A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Le periferie della nostra (cattiva) coscienza


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Socialmente pericolosi è un film che narra la vicenda, vera, di un giornalista che stringe un rapporto d’amicizia con un camorrista. Sullo sfondo di questa storia, c’è quella parallela di un’associazione fondata da Fabio Valente, il giornalista che è anche regista del film, il cui scopo è quello di offrire una possibilità di riscatto a un gruppo dei ragazzi dei quartieri spagnoli di Napoli.

Un film dunque che, come altri, esamina la periferia, quella di Napoli e quella delle città del nord, dove i ragazzi di Valente vanno a girare i loro cortometraggi.

Le periferie, come la cattiva coscienza, nascondono le colpe e i colpevoli, le passioni innominabili e i peccati, sono la valvola di sfogo della civiltà dei consumi.

Le periferie a Napoli, come a Genova, come a Milano e in ogni altra parte d’Italia, sono diventate negli ultimi anni pericolosi focolai d’infezione sociale, spazi dove la criminalità e la devianza trovano un terreno fertile per crescere e prosperare, veri e propri incubatori, per usare una parola di moda, di delinquenza.

Le periferie sono il frutto più evidente della disuguaglianza provocata dal nostro sistema, luoghi dove il malessere si presenta con un largo anticipo e in cui, se esistesse una preveggenza politica e sociale, si potrebbero bloccare sul nascere fenomeni che rischiano, nel corso del tempo, di dilagare su tutto il territorio.

Genova, come Napoli, vive la contraddizione di avere una grande periferia, il centro storico, in pieno centro città. Guardando le immagini dei quartieri spagnoli nel film, il genovese pensa immediatamente ai suoi carruggi. Questa situazione particolare marginalizza ancora di più le periferie “vere”, quelle dove la marginalità diventa meno evidente e quindi meno controllabile,

Ogni grande città ha i suoi ghetti, in genere le zone a edilizia popolare, luoghi non luoghi, privi di servizi, dove gli interventi pubblici si limitano o alla libera iniziativa dei cittadini o a quella di associazioni di volontariato spesso malviste dagli abitanti, perché i volontari, di solito ma non sempre, non fanno alcuna differenza tra italiani, stranieri e rom e offrono la loro solidarietà a tutti indistintamente. Purtroppo, dove c’è povertà, si annida il razzismo, alimentato da una politica sempre più squallida e priva di qualsiasi valore etico.

Non a caso, nel film, a offrire un’opportunità ai ragazzi dei quartieri spagnoli, non è lo Stato,che in quei luoghi mostra solo la sua faccia repressiva, ma l’iniziativa di un uomo che vuole dare un senso al proprio lavoro.

Tornando alla mia città, indubbiamente questa giunta ha avviato lavori di ristrutturazione urbana importanti e necessari in alcune zone della città ma, a parte che in altre zone, non è stato fatto nulla, e questo può essere comprensibile con la scarsità dei fondi del comune, pensare che riqualificare una periferia consista nel rifare una strada o un viadotto, è esattamente il tipo di visione che ha portato alla creazione dei ghetti.

Le periferie si riqualificano creando centri di aggregazione giovanile che non siano centri commerciali, chiudendo le scuole che vanno chiuse e ristrutturando quelle che vanno ristrutturate, aprendo biblioteche multimediali e centri civici che possano offrire servizi a tutta la cittadinanza, potenziando e non tagliando, come si sta facendo da tempo, i servizi sociali.

Di tutto questo, si parla poco, non si apre quell’ampio dibattito pubblico che sarebbe necessario per avviare un processo di ristrutturazione sociale ormai non più rimandabile. E questa giunta ha fatto più di quelle che l’hanno preceduta, mi si gela il sangue nelle vene al pensiero che possa salire al potere in città gente che ritiene provvedimenti urgenti quello sulla legittima difesa o la limitazione dell’uso del Burqa per le donne islamiche.

Eppure, la fenomenologia dei terroristi che hanno colpito in Europa, tutti residenti nelle banlieue dei grandi certi urbani, avrebbe dovuto insegnare qualcosa alla politica su dove e come intervenire per prevenire.

Tornando al film, che sarà proiettato ancora domenica al teatro Verdi alle 21, e che vi consiglio di andare a vedere perché è bello e fa pensare, ha il grande merito di mostrare che una via d’uscita da destini che sembrano segnati, come quello dei ragazzi nati in quartieri controllati dalle mafie, è possibile ma non può sempre essere lasciata alla buona volontà del santo di turno: questo paese, tutto, ha bisogno di un ritorno a un’etica della politica che sembra assai distante dal balbettio insensato che riempie quotidianamente le pagine dei giornali.

Le periferie sono il cuore delle città, un cuore che può pompare veleno o linfa vitale, a seconda di come si interviene. Quando la politica lo capirà, sarà sempre troppo tardi.

Categorie:Arte e spettacolo, Attualità

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