A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Memoria dell’infamia Perché l’orrore non deve essere dimenticato


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“ E ora hanno tirato fuori questa storia di Anna Frank, ammesso che sia mai esistita”.  (estratto di chat con un  mio ex alunno  neofascista)

Dobbiamo ricordare Riina, ficcarlo bene nella nostra memoria  alla voce “infami assassini”  perché domani un giovane eviti di dire “ammesso che sia mai esistito”.

Accanto alla memoria necessaria e dovuta di ogni vittima di mafia , va coltivata, a mio parere, anche una memoria dell’infamia e degli infami, di quella lunga scia di assassini miserabili, Riina sebbene ritenesse di essere un re era solo uno tra tanti, che ha insanguinato il nostro paese e continua a farlo.

La foto postata dalla figlia di Riina su Facebook, una foto elegante, quasi glamour, sembra uno spot perfetto per la mafia 2.0, quella che è già presente nel nostro paese  e in Italia: state zitti, dice quella foto, tacete di fronte alla fine dell’imperatore, non dovete credere che adesso che lui non c’è più sia cambiato qualcosa, perché la storia, la nostra storia , continua…

E’ una intimidazione mafiosa? La richiesta di chinare la testa e togliere il cappello per la fine di quello che, secondo la logica mafiosa, è stato un grande capo,  il capo dei capi? 

Probabilmente lo scopriremo tra qualche tempo.  I mafiosi ragionano per simboli, i loro messaggi sono molto meno espliciti  quando sono importanti, meno rozzi delle teste mozzate di cavallo.

Un errore imperdonabile sarebbe quello di pensare che  con l’ultimo dei corleonesi è finita la mafia.  Intanto Matteo Messina Denaro , colpevole di un numero di omicidi almeno pari a quelli commessi da Riina, è ancora in circolazione e continua a coltivare, a quanto pare, la passione per l’arte, in secondo luogo, sebbene la narrazione berlusconiana prima e renziana poi non la contempli, le mafie prosperano in buona parte del paese, stringono accordi, tessono trame, sono l’unica, vera organizzazione bipartisan del paese.

Pensare che un contadino ignorante come Totò Riina,  semianalfabeta, psicopatico  e megalomane sia riuscito, da solo, a dominare Cosa nostra per decenni sterminando i suoi nemici e arrivando a ricattare lo Stato con la stagione delle bombe, è semplicemente assurdo. Riina, da un certo punto in poi della sua storia e della nostra storia, è stato uno strumento utile a generare il caos nel paese e a favorire l’ascesa di una certa parte politica piuttosto che di un’altra, giudicata forse meno malleabile.

Gli omicidi Dalla Chiesa, La Torre, Reina, Mattarella, Lima sono stati omicidi prima di tutto politici, la mafia ci ha messo, forse, solo i sicari.  Come politiche sono state le stragi di Capaci e via D’Amelio, eterodirette da una mano sconosciuta.

Fino a che non sapremo la verità reale, non solo quella processuale, su quanto è successo in quegli anni, sarà necessario tenere alta la memoria  dell’infamia e degli infami, per riconoscerne la mano, per non dimenticare mai che accanto allo Stato ufficiale, che ha pagato un prezzo altissimo in vite umane con il sacrificio di tanti fedeli servitori e di troppe vittime innocenti, è esistito ed esiste uno stato nascosto, infame, costituito da uomini di potere disposti a tutto pur di  gestire, come burattinai le sorti del paese.

Riina è stato un pupo nelle mani di un puparo senza volto e senza nome, un personaggio secondario , senza nemmeno la dignità del dubbio, di una tragedia che ha condizionato e, forse, continua a condizionare la storia del nostro paese.

Don Luigi Ciotti oggi ha detto che tutti i morti meritano rispetto ed è la prima volta che mi trovo in disaccordo con lui, che però è un sacerdote: io non riesco a provare rispetto di fronte alla morte di un volgare assassino, un pupo maligno  e irredimibile che ha trasformato Palermo in un cimitero a cielo aperto.

E quella foto della figlia, quel segnale nascosto, quell’arroganza tipicamente mafiosa, fa nascere in me la rabbia per la consapevolezza che Riina non era il diavolo, il diavolo è ancora nell’ombra intento a tessere la sua tela.

Categorie:Attualità

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