A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Una rete senza cultura genera odio e paura


Che gli italiani siano un popolo di creduloni non stupisce: non avremmo avuto il ventennio berlusconiano, un comico non sarebbe il capo del maggior partito d’opposizione e Renzi non passerebbe per un coraggioso riformatore, se non fosse così.

Che gli italiani non leggano né libri né giornali è notizia vecchia: siamo fanalino di coda in Europa e ben classificati a livello mondiale, non male per la patria di Dante, Petrarca, Boccaccio, Goldoni, Leopardi, Manzoni, ecc.

La notizia è che sempre più gli italiani cercano la verità su internet e si bevono le bufale della rete, il che spiega, tra l’altro, il successo del comico di cui sopra e del suo movimento che, quanto a credulità, non ha rivali. Si spiegano anche i flames fastidiosi, i video virali, il cyberbullismo e l’uso teppistico di Internet in genere.

la notizia nasconde una realtà ben più grave: intanto la crisi della scuola, fortemente voluta dall’establishment, che negli ultimi dieci anni non ha fatto altro che delegittimare gli insegnanti e la cultura in genere, tagliare fondi alle istituzioni scolastiche o distribuirli malissimo, ad esempio insistendo sull’adeguamento tecnologico senza riformare i programmi, creando classi digitali che rischiano di portare più danni che benefici, mettendo i bastoni fra le ruote a tutti i tentativi della scuola di formare, educare, istruire. Con la ciliegina sulla torta, inevitabile, di un ministro dell’istruzione senza una laurea e con un diploma discutibile, unico caso in Europa. Questo dopo aver avuto all’istruzione manager e visionarie che blateravano di tunnel fantascientifici. Sull’uso delle nuove tecnologie a scuola consiglio un ottimo libro di un psichiatra tedesco, si intitola Dementi digitali  e offre un punto di vista illuminante che il sottoscritto, che non è un luddista ma un appassionato di nuove tecnologie da sempre, condivide pienamente.

Io non credo alla rete come spazio di libertà, non sono d’accordo con i teorici come Castell che fantasticano di un popolo in grado di influenzare le scelte dei governi, o meglio ,non ci credo più. La rete è una grande occasione persa. Poteva essere uno spazio di confronto e approfondimento, uno strumento per raccontarsi in pubblico e guarirsi o uno spazio di crescita intellettuale,  è diventato una specie di bassofondo della mente dove le persone non hanno alcun pudore a manifestare la propria ignoranza e i peggiori istinti, a offendere sadicamente e gratuitamente, a diffondere idiozie e menzogne create ad arte, a esibirsi nei modi più triviali.

La notizia nasconde anche la sfiducia della gente verso i mezzi d’informazione tradizionali, sfiducia del tutto giustificata: il giornalismo italiano è mediamente, mercenario, cortigiano e di pessima qualità, la televisione, con alcune felici eccezioni nel campo della fiction, è se possibile, ancora peggiore. Non si fa più cultura, al ricerca ossessiva dell’audience ha porta a un involgarimento generale, alla ricerca del colpo a effetto, della caduta di tono che fa parlare i giornali per settimane. Con alcune felici eccezioni, sempre più di nicchia.

Per approfondire le notizie, per cercare nuovi punti di vista, mi rifugio anch’io nella rete, solo che cerco di selezionare: in fondo, capire se chi scrive è colto o ignorante, in buona o in malafede, non è così complicato. Ho ad esempio evitato di esprimere la mia opinione sulla questione basca perché quasi del tutto a digiuno di notizie. MI sto documentando, leggendo anche i quotidiani spagnoli e comincio a formarmi un’idea. E’ un metodo che uso ogni volta che non conosco un argomento che balza agli onori delle cronache.

Fermo restando che la rete non potrà mai sostituire un buon libro, documentato, con una bibliografia ampia, scritto da persona informata dei fatti. Giusto in questi giorni sto leggendo un interessantissimo testo di Alessandro Dal Lago sui nuovi populismi e sull’influenza di Internet, anche questo illuminante, preoccupante, ma assolutamente lucido e condivisibile in quasi tutti i suoi assunti.

In conclusione, questo sondaggio fotografa un paese sempre meno interessato alle verità, anche parziali, come tutte le verità e sempre più orientato alla conferma delle proprie verità, sempre meno interessato alla cultura, privo di punti di riferimento forti, di valori fondanti, descolarizzato, autoreferente. Una deriva culturale che è terreno di coltura di frutti avvelenati, come il razzismo, il qualunquismo, l’odio a priori verso chi è diverso o la pensa diversamente da noi. Su internet, l’etica e la morale non hanno cittadinanza, l’odio e il sonno della ragione, sì. Chissà cosa scriverebbe oggi Unamuno.

Non mi sembra che ci sia la volontà politica di affrontare il problema, di consdierare il problema come tale: ad esempio restituendo alla scuola il proprio ruolo, riformando il servizio pubblico e sfruttando professionalità e intelligenze che ancora in Rai ci sono, promuovendo la cultura a tutto campo, regolamentando la stampa mantenendo la libertà ma punendo severamente chi viola la Costituzione ad esempio incitando alla discriminazione e all’odio razziale, riportando il dibattito politico su livelli di civiltà accettabili.

Se è vero che la classe politica è lo specchio del paese, è inevitabile che la mancanza di dignità e di rispetto di cui fa mostra quotidianamente finisca per trasferirsi alla gente, che ha trovato nella rete uno spazio dove ottenere quei cinque minuti di popolarità di cui parlava Andy Warhol. Dalle grandi cose alle piccole cose, si potrebbe dire parafrasando un famoso detto latino, dagli scontri di basso livello a cui quotidianamente assistiamo in parlamento, agli scontri infimi a cui assistiamo in rete.

Forse questa preferenza degli italiani per la rete e la loro credulità è il minore dei mali che affliggono il nostro paese o, forse, no, forse invece è un male grande, foriero di sinistri sviluppi. Come tante altre, la risposta a questa domanda si perde nel vento.

Categorie:Attualità

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