A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Io sto con quella madre


Ancora una volta mi tocca dissentire con la maggior parte delle opinioni, alcune autorevoli, espresse a mezzo stampa e sui social riguardo la tragedia di Lavagna.

Le critiche, questa volta sono piovute sulla madre, oggetto di battute più o meno ciniche, più o meno giustificate, tutte impietose.

Non so se quelle stesse persone, di fronte al viso disfatto dal dolore di quella madre, che si porterà dentro un carico di rimorso difficile da gestire, avrebbero fatto le stesse battute o se le avrebbero fatte ascoltando con attenzione le sue ragioni.

Vedi tuo figlio cambiare, giorno dopo giorno, diventare letteralmente una persona diversa. Dapprima lo attribuisci all’adolescenza, siamo stati tutti ragazzi,cerchi di essere condiscendente, di andargli incontro, poi, progressivamente, tutto comincia a trasformarsi. Non riesci più a trovare un dialogo, diventa irritabile, tutto sembra dargli fastidio.

I voti, fino a ieri brillanti, si abbassano, il ragazzo fatica ad alzarsi al mattino, arriva tardi la sera, non parla, a volte scatta stizzosamente, frequenta amici che non conosci e che, quando li conosci, non ti piacciono. E’ l’anticamera di un piccolo inferno quotidiano, una strada penitenziale che non augureresti al tuo peggior nemico.

Nessuno ti aiuta, gli amici e i conoscenti minimizzano, hanno in testa la loro giovinezza,non capiscono il potere che ha la droga, oggi, di riempire il mondo  vuoto di valori dei ragazzi, il loro bisogno di passare il limite, la loro rivolta silenziosa, non capiscono che non è più lo spinello che hanno fumato loro in compagnia, ma qualcosa che dà dipendenza quasi immediata e ti rende apatico, indifferente a tutto, o violento, quando cessa l’effetto. Non si può passare ogni limite, ha detto la madre al funerale del figlio, è vero: ma la pubblicità, la televisione, la politica, la cultura in cui siamo immersi insegna il contrario.

Sbaglia chi afferma che una canna non ha mai ucciso nessuno: le scuole sono svuotate da ragazzi che hanno ucciso il proprio futuro. Molti ne escono, dopo, ma quante porte si sono chiuse di fronte a loro, quanta fatica hanno davanti? Quante potenzialità, intelligenze, possibilità sono bruciate dentro quelle canne? Insieme al senso di responsabilità, naturalmente.

Nessuno ti aiuta, gli psicologi blaterano, ma spesso non capiscono, a meno che non ne trovi uno bravo, che ti dice che non puoi fare niente, che la molla deve partire dal ragazzo/a, non c’è altro rimedio.  Ma come fa a partire quella molla?

Sbaglia che pensa che quella madre abbia esagerato, che la sua reazione sia stata spropositata: non è fumarsi una canna il problema, è quello che c’è prima, dopo, e nel tempo infinito che passa tra una e l’altra. E’ nell’aspettarlo la sera e poi andarlo a cercare in piena notte, nel cercare un segno, un segnale che qualcosa è cambiato, vederlo assente, trasandato, gli occhi persi che ti ricordano altri occhi persi che hai visto da giovane. E’ nei silenzi e nelle parole strascicate.

Nessuno ti aiuta, la scuola non dà risposte, a volte ti consiglia sottovoce che forse, insomma, quella non è la scuola adatta. Comunque il problema non è loro. I servizi sociali allargano le braccia: troppo lavoro, troppi casi, troppi ragazzi come tuo figlio, la maggior parte si risolve da sola. Già, la maggior parte. Ne ho conosciute troppe di madri così, qualcuna ha chiesto aiuto anche a me e ho elargito consigli e allargato le braccia. Qualche volta ho allungato un fazzoletto per asciugare le lacrime.

Allora chiedi aiuto allo Stato, l’ultima risorsa: meglio un piccolo guaio penale, una scossa, una lezione che serva a lui/lei e agli altri, che continuare a vederlo rovinarsi la vita, che continuare questo piccolo inferno quotidiano. Qualcosa va storto, e quella che doveva essere una lezione diventa una tragedia. Non ci sono colpevoli in questa storia, solo sconfitti. Non ci sono colpe, solo incomprensioni, silenzi e una giovane vita bruciata come il fumo di una canna.

Scusatemi, ma io sto con quella madre. 

Categorie:Cronaca

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