A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’Italia inesistente di Michele Serra e Debora Serracchiani ( e di chi gli dà ragione…)


Un paio di doverose premesse.

1) Lo stupro è un reato odioso, senza attenuanti e chiunque lo commetta va condannato e imprigionato.

2) Non esistono, per fortuna, aggravanti legate alla razza o alla provenienza geografica nel codice penale. Nel caso, si violerebbe palesemente il dettato costituzionale in uno dei suoi articoli immodificabili.

3) Non sono un buonista, ho una lunga esperienza di lavoro con ragazzi stranieri e, quindi, di contatti con le loro famiglie. detesto e combatto da sempre ogni forma di razzismo e trovo particolarmente spregevole l’ondata di razzismo 2.0 recentemente inaugurata dal Pd.

3) Fino a due giorni fa, attribuivo al Pd almeno il merito di non aver mai indugiato su posizioni razziste come la destra e i CInque Stelle ( a me non frega nulla che siano onesti, gente che segue quello che dice Grillo, da sempre fascistoide, e attacca le Ong nel modo in cui l’hanno fatto loro, mi fa schifo). Da due giorni a questa parte, non ha neppure più questo merito.

Debora Serracchiani e Michele Serra, l’ombra del giornalista che fu o che, probabilmente non è mai stato e faceva finta di essere, partono da un assunto sbagliato, quello cioè che l’Italia sia una paese accogliente e ospitale, aperto a chi arriva qui in cerca di una speranza di vita e, che per questo, si sente tradito quando un ospite tradisce.

A parte che nel mondo globale in cui viviamo trovo spregevole l’uso del termine “ospitare” riferito ad altri esseri umani, vorrei informare i due autorevoli esponenti del nuovo centrodestra, perché questo è il Pd di Renzi oggi, che l’Italia non è un paese ospitale.

Forse i due incauti mai hanno sentito parlare di caporalato e non sanno che a raccogliere la frutta e la verdura che imbandisce i loro deschi, quelli di Salvini e perfino quelli dei decerebrati di Forza nuova, sono proprio i nostri “ospiti”, sfruttati, tartassati, trattati come schiavi dai caporali al soldo di proprietari e criminalità organizzata. Nelle imprese edili che a prezzi convenienti ristrutturano le nostre case e appartamenti o, come capitato qualche anno fa in questa città, svolgono lavori per il comune, gli stranieri lavorano in nero, senza diritti sindacali, senza presidi di sicurezza, senza straordinari pagati, ecc. A volte muoiono anche, a volte scompaiono. Spesso lavorano in nero le badanti che accudiscono i genitori anziani, e in nero lavorano anche le giovani schiave che ogni notte offrono il loro corpo ai mariti italiani annoiati dalla routine matrimoniale e in cerca di emozioni forti a buon prezzo.

Potremmo anche parlare del razzismo, delle bugie che stampa e media producono a getto continuo, delle statistiche reali, del termine “invasione” usato a sproposito perché fa vendere, delle statistiche del ministero degli interni e dell’Ista, del fatto che senza stranieri molti di noi non riceverebbero più la pensione o non lavorerebbero, ecc.

Potremmo parlare di una democrazia portata a suon di bombe, degli immigrati rispediti indietro per  essere torturati nelle prigioni libiche e mandati a morire nel deserto, delle Ong attaccate perché loro sì che “accolgono” chi sta per morire, dell’amico Gheddafi con cui per anni i nostri governi hanno stretto affari, ecc.

Vogliamo poi parlare dei centri di accoglienza o, peggio ancora, dei famigerati centri di riconoscimento ed espulsione? Vogliamo davvero parlare di queste vergone nazionali sulle quali tanto ha scritto Gatti in passato, lo stesso Gatti che ha denunciato come le nostre forze militari abbiano fatto affondare un gommone uccidendo, di fatto, uomini,donne e bambini mentre si palleggiavano la responsabilità?

Responsabilità è parola sconosciuta sia a Serra sia alla Serracchiani, sia al partito di cui sono servi. La responsabilità, per un politico, di non dire ciò che la gente vuole sentire ma di dire  ciò che è giusto, corretto e necessario dire, a rischio di essere impopolari, la responsabilità per un giornalista di non giustificare l’ingiustificabile sotto le spoglie di un moralismo da quattro soldi.

Categorie:Attualità

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