A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La curiosa schizofrenia del ministero dell’Istruzione


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La parola d’ordine del Miur, per quest’anno, sembra essere: contrastiamo il bullismo.  Le scuole sono obbligate da quest’anno ad avere un referente per il contrasto al bullismo e il referente è obbligato (ahimè) a formarsi sull’argomento, così da ritrovarsi la posta elettronica piena di offerte di formazione, tutte a pagamento, of course, dai vari angoli d’Italia.

E’ mia opinione personale che il bullismo sia fenomeno molto più marginale di quanto i media ci facciano credere, tuttavia, fosse anche solo una l’anno la vittima di tali atti, va tutelata, e l’autore va recuperato o punito. Già.

Dico già perché qui arriviamo alle dolenti note. Da quest’anno, il voto di condotta, oltre ad essere, per motivi oscuri, di nuovo espresso ” con una valutazione del comportamento con giudizio sintetico e non più con voti decimali, per offrire un quadro più complessivo sulla relazione che ciascuna studentessa o studente ha con gli altri e con l’ambiente scolastico” non ha più valore ai fini dell’ammissione della classe successiva.  Come poi io possa offrire un quadro di più complessivo sulla vita di relazione di uno studente all’interno della scuola con un giudizio di poche righe è oggetto di esilaranti discussioni tra noi insegnanti e frutterà, probabilmente, formule alchemiche standardizzate.

Il povero referente sul bullismo si chiede: senza un deterrente efficace, come lo spettro della bocciatura, senza soldi per attuare progetti ad hoc, senza un rapporto costante e cooperativo con la famiglia, come te lo recupero il bullo ?

Il professore, specie se lavora in una scuola di periferia, con quei criteri di disagio economico e sociale che le fanno attribuire la qualifica di scuola a rischio, si chiede: come la mantengo la disciplina se il comportamento non vale neanche per la media finale di ammissione all’esame?

Nel giro di tre anni siamo passati dalla possibilità di bocciare un alunno con solo un cinque in condotta ( follia pura),  al non poter più non ammettere alla classe successiva un alunno che si comporta in modo non adeguato con compagni e professori, che è maleducato, ecc. ( follia purissima).

Personalmente non credo nelle sanzioni disciplinari ma nei deterrenti sì e questa schizofrenia ministeriale, questo andare incontro a genitori iperprotettivi e sempre assolutori nei riguardi dei figli, invece che a insegnanti  sempre più delegittimati, mi preoccupa molto.

In realtà il mistero è presto svelato: le bocciature costano e il ministero, non potendo (ancora) vietarle del tutto, forse per un residuo di pudore, forse per mera dimenticanza, mette comunque dei paletti sulla strada degli insegnanti sempre più ardui da superare.

Peccato che così ad essere danneggiati siano i primi fruitori della scuola, i ragazzi e le loro famiglie, anche quelle iperprotettive. 

Perché un ragazzo che non rispetta gli altri non rispetta, prima di tutto, sé stesso, un ragazzo che ignora le regole non è libero e intraprendente, la maggior parte delle volte è solo maleducato, un ragazzo “difficile” può essere recuperato, con lo sforzo congiunto dei suoi insegnanti, molta pazienza  e adeguati deterrenti ma, se questi mancano, sarà perso. A meno che il Miur non voglia risparmiare ulteriormente aumentando i tassi di dispersione scolastica.

Spesso, gli unici a curarsi veramente dei ragazzi, a tendergli la mano, sono gli insegnanti, dal momento che, specie in certe realtà, le famiglie, quando ci sono, sono occupate a tirare avanti a stento. Con questa schizofrenia costante, queste normative che sono evidentemente mirate esclusivamente al risparmio e ignorano totalmente il lato educativo e formativo della scuola, si sta via via indebolendo e delegittimando un’Istituzione che dovrebbe essere a fondamento della democrazia di un paese civile.

Quando a quegli insegnanti verrà tolta la possibilità di tendere la mano, sta già succedendo e succederà, creeremo generazioni di ragazzi infelici, arrabbiati, disadattati,  autoreferenziali e nichilisti, e il successo che riscuotono presso i giovani certi movimenti è la prova evidente di quanto sto scrivendo.

Io, quando devo fermare un alunno, mi faccio mille scrupoli e problemi e così ognuno dei miei colleghi: valutiamo i pro e i contro, la sua situazione familiare e sociale, i margini possibili di miglioramento, ecc.

Tutto questo, che è parte del nostro lavoro, che è una importante assunzione di responsabilità, da quest’anno non avrà più senso perché un burocrate ha deciso che la scuola deve continuare ad essere oggetto di macelleria sociale.

Tanto non importa nulla a nessuno. Tranne a chi quei ragazzi e quelle ragazze li vede ogni giorno, li guarda negli occhi, a volte li sgrida, più spesso li ascolta e, ogni giorno, sente la frustrazione di non poter fare altro per loro se non svolgere al meglio il proprio lavoro.

Ed è proprio il nostro lavoro che non vogliono più farci fare.

Categorie:Attualità, La scuola

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