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Whistleblowing: prove tecniche di un nuovo concetto di cittadinanza


whistleblowing

La notizia non ha avuto una grande rilevanza sui media, eppure la meriterebbe. L’approvazione della legge sul whistleblowing, una serie di norme per proteggere chi denuncia comportamenti scorretti sul posto di lavoro, a partire da episodi di corruzione, segna un passo in avanti verso quella rivoluzione culturale di cui questo paese ha un assoluto bisogno. Tutti noi, oggi, siamo un po’ più responsabili, abbiamo una possibilità in più per cambiare lo stato delle cose.

Fino ad oggi, non solo chi segnalava un episodio di corruzione non era tutelato ma, spesso, era soggetto a ritorsioni e perdeva il posto di lavoro. Questo non accadrà più. La legge è perfettibile, lo Stato, per esempio, deve fornire gli strumenti tecnici adeguati che garantiscano il whistleblower, ma è comunque di fondamentale importanza che sia stata approvata.

Arriviamo curiosamente in ritardo, ma forse non troppo curiosamente, viste l’incidenza della corruzione nel nostro bilancio, rispetto ad altri Stati europei e non, dove, ad esempio, il whistleblower viene addirittura premiato. 

Denunciare la corruzione non deve essere visto come un atto delatorio ma come un atto di cittadinanza attiva, compiuto a beneficio della collettività. Bisogna combattere la logica del farsi i fatti propri, l’eterno atteggiamento delle tre scimmiette, così caro agli italiani: se la corruzione danneggia tutti , è arrivato il momento che tutti si adoperino per contenerla. Il whistlebowing  dovrebbe diventare un dovere civico per ognuno di noi, un atto necessario.

Ovviamente, questo strumento non va usato per consumare vendette private, non deve trasformarsi in un incitamento alla calunnia e un tale uso della legge andrebbe sanzionato severamente.

Questo provvedimento non è ovviamente sufficiente a contenere un male che nel nostro paese è endemico, trasversale e, tutto sommato, socialmente tollerato. Sembra quasi essere opinione comune che chi occupa posti di potere ne abusi a proprio vantaggio, con buona pace dei concetti di etica del lavoro e professionalità, per non parlare dell’utile comune. manca il discredito sociale verso i corrotti e la capacità di comprendere che chi li denuncia rende un servizio alla collettività.

Non basta una legge a cambiare le persone, a modificare un atteggiamento culturale, è necessaria un’opera di educazione che andrebbe condotta, in primis, naturalmente, dalle agenzie educative che svolgono istituzionalmente questo compito per formare le nuove generazioni. La scuola deve tornare ad essere protagonista, a dare ai ragazzi delle basi valoriali oltre che delle nozioni.

In seconda battuta, toccherebbe allo Stato e ai media avviare una grande e diffusa campagna d’informazione sull’argomento. Il relativo silenzio che ha fatto seguito all’approvazione della legge, l’anglicismo con cui è stata designata, suonano un tantino sinistri, come se si fosse trattato di un atto ormai dovuto ma non troppo auspicato.

La lotta alle mafie e alla corruzione, che delle mafie è il terreno di coltura e l’arma più potente, non può essere delegata esclusivamente alla magistratura, deve diventare un impegno collettivo di ogni cittadino.  Bisogna sconfiggere la logica del favore, della scorciatoia, del consesso dei pochi che decide per gli altri, dell’invidia per chi ha amici importanti e può arrivare dove altri non arrivano, senza nessuna logica meritocratica. Bisogna scardinare alle radici l’osceno concetto che un po’ di mafia, un po’ di corruzione in fondo fa bene a tutti e sostituirlo col concetto che un po’ di mafia, un po’ di corruzione danneggiano tutti, con conseguenze spesso tragiche: basta pensare ai casi di mala sanità, alle case costruite con la sabbia, ai rifiuti tossici, ecc.

E’ ormai tempo di capire che la tutela dei nostri diritti non può essere totalmente delegata ad altri così come la responsabilità individuale. Solo così questo paese potrà ritrovare un futuro. Solo se ogni cittadino comprenderà che è suo dovere attivarsi per rendere questo paese migliore.

La speranza è che questa legge rappresenti un inizio, un primo passo sulla strada del coinvolgimento sociale di tutti contro la corruzione e la sopraffazione e che non si trasformi nell’ennesima occasione mancata.

Categorie:Attualità

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