A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Ignorando quelli che non sono come noi


Oltre

Con grande amarezza  ho constatato come la notizia di di due bambine e della loro sorella bruciate vive in un camper, di fatto non interessi a nessuno: poco rilievo su tutti i giornali, nessun commento politico se non quello, alto e condivisibile, del presidente della repubblica, molti commenti razzisti di vigliacchi che non hanno mai compreso il senso della parola dignità. Poi, un assordante silenzio.

Inutile chiedersi cosa sarebbe accaduto se a bruciare fossero state due bambine e una ragazza “nostre”: bianche, cattoliche, italiane. Prime pagine a cascata, servizi sui telegiornali, Vespa pronto a sbavare. Ma le bambine erano rom, non sono come noi, tre di meno. Contano molto di più l’età della moglie di Macron o i favoritismi della Boschi o una legge elettorale che nessuno vuole fare.

Altrettanto scalpore avrebbe dovuto suscitare l’agghiacciante documento dell’Espresso in cui le nostre autorità militari, giocando a scaricabarile, non intervengono nel salvataggio di un barcone che affonda. Tra i morti, dei bambini ma i bambini erano neri, non sono come noi, sei, dieci cento di meno. 

Già, cento come i passi che separavano Peppino Impastato dalla casa del boss Badalamenti, un po’ di meno in realtà, confessa il fratello Giovanni nel bellissimo libro “Oltre i cento passi”, uscito da poco.

Il libro è la storia di un’idea, quella comunista e di un impegno, quello contro l’ingiustizia, che non sono cessati con la morte di Peppino. Giovanni ha continuato a chiedere giustizia, a girare l’Italia e le scuole, è andato in Africa e in India, restando turbato dalle miserevoli condizioni di vita in cui si trovava la gente di quei posti e tornando provato, ma con la convinzione di dover fare qualcosa. Giovanni Impastato è uomo di una sinistra novecentesca, direbbe qualcuno. Ideale, utopica e destinata a uno splendido fallimento, dico io. Ma non per questo da svendere, o da rottamare.

E’ una lettura toccante per chi, come me, condivide sostanzialmente le idee politiche dello scrittore e ha sempre pensato che se vuoi che gli altri ti seguano, se vuoi preparare il cambiamento, devi essere un esempio. L’ha scritto in modo mirabile Havel ne Il potere dei senza potere, un libro che bisognerebbe studiare a scuola, altro che educazione di cittadinanza di facciata da portare all’esame.

Giuseppe Impastato non è un buonista, è un uomo che piange per il dolore degli altri uomini, scriverebbe Vittorini. Se non proviamo empatia, se non soffriamo per la sofferenza degli altri, che uomini siamo? Se tiriamo il sasso e poi nascondiamo la mano, come il procuratore di Catania, come assolviamo al nostro dovere?

Certamente non sanno cosa significa essere di sinistra ed essere empatici tutti quelli che hanno preferito non rispondere, a Genova, alle maestre di Cornigliano che chiedevano che fine avrebbero fatto i bambini rom che frequentavano la loro scuola ( la mia scuola) una volta che il campo rom sarebbe stato sgomberato, certamente non sanno cosa significa essere di sinistra ed essere empatici i cittadini del paese vicino a Cuneo che si sono ribellati alla notizia che sarebbero arrivati 23 profughi da ospitare,  suscitando la rabbia del loro medico, certamente non sanno cosa significa essere di sinistra ed essere empatici tutte le brave persone che hanno applaudito la retata cilena alla stazione di Milano, un altro episodio schifoso scomparso dalle pagine dei nostri giornali.

Troppa gente chiacchiera a vuoto, fa discorsi nobili, sproloquia e dimentica che il mondo non è fatto solo da quelli come noi, che chi arriva da lontano, chi vive in un camper, chi non ha avuto la fortuna di nascere in un paese ricco, piange, ride, prova dolore, lacrima e sanguina come noi, e scusate la citazione banale.

Troppa gente parla e si crogiola nelle proprie parole, belle, nobili alte, ma destinate a sciogliersi come neve al sole se non sono seguite dagli atti. Io sono vecchio e mi hanno insegnato che la teoria è il preludio della prassi, altrimenti sono solo chiacchiere.

Troppa gente è semplicemente, banalmente, desolatamente cretina e non c’è miglior alleato del potere più bieco e del malaffare di un cretino.

Troppa gente invita alla calma, alla moderazione, a un pacato esame dei fatti e non si accorge che, nel frattempo, ci stanno defraudando non solo dei diritti e dello stato sociale, ma della nostra umanità.

Sono le piccole cose, le piccole schifezze quotidiane, le piccole indifferenze, omissioni, dimenticanze, collusioni che vanno eliminate se si vogliono eliminare le grandi schifezze, collusioni, ecc. Tutto ha importanza, le parole sono sassi e sono acuminati e dolorosi anche i silenzi. E’ necessario introiettare come un vaccino il concetto di responsabilità individuale in tutti i cittadini di questo paese, se vogliamo avere ancora un futuro, e magari aggiungere anche una dose di cittadinanza attiva e consapevole, che male non fa.

Viviamo in un paese pieno di brutte persone, con cui non voglio dialogare, che non voglio comprendere e insieme alle quali non voglio trovare nessuna mediazione. Certe cose, certe persone, come quelle che stanno dietro i fatti che ho citato sopra, o si combattono o si condividono, non si possono ignorare né giustificare.

Categorie:Attualità

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