubarci il tempo e impedirci di riflettere. Il Sistema aborre la napoletana perché la napoletana è lentezza, attesa, pazienza, cura, qualità.

Forse il vero salto di qualità, la vera rivoluzione, può cominciare realizzando che il tempo non è denaro è vita,  Il tempo, perdonatemi la retorica, è amore per sé stessi e per gli altri, ritrovarsi e riconoscersi per come si è veramente.

Assaggiate un buon caffè fatto in una napoletana e ditemi se sbaglio.

Categorie:Attualità

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