A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’astensionismo spiegato a mia figlia


Vedi, essere di sinistra una volta, prima di Berlusconi, prima che tu nascessi, significava essere e sentirsi diversi, portarsi dentro il dovere morale di rispettare le regole anche quando le si contestava, di essere integerrimi e onesti senza sbandierarlo ai quattro venti e senza mostrare scontrini. Significava spendersi per gli altri, gli ultimi, senza distinzioni.

Essere di sinistra non era facile, c’erano i fedeli alla linea, le teste pensanti, gli anarcoidi, come me, e quelli che pensavano che, forse, era necessaria qualche concessione al sistema se si voleva abbatterlo. Quelli hanno vinto, noi abbiamo perso.

Non ascoltavamo il rap ma poeti come Dylan e Leonard Cohen, studiavamo le strofe dei cantautori per coglierli in fallo, leggevamo di tutto, avidamente, ed ascoltavamo l’opinione di tutti, tranne che dei fascisti. Eravamo orgogliosi di appartenere a qualcosa che avrebbe cambiato il mondo e invece il mondo ha cambiato noi.

Andavamo in manifestazione senza sciarpe colorate e senza selfie, perché dovevamo stare attenti a non farci pestare dalla polizia e/o dai fascisti. Siamo scesi in piazza molte volte con i lavoratori dell’Italsider, perché i metalmeccanici, come mio padre, erano i nostri eroi e a nessuno di noi sarebbe venuto mai in mente una legge come il jobs act, se qualcuno di noi avesse pensato che per rilanciare l’economia era necessario arricchire chi era già ricco e rendere più poveri i poveri, lo avremmo mandato via a calci in culo.

Abbiamo seguito le metamorfosi del partito e non abbiamo capito in tempo che Berlinguer, l’ultimo grande uomo di sinistra di questo paese, aveva capito tutto in anticipo, forse per questo era così triste. Abbiamo accettato di non essere migliori degli altri, di rubare come gli altri, anche se gli irriducibili, le teste di cazzo come tuo padre e i suoi amici, hanno ostinatamente continuato a cercare di dare l’esempio, a rispettare le regole per poterle cambiare. Sembra complicato, vero? C’è stato un grande pensatore di sinistra, un poeta, si chiamava Havel, che ha scritto che l’unica arma della povera gente contro l’oppressione è il lavoro ben fatto. Il lavoro ben fatto disturba i corrotti e i corruttori, perturba il sistema, scardina l’ordine.

Brecht ci aveva insegnato che la scuola e lo studio sono armi potenti e alla scuola e allo studio molti di noi si sono dedicati con passione e sacrificio, sempre per la questione del lavoro ben fatto. I principi che insegno ai ragazzi seduti davanti alla mia cattedra, spesso seduti attorno a me, stare in cattedra non mi piace, sono gli stessi con cui sono cresciuto io: la sacralità del lavoro, il rispetto degli altri, non importa se gay, zingari, immigrati, drogati, tutti gli altri, tranne i fascisti, il dovere etico di spendersi anche per gli altri, anche per i fascisti, pensa un po’: per questo molti di noi fanno sindacato o sono parte attiva della società civile.

Eravamo e siamo rimasti teste di cazzo, senz’altro, e sognatori, per questo non possiamo dare il nostro voto a chi ha tradito ognuno di quei valori e di quei sogni. Abbiamo per anni lavorato duro e fatto il nostro dovere in silenzio e l’astensionismo è il nostro modo di dire vaffanculo a chi ci ha traditi e ha usato le nostre bandiere per arrivare al potere e poi gettarle nel cesso.

Non cederemo agli appelli contro la destra rozza votando una destra più raffinata, perché noi i fascisti, quelli veri, quelli cattivi, li abbiamo visti nelle piazze, all’università, li abbiamo sentiti raccontare dai partigiani quando erano ancora giovani e i loro ricordi erano freschi. Questi non ci fanno paura, questi ci fanno solo ridere amaro, sono solo chiacchiere e distintivo. Ci preoccupano di più i fascisti mascherati, quelli delle regole da cambiare, quelli del paese da modernizzare sulla pelle della gente, quelli delle delocalizzazioni e di Marchionne grande imprenditore, quelli che si fanno chiamare centrosinistra e non conoscono Moro e Berlinguer, quelli che due giorni fa erano disposti a un patto elettorale con la destra rozza e forcaiola.

Perché vedi, noi teste di cazzo di sinistra abbiamo un grande difetto: non dimentichiamo e quando veniamo traditi, non perdoniamo.

Categorie:Attualità

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  1. Astensione Ragionata e Consapevole

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