A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Di comunismo, fascismo e altre amenità.


E’ singolare come ultimamente, io che trovo i miei referenti politici in Bakunin e Malatesta ed ho sempre votato a sinistra perché nel mondo reale qualcuno bisogna pur votare, ma anarchico sono sempre rimasto nel cuore, mi trovi a difendere il comunismo italiano, specialmente in queste ultime ore dove si leggono le più beate assurdità riguardanti la liceità o meno di esprimere la propria appartenenza al fascismo e, per esteso,sul la libertà d’opinione tout court.

Cominciamo ab ovo. Se questo paese ha una democrazia e dei diritti civili, sempre più debole l’una sempre meno gli altri, lo si deve anche a quei comunisti, non solo loro ma soprattutto loro, che sono saliti sui monti a combattere per la libertà dopo l’invasione nazifascista. Quind,i prima di recitare il de profundis per il comunismo e seppellirlo come un retaggio del passato, i giovani valenti e intelligenti che polemizzano con me o con cui polemizzo, e non faccio ironia sui due aggettivi,dovrebbero riflettere sul fatto che, se possiamo civilmente esprimere opinioni contrastanti, lo devono anche ai comunisti.

Ai comunisti e ai socialisti pre Craxi devono anche uno stato sociale che è stato per decenni il migliore d’Europa e tra i più avanzati del mondo. Il comunismo italiano non è mai stato, dalla nascita della repubblica, rivoluzionario e lo testimonia l’episodio dell’attentato a Togliatti. Dopo i fatti d’Ungheria, il Pci prende le distanze da Mosca e nasce quell’eurocomunismo di cui il Pci è stato capostipite e che, se non fosse stato assassinato Moro, avrebbe potuto portare a quella terza via tanto anelata, già stroncata in Cile dall’imperialismo americano. Dunque, il Pci è sempre stato un partito democratico e fautore di un riformismo che guardasse alle fasce più deboli e ha costretto la Democrazia Cristiana a una politica di mediazione tutto sommato moderata che ha portato questo paese a essere una potenza mondiale.

Quindi, per chi appartiene alla mia generazione, dichiararsi comunista significa rifarsi a quegli di ideali di solidarietà, cooperazione, riformismo e giustizia sociale che erano propri del Pci italiano e non rifarsi a Mosca o a Pechino.

Diverso è il discorso per il fascismo: l’Msi nasceva dai reduci di Salò, cioè quei fascisti che si schierarono a fianco dei nazisti contro gli italiani. Considererei un insulto all’intelligenza dei giovani polemisti di cui sopra  (ripeto, parlo senza ironia: la mia professione mi porta ad avere grande rispetto dei giovani) spiegare cosa era il nazismo. Appartenenti all’Msi si sono distinti negli anni della repubblica, per tentativi golpisti e aiuti all’eversione nera, per dichiarazioni antidemocratiche e nostalgie del ventennio.

Con Fini e Alleanza nazionale la destra ha tentato di lavarsi la faccia e ha ripudiato, almeno a parole, il fascismo. Fascismo che è anticostituzionale come anticostituzionale è farne l’apologia.  E qui il discorso di potrebbe chiudere.

I padri del comunismo italiano sono Gramsci, Togliatti, Amedeo Bordiga per la frangia più radicale, Di Vittorio per il sindacalismo. Figure che non non si sono macchiate le mani di sangue nè mai hanno teorizzato l’eliminazione fisica dell’avversario. Al contrario, il fascismo italiano si rifà ancora oggi a Mussolini, il criminale che ordinò l’omicidio di Matteotti e tanti altri, che fece manganellare e umiliare operai e contadini, che fece emanare le leggi razziali, che a Salò diede mano libera ai suoi seguaci più sadici e vigliacchi, che per vent’anni tolse la libertà al paese trascinandolo in una guerra fratricida.

Per questo dichiararsi comunisti, oggi, non significa essere nostalgici ma rivendicare valori e principi che hanno fatto la storia di questo paese e ne hanno tutelato la libertà e dichiararsi fascisti è giusto che venga considerato reato. La libertà d’opinione non c’entra: il fascismo non la contempla e dunque non deve esservi contemplato. Punto.

Comprendo che fa molto figo assumere posizioni snobistiche e fare di tutt’erba un fascio, così come può sembrare in linea col giovanilismo imperante considerare vecchio tutto ciò che non si comprende o non si è vissuto,ma bisogna stare molto attenti : la libertà è qualcosa che è stata conquistata col sangue ed è stata difesa da generazioni di lavoratori con lotte dolorose e difficili e anche se sembra scontata, è facilissimo farsela sfilare sotto gli occhi, specie se si è convinti che quello in cui viviamo sia l’unico sistema in grado di assicurarla. No, questo non è il migliore dei mondi possibili e la nostra libertà la pagano masse di diseredati che bussano alle nostre porte e vengono ricacciati indietro a calci dai benpensanti che vogliono aiutarli a casa loro dopo averli derubati. Ma almeno, abbiamo la possibilità di scriverlo.

La mia generazione ha vissuto il terrorismo e la mattanza mafiosa, è scesa in piazza contro le bombe sui treni e nelle piazze, ha visto l’omicidio di Aldo Moro, un episodio cruciale nella storia del nostro paese, tutto quello che siamo oggi ne è la diretta conseguenza.  A fronteggiare quell’ emergenza c’era una democrazia compromessa ma ancora forte, una politica non asservita al mercato e una coscienza civile che ancora ricordava cosa significa il rosso e cosa il nero. Oggi non è più così e questo mi preoccupa molto.

Ai giovani che polemizzano con me o con cui polemizzo, ricordo affettuosamente una frase di Gramsci, che, insieme a una poesia di Brecht, fa di me l’insegnante che sono, se buono o cattivo maestro non sta a me dirlo: Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.

Studiate ragazzi e ragazze, prima che vi rubino sotto il naso quello che i vostri padri e i vostri nonni hanno conquistato col sudore, studiate quello che vi piace e, soprattutto, quello che non vi piace e quando penserete di avere la verità in tasca, gettatela via  ricominciate. Perché, diceva Brecht: ciò che non sai di tua scienza in realtà non sai.

Categorie:Attualità

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