A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il sindacato è espressione di libertà (Lettera al cittadino Di Maio)


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Egregio cittadino Di Maio,

lei in questi mesi si è segnalato come esempio di rara ignoranza, di pochezza politica sconcertante, in un paese in cui abbonda, di rara insignificanza argomentativa. Trovo questo assai avvilente, per un personaggio che si candida a guidare un paese, almeno quanto trovo avvilente che a ogni sua esternazione seguano i plausi di una folla seguaci sempre più sorda e cieca, che sembra non capire cosa si nasconde dietro le sue parole.

Lei ha affermato che il sindacato deve cambiare, deve riformarsi: lo sta già facendo, i sindacati confederali hanno da tempo snellito le loro strutture e fatto passi significativi, non foto di scontrini, verso la trasparenza, a causa di quelle mele marce che ne hanno macchiato l’immagine.

Ma trovo assolutamente grave quello che lei ha aggiunto dopo la prima, banale, inutile frase: cioè che se i sindacati non cambieranno, li farete cambiare voi. Voi chi? Un non partito guidato da un comico guidato da un’azienda informatica? O uno che non ha mai lavorato in vita sua e studiato assai male, visto le castronerie che dice? Voi chi? Le poche migliaia di adepti che si illudono di applicare la democrazia reale votando online, salvo poi vedere il voto annullato in caso di risultato sgradito al comico? Voi chi, cittadino Di Maio? credo di avere diritto a un sua risposta, visto che io la pago ogni mese.

Le faccio due nomi che lei non conosce: Guido Rossa e Marco Biagi. Il primo era un sindacalista della Cgil, ebbe il coraggio di denunciare i terroristi e venne assassinato dalle Brigate rosse, il secondo era un giuslavorista, un consulente della Cisl, il sindacato di cui faccio parte, che venne assassinato dalle Brigate rosse perché cercava di fare, seriamente, quello che lei ha detto l’altro ieri: rinnovare il mercato del lavoro, renderlo più flessibile, aprire la strada al futuro. Anche questo è il sindacato italiano e questo è il prezzo di sangue, potrei farle molti altri nomi che non conosce, che ha pagato alla libertà.

Il sindacato è espressione altissima di libertà e democrazia, fatto da uomini e donne che dedicano parte del proprio tempo per tutelare i diritti di altri uomini e donne, a volte rischiando, mettendoci sempre la faccia. Ci sono mele marce, certo, come in ogni categoria, ciò non toglie che il sindacato anche oggi che è in crisi, fa quello che dovrebbe fare lei e quelli come lei: tutelare i diritti dei lavoratori.

Quando lei dice che bisogna invitare ai tavoli sindacali le associazioni giovanili, oltre a formulare una frase priva di qualunque senso, come spesso le capita, ( quali associazioni? Chi lo decide? A che titolo?) si fa complice nel dare credito a un mantra che viene spesso ripetuto sui social network: quello che il sindacato si occuperebbe solo di chi ha i diritti garantiti e non degli altri lavoratori, in particolare i giovani.

A parte che i diritti i lavoratori e il sindacato li hanno conquistati a suon di scioperi, e dubito che lei sappia cos’è uno sciopero e quale peso abbia sullo stipendio di un operaio, a tramandare questa sciocchezza sono giovani arroganti e supponenti come lei che non hanno mai messo piede nello sportello giovani di una sede sindacale. Non sto neanche a spiegarle che non è così, che il sindacato tutela tutti i lavoratori, che se si bussa a una sede sindacale, anche quelle che non mi trovano d’accordo nelle idee e nel modo di portarle avanti, come i sindacati di base, troverà sempre qualcuno che risponde e , se è fortunato, anche soluzione al problema.

Dei sindacati c’è bisogno, cittadino Di Maio, specie se salirà al potere gente come lei. Essendo espressione di libertà e democrazia, vere, non virtuali. non digitali, i sindacati sanno benissimo la strada da intraprendere per riformarsi, senza bisogno che il Masaniello di turno ( lo sa chi era Masaniello, sì?) lanci minacce che hanno un vago odore di fascismo.

Stia sereno, cittadino Di Maio, li lasci lavorare, e se le capita, provi a lavorare anche lei, se poi si accorge che è pericoloso, torni pure a fare quello che sta facendo adesso.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. Il sindacato continua a lottare, in modo diverso da quello di un tempo. Solo che il potere di incidere non è più quello di un tempo, perchè i lavoratori, a ragione o a torto, hanno cominciato a non dargli più fiducia. La debolezza del sindacato, oggi, è la debolezza dei lavoratori che non credono più nei diritti. Anche a me piacerebbe che fossimo più incisivi, ma mi creda: a volte non è proprio possibile e spesso,in occasione di manifestazioni e presidi di lotta, ci ritroviamo sempre i soliti.

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