sinistra-vizi-forma (1)

Da sindacalista, sono profondamente contrariato dell’ennesima, inutile prova muscolare della Cgil che sembra voler lanciare il nuovo Movimento MDP-Si che correrà come avversario del Pd renziano.

Mi sembra un ritorno al passato, una vacua ricerca di un consenso che non tornerà mai ai livelli di un tempo, perché i tempi sono cambiati, soprattutto mi sembra gravissimo e autolesionista abbandonare il tavolo delle trattative e rinunciare a quello che si è ottenuto in nome, appunto, di un massimalismo sindacale che era già fuori dal tempo al culmine del suo splendore, figurarsi oggi.

Ma io sono un militante della Cisl, quindi il mio giudizio è sicuramente viziato da parzialità. Quindi, abbandoniamo, per ora. il discorso sindacale.

Quello che non vorrei è che la “nuova” sinistra commettesse l’errore imperdonabile di porsi in continuità con il passato, di guardare indietro invece che avanti, di voler combattere il radicalismo della destra ( così si chiama, giornalisti illetterati, non populismo che è altra cosa) con un neo radicalismo di sinistra altrettanto ottuso, antistorico, stereotipato e vecchio. Insomma non vorrei che Mdp e Si seguissero l’esempio della Camusso (scusate, ho detto che non ne parlavo più).

Se deciderò di votare Mdp, e al momento mi sembra l’unica scelta possibile, lo farò perché ho molta stima di Pippo Civati e del suo amico Letta, se deciderà di tornare in campo, non certo per Bersani, D’Alema o Grasso, gente che ha portato a Renzi, cioè al disastro Civati e Letta sono uomini di sinistra con in mente un’idea di social democrazia moderna, che non rifiuta in toto il liberalismo ma solo le sue istanze più ciniche e disumane, che sa guardare avanti, che ha una visione del mondo diversa.

Io credo che una società più giusta sia possibile anche all’interno del sistema capitalista, se l’Italia trova una coalizione di governo formata da uomini  seri e competenti, se questa coalizione smette di mentire alla gente, se non insegue la destra mirando a provvedimenti che solleticano la pancia di quella gente, se insomma prende una direzione diversa dalla politica di Renzi e da un governo che è stato un vero capolavoro di incompetenza e approssimazione.  Il paese  non ha bisogno di visionari, giustizialisti  o neo demagoghi che facciano risuonare i consueti slogan vecchi di cent’anni, ma di una classe dirigente nuova, preparata e lungimirante.

Troppo comodo per un Pd che ha fallito obiettivi e promesse, che ha dato vita a una serie di riforme sbagliate e raffazzonate, che ha addirittura, negli ultimi tempi, svoltato a destra su questioni di principio, come quella degli immigrati, dire che con la divisione si favorisce la destra. Troppo comodo recuperare la solita litania del voto utile per arginare la destra fascista quando la destra fascista l’avete riesumata voi.

Perché Berlusconi e Salvini li ha resuscitati il Pd, erano morti e il Pd gli ha ridato vita sbagliando tutto quello che si poteva sbagliare, impedendo a Renzi di frenare la propria megalomania e accompagnandolo al disastroso referendum che ne ha sancito la fine politica. A meno di non credere alla farsa delle primarie e a un consenso a sinistra che solo lui crede ancora di avere.

La verità è che il Pd targato Renzi ha fallito tutti gli appuntamenti importantti,ha perso la Liguria e la Sicilia, non ha portato a termine nessuna delle riforme che si era prefisso e l’apparente miglioramento della situazione economica, esiguo, quasi impercettibile, è dovuto a un momento di congiuntura favorevole, non certo a provvedimenti controproducenti come il jobs act, i voucher, i bonus, ecc.

Renzi non ci ha traghettato fuori dalla crisi, come vuole la schiera dei suoi estimatori, ci ha resi più poveri, un po’ meno liberi, molto meno fiduciosi nel futuro.  E ha distrutto il più grande partito di sinistra dell’Europa occidentale.

Soprattutto, ci ha sommerso di bugie.

Mi aspetto dalla nuova sinistra un cambio di passo: provvedimenti seri, chiari, che non salvino le masse proletarie ma non cerchino neanche di azzerarle, una narrazione più aderente alla realtà e meno simile a quella della famiglia del Mulino bianco, politiche sociali forti, una tassazione progressiva ormai irrinunciabile in un paese civile, un contrasto deciso e fermo all’evasione fiscale, un piano a lungo termine ( non quinquennale, lo dico per i maligni) sul lavoro e sul rilancio dei settori più a rischio, nuove infrastrutture che non violentino il territorio e non richiamino alla memoria il gigantismo fascista (niente Ponte sullo stretto, per favore, ampliamo la rete ferroviaria siciliana, piuttosto), meno cemento e più ristrutturazioni, più cultura e meno tv spazzatura. Mi aspetto inoltre un piano strutturale di risanamento delle periferie e soluzioni serie, condivise con le realtà sane del quarto settore riguardo il problema dei migranti.  Tanto che ci siamo mi piacerebbe che in campagna elettorale, vista l’aria che tira, si ribadisse la necessità di mantenere il carcere duro per i mafiosi e si pensasse  a un approccio diverso riguardo al problema delle droghe (liberalizzazione? Consumo responsabile? Non so, il discorso sarebbe lungo).

In sintesi, mi aspetto la possibilità di avere un paese più civile, più moderno, più libero.

Naturalmente, tutto questo è realizzabile se si ha il coraggio di guardare avanti  e si lascia perdere la tentazione di un impossibile revival. la scelta della Camusso  e le parole di Landini, a mio parere, non lasciano ben sperare. Quella sinistra è e sarà sempre più marginale.

Se tutto si risolverà in una gara a chi è in grado di riempire le piazze e gridare più forte, allora chi crede in una sinistra moderna, nei suoi valori, nella sua capacità di far diventare il mondo un posto migliore, sarà stato tradito per l’ennesima volta. E francamente, cominciamo ad averne le scatole piene.

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