A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Perché la scuola che scuote le coscienze non fa notizia?


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Trecentocinquanta ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado del Ponente genovese riuniti sotto le bandiere di Libera  al teatro Verdi di Sestri Ponente per presentare i loro lavori sull’antimafia, sul razzismo, sul gioco d’azzardo, su tutto quello che riguarda diritti civili, giustizia e libertà. Video, cartelloni, poesie, presentazioni, manifesti, una festa di fantasia e creatività, la dimostrazione che una nuova coscienza civile, responsabile e condivisa, non può prescindere dalla scuola. Questa è stata la celebrazione della Seconda giornata del Codice etico di Libera per le scuole.

“La mafia verrà sconfitta da un esercito di maestre” ha scritto Gesualdo Bufalino. Forse. Certamente non verrà sconfitta dai giornalisti genovesi,  dal Comune e dai suoi rappresentanti, dalla politica cittadina, tutti assenti alla manifestazione. Quelle sedie vuote in prima fila stanno lì, a dire una sola parola: vergogna.

Insegnanti che lavorano e ragazzi che apprendono e restituiscono quello che hanno appreso non fanno notizia, specialmente se si tratta di insegnanti e ragazzi di scuole periferiche. Genova, mediaticamente, è solo centro storico e centro città e in questa città la scuola, mediaticamente, è rappresentata solo da un paio d’ istituti che godono sempre, qualunque cosa facciano, di buona stampa e hanno sempre, qualunque cosa facciano, la politica che si schiera con loro. Gli altri finiscono in prima pagina solo se accadono eventi negativi. Uno schifo.

I giornali cittadini si ricordano della periferia se devono lanciare campagne più o meno razziste contro gli immigrati, parlare dello sgombero di un campo rom, di rapine, aggressioni, disservizi vari. Quello che funziona e che funziona bene, non conta.

Ma i giornalisti rispondono a una redazione che risponde alle logiche editoriali, dietro c’è sempre la politica. Una politica che, alle  istanze delle periferie, non risponde quasi mai.

Esseri presenti a una manifestazione di questo genere, non  era solo un obbligo morale nei confronti dei ragazzi, il nostro futuro, la nostra speranza di cambiare questo paese sempre più simile a un letamaio, ma sarebbe stato un segnale forte verso una città che riguardo la mafia, l’azzardo, etc. ha un atteggiamento che definire indifferente è usare un tiepido eufemismo. Sarebbe stata un’occasione per parlare di stranieri in modo diverso dal solito e per informare che, forse, i problemi di questa città non sono legati esclusivamente a poche decine di rom e agli immigrati, ma sono più grandi, più gravi, più nascosti e, per questo più pericolosi.

Sarebbe stato importante soprattutto avere un presenza e non solo il patrocinio, della Direzione didattica regionale, i rappresentanti istituzionali di tutti gli insegnanti presenti. ma posso comprendere che, in un momento delicato come quello attuale, in cui il seggio più alto è al momento vacante, ci siano urgenze più pressanti da risolvere.

Questa è una città superba ed elitaria, è una città che se ne frega,.ed è un peccato: perché Genova ha segnato la strada della solidarietà e della cooperazione per decenni e quei quattrocento ragazzi che hanno riempito il teatro con i loro sorrisi e il loro lavoro, sono una segnale che quella strada può essere ancora percorsa.

Due ringraziamenti: a Radio Articolo 1, la radio della Cgil, che ha fatto un’intervista in diretta a chi scrive e a un giornalista di un quotidiano cittadino  che ha intervistato gli organizzatori chiedendo documentazione e materiale sull’evento.

Anche se l’articolo poi non è uscito, sappiamo che ci ha provato.

Ringrazio anche tutti gli insegnanti presenti, per il loro impegno e la loro passione e, naturalmente, tutti i ragazzi, per il loro entusiasmo e la gioia con cui hanno lavorato.

Nonostante un po’ di amarezza, il 4 Maggio è stata una bella giornata per la scuola che funziona e di cui nessuno parla.

Categorie:Attualità

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