A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Perché si fatica a chiamarla ministro


Si fa davvero fatica a chiamare ministro la sig.ra Fedeli, persona della cui onestà non ho motivo di dubitare, lo stesso non posso dire della sua competenza nelle materie riguardanti il  vicastero che guida-

Ho ascoltato in preda a sentimenti contrastanti, dallo stupore, alla depressione, alla rabbia, una sua lunga videointervista su Repubblica riguardo le deleghe del governo sulla scuola. A parte l’eloquio non proprio fluente, a colpire è l’approssimazione e la banalizzazione di concetti che meriterebbero ben altri approfondimenti.

Parlando del bullismo, la sig.ra Fedeli parla di un fenomeno diffusissimo nelle nostre scuole e del sei in condotta come di un chiaro segnale che esiste la volontà di arginarlo.

Il bullismo è un fenomeno per lo più mediatico, non perché non esista, esiste da sempre, ma perché in tutte le scuole del regno insegnanti coscienziosi e preveggenti, non si affidano al sei in condotta per arginarlo ma ad una puntuale sorveglianza e ad altrettanto puntuali sanzioni inflitte a chi si rende colpevole di atti di bullismo. Tutto questo continuerebbe a non servire a nulla, se quotidianamente, ostinatamente, spesso da soli, ogni giorno non  insegnassimo ai ragazzi le basi della convivenza civile, del rispetto, dell’accettazione dell’altro.Il sei in condotta la conseguenza, e non la più importante. di una serie di interventi educativi di cui la signora Fedeli non è evidentemente a conoscenza.

La signora ha poi parlato di cyberbullismo, dimostrando di essere informata sui possibili aspetti devianti delle nuove tecnologie ma non sugli ambiti di competenza degli insegnanti: il cyberbullismo è fenomeno che non riguarda la scuola ma le famiglie e il controllo, spesso inesistente, quasi sempre insufficiente, che esercitano sull’uso degli strumenti di comunicazione.

Il bullismo in sé, poi, per nostra fortuna, non è un fenomeno diffusissimo,  ma limitato e sporadico, buono però per attirare l’attenzione delle mamme italiane, iper protettive, iper ansiose e pronte a sfoderare il termine per comportamenti che tra gli adolescenti si configurano come assolutamente normali dai tempi di Seneca. Incontrando l’interesse delle mamme, automaticamente in fenomeno diviene mediatico e oggetto di costante disinformazione, approssimazione e pura e semplice speculazione sul nulla. Ma tutto questo la sig.ra Fedeli, evidentemente, non lo sa.

La signora, bontà sua, ha poi affermato che la scuola media è l’unica a non essere stata toccata dalla riforma. Sticazzi!, viene spontaneo dire. Negli ultimi anni la scuola media ha visto la riduzione delle cattedre a diciotto ore, con la scomparsa dei quindicisti e una ricaduta devastante sull’ordinaria attività scolastica, con classi divise, una demenziale e arbitraria divisione delle cattedre, ecc.ecc. ha perso il tempo prolungato, e viene abbastanza da ridere quando si parla di scuole aperte al pomeriggio, dal momento che le scuole erano aperte al pomeriggio e le hanno chiuse, ha subito il passaggio dai giudizi estesi, ai giudizi sintetici, al voto con incluso il pagliaccesco foglio delle competenze su cui ritornerò, ha visto riformare l’ammissione all’esame con il grottesco obbligo della sufficienza in tutte le materie, ha subito una riforma del sostegno umiliante per insegnanti e famiglie. Non c’era modo di demolirla ulteriormente anche impegnandosi.

Potrei parlare poi della confusione che la signora Fedeli ha più volte fatto parlando di valutazione e intendendo valutazione delle competenze in alternativa al voto numerico. Ecco, su questo argomento ci sarebbe molto da dire perché la valutazione delle competenze implicherebbe veramente una rivoluzione copernicana della scuola pubblica, una riforma vera e strutturale:  ma questo non è argomento che possano affrontare la sig.ra Fedeli, il sig. Faraone e gli altri tristissimi protagonisti della devastazione di un caposaldo cruciale del welfare.

Con tutti i loro difetti, che sono tanti, con tutte le loro contraddizioni, la stragrande maggioranza degli insegnanti italiani non merita un ministro così, anzi, la stragrande maggioranza degli insegnanti italiani meriterebbe che a rappresentarli ci fosse un ministro vero, competente e lungimirante. Con i tempi che corrono, un miracolo.

Certo che affermare come ha fatto la sig.ra Fedeli, che gli unici problemi causati dalla Buona scuola riguardano il reclutamento, è un po’ come dire che il peggior danno di Attila è quello causato all’agricoltura.

Categorie:Attualità

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