Cibo per la mente

Di libri, musica e altre magie epr colorare l'anima.

Pensiero liquido o liquefatto?


 

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A vedere i primi passi di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, viene da chiedersi cosa avevano in mente i milioni di americani che l’hanno votato. Si parva licet ecc, sono d’accordo con l’opinione di Philip Roth che ha definito  Trump un truffatore volgare e ignorante, sarò considerato da Michele Serra un radical chic, a leggere la sua ultima amaca, ma me ne faccio una ragione.

D’altronde, lo stesso Serra ha tessuto negli ultimi tempi le lodi di uno che, quanto a ignoranza, non è secondo a nessuno.

Torniamo a Trump, parliamo del muro alla frontiera messicana. Ma davvero gli americani pensano che si tirerà su un muro lungo tremila chilometri, una specie di mostruosa parodia della grande muraglia in versione stars and stripes? E non hanno pensato a cosa sarebbero gli Stati Uniti senza gli immigrati, anche quelli messicani, che forniscono manodopera a basso costo? Nulla, non sarebbero nulla e nulla torneranno a essere nella fantascientifica ipotesi che le multinazionali permettessero a Trump di portare avanti i suoi deliri protezionisti.

Quale meccanismo spinge la gente a votare un palese bugiardo, a delegare il destino del proprio futuro nelle mani di un imbonitore, non importa si chiami Trump, Berlusconi, Renzi o Grillo? Possibile che il cervello degli elettori si sia liquefatto a questo punto, che si sia passati dalla resilienza alla demenza?

Perché della gente di buon senso deve ritenere che i problemi siano sempre colpa di altri, dei messicani, dei migranti di Lampedusa, dell’Europa. perché non fermarsi un attimo a riflettere che se in Italia l’unica impresa in attivo è la mafia, forse abbiamo imprenditori incapaci e disonesti, se c’è un’evasione fiscale alle stelle forse il problema non sono i migranti che rubano il lavoro ma i disonesti che ci derubano di risorse che ci spettano? Perché gli americani non riflettono sul fatto che, oltre che a mandare a morire i loro ragazzi in mezzo mondo, le operazioni militari costano milioni di dollari che vanno a incidere, inevitabilmente sull’economia, specie se si esternalizzano servizi che fino a ieri erano gestiti dall’esercito? Perché gli inglesi si sono lasciati abbindolare da un pifferaio che aveva poco di magico, senza capire che fuori dall’Europa la perfida Albione conterà poco meno di zero?

Io credo che la risposta stia nell’insostenibile leggerezza della democrazia odierna, nell’assenza di memoria storica, nella riduzione della cultura a reminiscenza fugace, buona per partecipare a un quiz televisivo, nel totale disinteresse per parole ormai desuete che andrebbero messe fuori dai vocabolari: impegno, sacrificio, responsabilità.

Non servono analisi sociologiche per capire perché i nuovi leader sembrano fatti con lo stampino: privi di retroterra ideologico, arroganti, bugiardi, narcisisti patologici interessati solo al potere. Sono i prodotti della società in cui viviamo, del decadimento del sistema capitalista che, partendo dal valore della ricchezza come strumento per assicurare il benessere a tutti, questa era la tesi del capitalismo classico, è arrivato a trasformare il denaro in valore e la corsa per accaparrarselo in una gara ad ostacoli che non fa prigionieri. Distruggendo ogni altro valore, reificando anche gli esseri umani, cancellando il concetto stesso di etica.

La politica è diventata una metafora della società dei consumi, che ci propone oggetti inutili da consumare e sostituire compulsivamente, così salgono sulla scena leaders inutili, che non hanno nulla da dire, comici da avanspettacolo che salgono sul palco per vivere il loro momento di gloria e poi scompaiono, una volta compreso che il potere non è nelle loro mani, il potere è invisibile, virtuale, come il denaro delle grandi transazioni, che non si vede, non si sente, non odora. ma, spesso, uccide

Trump è solo un altro burattino che verrà messo da parte una volta che avrà assolto il proprio compito, puoi cambiarlo col viso sorridente di Clinton o con la maschera di Reagan, il risultato è sempre lo stesso: il nulla.

L’era della politica, dei grandi statisti, della lotta per la democrazia e i diritti civili è finita, democrazia e politica hanno perso, ha vinto la grande finanza, che non è il capitalismo, perché il capitalismo nasce come dottrina sociale, è la degenerazione del capitalismo, esattamente come il comunismo russo e quello cinese sono stati la degenerazione del comunismo.

E’ dunque inutile dividersi in fazioni: renziani e anti renziani, grillini e anti grillini, con Trump o contro Trump: cambiato l’ordine dei fattori il risultato è sempre lo stesso, La Clinton era solo più presentabile del suo avversario ma i contenuti del suo discorso, non differivano poi molto. Quanto al muro, basta guardare la miserevole condizione in cui gli Stati Uniti hanno ridotto il Messico, un paese dove a governare realmente sono i narcotrafficanti e al cui confronto la corruzione italiana fa ridere, per comprendere che non c’è bisogno di alzare muri,  basta vedere come i poliziotti americani trattano i neri per comprendere  che il muro esiste da decenni.

Non c’è dunque soluzione, dobbiamo rassegnarci a questo mondo di pupazzi?

Chiudo citando un premio Nobel: the answer my friend, is blowing’ in the wind…

Categorie:Cronaca

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