A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Ricordando Portella della ginestra


La strage di Portella della Ginestra rappresenta la perdita dell’innocenza della democrazia italiana, almeno quanto l’omicidio di J.F.K. rappresenta la stessa cosa per quella americana. Un perdita precoce che suona quasi come un destino predeterminato.

C’è tutto in quella strage di lavoratori, tutto quello che verrà: l’anticomunismo che caratterizzerà buona parte della nostra politica, il timore che “gli ultimi” alzino la teste rivendichino i propri diritti, la mafia utilizzata da parti  dello stato e dell’imprenditoria  per fare il lavoro che, fino a qualche anno prima, avevano fatto le squadracce fasciste, i depistaggi, le ambiguità, le collusioni e le intersezioni che si sono ripetute in tutti gli eventi cruciali della storia italiana recente.

Il bandito Giuliano, usato e poi tradito, assassino assassinato per ragion di Stato, è solo uno dei tanti criminali che, in momenti topici della nostra storia, hanno svolto il lavoro sporco, hanno messo bombe sui treni, nelle stazioni, durante manifestazioni sindacali, hanno fomentato scontri di piazza, hanno commesso omicidi eccellenti.

La mafia, non un anti stato, come è stata dipinta per troppo tempo, piuttosto un complemento oscuro dello Stato, ha giocato in questi eventi un ruolo da protagonista e, purtroppo, continua a giocarlo nell’indifferenza  colpevole e complice, della politica e del mondo dell’imprenditoria, che non sono cambiati poi molto da quegli anni.

Portella della Ginestra è un’offesa non ancora sanata ai lavoratori, a quei principi di internazionalismo e solidarietà una volta vivi e, oggi, sempre più trasformati in memoria pallida ed evanescente.

Bene hanno fatto i sindacati confederali, che con tutte le contraddizioni e gli errori di percorso restano portatori di valori e difensori di diritti, a scegliere quella piana insanguinata per la manifestazione odierna, a ribadire il valore simbolico e sacrale di un luogo dove la nostra democrazia ha svelato una parte della sua anima. Bene hanno fatto a ricordare che alcuni dei morti di quel giorno portavano cognomi albanesi,bene hanno fatto a sottolineare che la lotta per il lavoro è internazionale e globale.

Questo è un paese con una democrazia incompiuta, che non ha mai fatto i conti con la propria storia e chi non sa guardarsi indietro non troverà mai il coraggio di guardare avanti. E’ anche un paese dove latita il senso della responsabilità individuale, non esiste una coscienza civile condivisa e non esiste una concezione del bene comune. La Resistenza, l’unica pagina gloriosa della storia dell’Italia unita, è stata lotta di una parte contro l’altra, vinta dalla parte minoritaria. L’affermazione di uno sconsolato Pavese secondo cui l’Italia era e sarebbe rimasto un paese fascista, trova, purtroppo, conferme quasi quotidiane nella ricerca dell’uomo forte, nel populismo razzista e anti sindacale, nel qualunquismo dominante e forcaiolo.

Portella è una ferita ancora aperta nella nostra storia e quei lavoratori continuano a popolare la piana in cerca di giustizia e di libertà. Non potremo mai considerarci davvero liberi, se quella ferita non verrà sanata.  La strada, al momento, sembra ancora lunga.

Buon Primo Maggio a chi crede che un altro mondo e un’altra Italia è possibile.

Categorie:Attualità

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