A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Nascondere i problemi reali non significa risolverli


La morte di una ragazzina di quindici anni è una tragedia insopportabile, lo diventa ancora di più se è frutto di uno sballo del sabato sera. Mi auguro almeno che possa essere l’occasione per un serio esame di un allarme sociale ormai conclamato che a Genova tutti ignorano, tranne chi vi entra  in contatto per lavoro ( forze dell’ordine, operatori del sociale, insegnanti).

Mi riferisco al ritorno in grande stile della droga, all’abbassamento dell’età di chi ne fa uso, alla sottovalutazione del problema da parte di chi dovrebbe prestarvi attenzione.

Siamo di fronte a un problema anche anagrafico: l’età media dei genitori e di molti educatori, fa sì che non abbiano vissuto gli anni della strage dell’eroina in città. Io ricordo benissimo, da ragazzino, lo stillicidio di notizie su ragazzi morti per overdose sui giornali, le siringhe nei parchi, i giovani che si bucavano nel centro storico, qualche amico che prendeva una strada sbagliata. I genitori di oggi hanno vissuto l’età più allegra e spensierata delle canne, al limite lo sballo veloce della cocaina, col mito che si trascina dietro di non dare dipendenza, non conoscono le nuove sostanze presenti sul mercato ( come le metanfetamine, che hanno ucciso la povera ragazzina ieri sera) e, soprattutto, non si rendono conto di quanto oggi sia facile procurarsi droga in città.

Posso capire che a livello nazionale il ritorno in grande stile degli stupefacenti, ormai oggetti di consumo presenti sul mercato a disposizione di tutti, contrasti con la narrazione di un paese in ripresa, con la favola che gli ultimi governi continuano a raccontare a sé stessi, mentre mi risulta difficile comprendere come una giunta comunale appena insediata, con velleità di una netta discontinuità rispetto al passato, non faccia neppure menzione di una ripresa di quelle politiche sociali che negli ultimi anni hanno visto una netta battuta d’arresto e cominci il suo mandato con provvedimenti di facciata che riguardano tutti il centro città. Per i politici genovesi la periferia non esiste. E i risultati si vedono.

Forse, invece di spostare mercatini di disgraziati e spendere migliaia di euro in red carpet, per altro esteticamente osceni e di rara inutilità, sarebbe meglio pensare a come frenare il dilagare degli stupefacenti in periferia, sarebbe più opportuno concentrarsi su come salvare le vite dei nostri ragazzi e su dove trovare i soldi per servizi sociali ormai ridotti all’osso.

Io non ho soluzioni da portare, per altro la mia opinione contrasta nettamente con quella comune sia in tema di liberalizzazione ( sono contrario, a meno che  non venga fatta a livello europeo) sia nella sottovalutazione generale del problema. Facendo parte di una generazione in cui quasi tutti hanno avuto un amico o un conoscente che ci ha lasciato le penne con un ago nel braccio, tendo ad essere piuttosto allarmista.

Le forze dell’ordine da tempo segnalano un aumento del consumo di sostanze tra i giovanissimi, la facilità di procurarsi droghe anche via internet e la moda dello sballo del sabato sera, forse quella che è costata la vita alla ragazzina ieri sera. Ma sono allarmi inascoltati, che non trovano risposte in chi è pagato per darle.

Nessuno sembra ascoltare. I servizi sociali vedono i loro budget ridotti ogni anno, la scuola non è preparata ad affrontare le droghe nella prospettiva attuale: fare terrorismo con ragazzi adolescenti è controproducente e, spesso, anche gli insegnanti sono colpevolmente disinformati sull’argomento. La politica, poi, affronta il tema con superficialità, approssimazione e opportunismo, limitandosi a uno stucchevole ed estemporaneo battibecco tra liberazionisti e contrari alla liberalizzazione, senza entrare nel merito del problema, senza sapere di cosa si sta parlando.

Le dinamiche sociali in atto, la dissennata politica liberista seguita dal governo che sta provocando una progressiva deregolamentazione del mercato del lavoro con un aumento della precarizzazione e dei licenziamenti, e proprio Genova in questi mesi ha pagato e sta pagando un prezzo alto, fa pensare che presto il problema della diffusione delle droghe non riguarderà più solo i figli ma anche i padri e che si rischia di tornare a  trasformare le periferie in lazzaretti.

Io credo che la politica, locale e nazionale, se vuole davvero rilanciare questo paese, debba tornare prioritariamente a occuparsi delle persone, in particolar modo di quelle più svantaggiate e più a rischio. Visione che certamente non appartiene al neoliberismo imperante, me ne rendo conto. Personalmente, trovo raccapricciante mettere un manager invece che un politico alla guida di una grande città, al di là del colori che lo accompagnano che, nel caso di Genova, mi ripugnano.

Al contrario di quanto si pensa oggi, io credo che questo paese abbia bisogno più che mai di politica e di politici veri, che sappiano svolgere il proprio compito: quello di andare incontro ai bisogni delle persone, non di seguirne gli istinti più bassi. Gli extracomunitari sono diventati un ottimo capro espiatorio e uno specchietto per le allodole che serve a distogliere l’attenzione dai problemi reali del paese e dalle colpe della politica. Non è un caso se anche quel movimento che si proponeva come nuovo ha deciso di cavalcare la tigre del razzismo dilagante, con la consueta approssimazione e il consueto corollario di scemenze che lo accompagnano, da qualche tempo a questo parte.

Regolamentare in modo serio il mondo del sociale, le Ong, i centri di accoglienza, i centri di recupero per tossicodipendenti, ecc., finanziarlo in modo adeguato perché non ci sia chi si arricchisce sulla miseria, applicare in modo efficace e non in senso liberista il principio della sussidiareità, avviare un dibattito pubblico sulle periferie e sui problemi che nelle periferie nascono e dilagano verso il centro, sarebbe il primo passo per una politica diversa, che guardi finalmente alle persone come tali e non come consumatori. Se invece del red carpet e del ribasso del ticket per i parcheggi, che aumenterà a dismisura il traffico in centro con gravi danni per la salute pubblica, si avviasse una grande opera di ristrutturazione del centro storico e delle periferie più degradate della città, unita ad una ristrutturazione sociale, in accordo con le associazioni serie che operano nel sociale, si creerebbero posti di lavoro per anni e si avvierebbe un circolo virtuoso che porterebbe a quel fatidico rilancio della città che tutti auspicano. Sarò prevenuto, ma ho forti riserve sul fatto che leghisti e fascisti possano avviare tutto questo e i primi passi della giunta mi danno ragione.

Se perdiamo i nostri ragazzi, se ci giochiamo una, due generazioni, se sprechiamo idee e potenzialità, se continuiamo a ignorare i problemi reali, come è accaduto negli anni settanta, non rilanceremo questo paese ma lo affosseremo completamente.

Il problema della droga, ormai, è un problema culturale e solo a partire da una cultura diffusa e generalizzata si può risolvere. Invece di formare gli insegnanti su falsi fenomeni mediatici come il bullismo, fenomeno incredibilmente sovradimensionato dai media, sarebbe forse molto più opportuno permettergli di formarsi sulle nuove droghe, sul nuovo identikit dei consumatori e su come contrastare il fenomeno.

Mi rendo conto che le mie parole suonano ironiche, in un paese in cui si manifesta violentemente  e insensatamente contro uno dei pochissimi provvedimenti sensati  per la tutela dei minori  degli ultimi anni.

Categorie:Attualità

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