A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Come trasformare un simbolo in una bandiera e offendere i cristiani veri


a1929g

Faccio una premessa:  io credo che lo Stato debba essere laico ed equidistante e sono dell’opinione che i simboli religiosi debbano essere esposti nei luoghi dedicati, non nelle aule consiliari o nelle scuole.

Tuttavia, visto che di solito rispetto le leggi ( anche se seguo la linea del lex mala lex nulla)  se trovo un crocifisso in classe non lo stacco dal muro, dal momento che la nostra legislazione prevede possa esserci, anche se non ho bisogno di un simulacro di plastica per sentirmi cristiano.

Curiosamente, o forse no, nel giorno in cui la giunta comunale di Genova, formata anche da neofascisti difensori dei naziskin che imperversano con le loro bravate da ragazzini idioti in giro per il paese e dagli xenofobi della Lega, approva la presenza del crocifisso nell’aula consiliare, due genitori durante un incontro a scuola, chiedono conto dell’assenza dei crocifissi dalle aule, con motivazioni, da parte di un genitore, assai simili a quelle dei difensori dell’asilo di Multedo.

Onestamente come cristiano, credente e, saltuariamente, anche praticante, mi sento offeso da chi trasforma un simbolo di pace, dedizione all’altro che arriva al sacrificio della vita, in una bandiera da sventolare indegnamente. Questo per la giunta Bucci, sulla scuola tornerò più avanti.

Poco ha a che fare il crocefisso con gli eredi dei fascisti, con i naziskin e con i razzisti, poco o nulla ha a che fare con una cultura dell’odio e della chiusura, una cultura che svilisce e beffeggia il nemico, che sia comunista o straniero poco importa, una cultura che nasce, nel nostro paese, seminando odio, morte e distruzione e, in anni più recenti, dalle ceneri lasciate dalle bombe nelle piazze, sui treni, nelle stazioni.

Sventolare il crocefisso come una bandiera, dargli una appartenenza politica contrapposta a quella degli avversari, suona alle mie orecchie di cristiano come un gesto di tale cattivo gusto che rasenta la bestemmia.

Per quanto concerne la scuola, sono fermamente convinto che debba restare laica e che pretendere che la presenza del crocefisso in classe sia necessaria per ribadire la superiorità della nostra cultura nei riguardi di chi arriva da altre tradizioni, ne snaturi completamente il significato, che una tale visione sia frutto di un cristianesimo di facciata, svuotato del suo messaggio di apertura e utilizzato per mascherare le proprie idiosincrasie. Il fatto che si parli di ragazzini e ragazzine adolescenti, rende il tutto un po’ più triste e un po’ più grave.

Da insegnante di storia e letteratura mi capita spesso di affrontare temi religiosi e lo faccio sempre rispettando il principio di laicità e svincolando i miei discorsi dalle questioni di fede, che non ritengo rientrino nelle mie competenze.

Non ho mai tolto un crocefisso da una classe non intendo farlo anche se reputo che sarebbe molto più istruttivo, formativo e giusto affiggere nelle classi le immagini dei nostri eroi civili: Salvo D’Acquisto, Borsellino, Falcone, Giorgio Ambrosoli, ecc. , sia per mantenere viva e aiutare a formarsi una memoria civile condivisa, sia perché queste persone, cristianamente, hanno sacrificato sé stesse per gli altri e non sono simulacri ma uomini e donne veri, che sono morti e hanno vissuto per la libertà di tutti.

E’ deprimente constatare il mare di ipocrisia su cui questo paese continua a navigare, verso il nulla, accompagnato dal nulla, immerso in un assordante rumore di nulla.

Categorie:Attualità

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