A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La dignità non è in vendita


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Questo è un post per chi ha voglia di riflettere quindi invito ad astenersi dal leggerlo cinici, opportunisti, servi di partito, radical chic, ecc.

Ero presente ieri, come sindacalista e come lavoratore, all’incontro con Papa Francesco all’Ilva di Genova. E’ stato un incontro emozionante sia perché mio padre ha lavorato in quel capannone con quella tuta e quel casco per quarant’anni, facendo anche lui sindacato, sia perché, sin dalle prime battute ho avuto l’impressione di avere di fronte un uomo di statura morale elevata, una persona che crede fermamente in ciò che dice e che non cerca di accendere il fuoco della conversione, non vuole catturare nuovi adepti, ma con il suo tono pacato, da professore davanti a una platea di ragazzi a cui deve insegnare concetti importanti con parole semplici, illumina la mente e ci fa ragionare, riportandoci all’essenzialità dell’essere uomini.

Il discorso che ha fatto ieri, invito tutti a ripescarlo su youtube, è stato un discorso di teologia del lavoro e di morale della politica, una lezione su valori che non sono né di destra, né di sinistra ma appartengono all’uomo.

D’altronde, Hans Kung, Monsignor Romero, tutta la teologia della liberazione, non a caso esperienze a cui il pontefice ha restituito dignità, hanno mostrato, e solo chi non vuol vedere non vede, che in ultima analisi, il marxismo, inteso come filosofia e non come scellerata applicazione pratica, e la dottrina sociale della Chiesa, convergono molto più di quanto si pensi.

Entrambe hanno al centro l’uomo e i suoi diritti fondamentali, entrambe concepiscono l’umanità alla luce di concetti quali la cooperazione e la solidarietà oggi desueta, entrambe guardano agli ultimi.

Il lavoro è dignità, dà un senso al nostro essere uomini e la dignità non è in vendita, questi due principi costituiscono il nucleo di quello che abbiamo ascoltato ieri, concetti semplici e “rivoluzionari”, in un mondo in cui tutto viene venduto al miglior offerente.

Il discorso del Papa è stato solo apparentemente semplice; quando ha affermato che per i disoccupati non esistono domeniche né lunedì mi è tornato alla mente uno splendido film spagnolo, I lunedì al sole, che raccontava la vita di un gruppo di disoccupati spagnoli al tempo dell’inizio della crisi economica che ancora ci attanaglia. Quando ha parlato di lavoro fatto bene, non poteva non tornare alla mente il concetto del lavoro ben fatto di Vaclav Havel,, che ne Il potere dei senza potere, teorizza appunto il lavoro ben fatto come potente strumento a disposizione dei lavoratori, per inceppare la macchina del regime autoritario.

Un discorso alto e semplice a un tempo, un discorso che ha toccato il cuore di tutti i presenti. In qualche modo, mi ha personalmente restituito l’entusiasmo dell’impegno, sul lavoro, nel sindacato, rispondendo in modo convincente a quel ” chi me lo fa fare?” che di tanto in tanto mi risuona nella mente.

Mi hanno particolarmente irritato alcuni commenti su facebook riguardo cosa significhi essere “veramente” di sinistra, riguardo al fatto che c’è chi parla e chi fa.

Sull’ultimo punto sono d’accordo: c’è chi fa, malissimo, e per di più parla, ancora peggio. Ci sono poi quelli che credono di fare e non si accorgono di non fare nulla e ci sono quelli, tanti, che pensino che basti spegnere la luce un minuto per essere autenticamente rivoluzionari.

Per me, essere di sinistra significa rispettare le regole, lavorare con coscienza e dare di più, sempre, senza chiedere nulla in cambio, senza ottenere favori, finanziamenti o prebende, non per masochismo, ma per dare l’esempio. Non riuscirei a fare sindacato se non svolgessi sempre un lavoro ben fatto, appunto. Per me essere di sinistra significa guardare agli ultimi, tutti, anche quelli brutti, sporchi e cattivi, senza distinzioni, perché è dai distinguo che nasce l’ipocrisia. per me essere di sinistra significa dare una mano, evitare nei limiti del possibile di giudicare e provare a capire chi ho di fronte, cambiare prospettiva e non fossilizzarmi nelle mie convinzioni. Per me essere di sinistra è essere coerente su pochi principi sui quali non esiste possibilità di transigere. Essere di sinistra significa leggere più che si può, informarsi su tutto, non credere mai di avere la verità in tasca e quando ritieni di averla, rimetterla in discussione.

E’ per tutto questo che considero il mio essere credente perfettamente coerente con il mio essere “comunista, ed è per questo che Papa Francesco mi ha toccato il cuore.

Tra parentesi, ho conosciuto pochissime vere persone di sinistra ed erano uomini e donne di fede convinte di essere atei.

Io non prendo lezioni di cosa significa essere di sinistra dai fighetti radical chic che guardano dall’alto in basso senza vedere niente, ma accetto la lezione di un uomo tra gli uomini, che parla con il cuore e dice parole pesanti e aguzze come pietre,.

Parole che non resteranno sempre inascoltate perché, presto o tardi, i semi crescono, sempre.

Categorie:Attualità

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