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Il fascismo che non c’è


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Rimango convinto, l’ho già scritto in passato, che i gesti di questi giorni, verniciati con una patina politica che, analizzata con attenzione, si dissolve facilmente, vengono da lontano e portano verso direzioni già note e approdi inquietanti. Il fascismo c’entra poco, se non come velo di maia che copre ben altro.

Negli anni ’70 con la Dc al potere, la reazione violenta al sistema era monopolizzata da due schieramenti contrapposti: quello di destra e quello di sinistra. A riempire le fila di queste due aree erano i figli di quelli che trent’anni prima, un tempo storicamente inconsistente, avevano combattuto su fronti opposti nella guerra civile che ha insanguinato il nostro paese.

Erano due fronti che nutrivano ambizioni rivoluzionarie, ideologizzati, appoggiati per qualche tempo dai partiti di riferimento e poi abbandonati, con dietro alle spalle una cultura, per quanto deviata e aberrante.

Chi ha passato i cinquant’anni quella stagione l’ha vissuta e sa come è andata a finire: la tragedia del terrorismo rosso e nero, la strategia della tensione, la normalizzazione millantata come vittoria dello Stato democratico seguita all’omicidio Moro e a quello di Guido Rossa, che sancì la fine del terrorismo di sinistra, a parte alcuni dolorosi ritorni di fiamma negli anni successivi.

La stessa energia non venne adoperata da parte delle forze dell’ordine  percombattere il terrorismo nero, che venne utilizzato da parti deviate dello Stato allo scopo di   creare un clima di confusione e paura e impedire che il Pci arrivasse al potere. Questa è storia, non fantapolitica e c’è un’ampia documentazione al riguardo accessibile a chiunque.

Dopo il muro di Berlino la situazione è cambiata radicalmente: con la caduta del blocco dell’Est, si sono affievoliti i veti americani alla presa di potere da parte di una sinistra ormai sulla via del totale snaturamento, destinata a diventare, a sua volta, parte del Sistema.

A una analisi superficiale, che purtroppo ho letto anche da parte di studiosi che stimo per la loro competenza, questo sembrerebbe spiegare il revanchismo fascista di questi giorni, ma non è così.

I ragazzotti che in questi giorni riempiono i giornali e allarmano i buoni borghesi con le loro bravate, sono di una ignoranza abissale, non hanno alle spalle alcun substrato ideologico o politico, il Duce e la svastica sono simboli vuoti, potrebbero indossare al loro posto la maschera di Anonymous o quella di Batman e sarebbe lo stesso. Non sono animati da alcun intento rivoluzionario ma solo da una rabbia cieca e ottusa e vengono manovrati come burattini da chi ha interesse a che si torni a gridare al fascista in questo paese.  La delegittimazione della cultura è ormai diventata un’abitudine trasversale ai due principali schieramenti politici e ha prodotta una generazione di giovani avvelenati, frustrati e privi di anticorpi  contro la manipolazione e il plagio.

Non è  un fenomeno nuovo: sono decenni che i vandali che infestano gli stadi si ammantano con simboli che richiamano il fascismo, e sono decenni che non si fa nulla, in nome del business. Questi ragazzi sono marginali, figli delle periferie, quei non luoghi che negli ultimi vent’anni sono cresciuti nell’indifferenza di tutti, dei bravi borghesi che hanno applaudito il decreto Minniti sul decoro dei centri urbani e dei bravi cristiani che chiedono a gran voce crocifissi e presepi nelle scuole. Sono decenni che le periferie, i quartieri ghetto, vengono lasciati abbandonati a sé stessi, destinati a diventare quello che sono diventate le banlieue: focolai di violenza cieca, che nasce dalla frustrazione e dalla esasperazione di essere tagliati fuori dalla società dei consumi, da quel mondo che media e televisione ci propinano ogni giorno. Tutti si lamentano della brutta figura della nazionale alle qualificazioni mondiali e tutti avrebbero gioito se le cose fossero andate diversamente, nonostante un presidente della Federcalcio razzista e misogino.

Quanto all’atteggiamento e alla connivenza di una parte delle forze dell’ordine, anche qui si scopre l’acqua calda. Il G8 di Genova del 2001, la più grande sospensione di massa dei diritti civili dal dopoguerra, ha rivelato che una parte consistente e rilevante delle forze dell’ordine si riconosce in una ideologia di estrema destra. Nessuno ha fatto niente, nessuno è stato punito, nessuno ha pensato di riformare le modalità di arruolamento e la selezione del personale.

Quanto alla scuola, va chiarita una cosa, una volte per tutte: in un tessuto sociale degradato, specie in certi quartieri, dove la disillusione verso la politica è ai massimi livelli e prosperano razzismo, rabbia, frustrazione, mancanza di prospettive, la scuola non può fare nulla. La scuola deve educare e formare ma non può farlo da sola, deve esserci un incontro in qualche parte del cammino con le famiglie che invece, quando ci sono, sono sempre più ostili, conflittuali, chiuse a tutto quello che la scuola propone.  La scuola è lo specchio della società e non si può assumere responsabilità che non le competono.

Finché i governi continueranno a proporre una assurda narrazione edulcorata della realtà e ad andare avanti per compromessi e provvedimenti di facciata, incuranti sia del dovere etico verso i cittadini sia di snaturare e svilire il senso stesso del fare politica, fino  a quando la corruzione e la disonestà la faranno da padrone nel nostro  paese, non si potrà neanche cominciare ad arginare una violenza, un conflitto sociale che non ha nulla di politico e ideologico e, proprio per questo, è tanto più pericoloso in quanto imprevedibile.

Nobili marce e nobili appelli non servono a nulla perché questo paese e la sua politica, e siamo tutti responsabili, nessuno escluso, di nobile non hanno nulla e non serve manifestare contro chi non ha gli strumenti per capire cosa stai difendendo.

Scendendo in piazza per la democrazia cosa difendiamo? Il privilegio di far massacrare i profughi dai libici per il nostro quieto vivere? La corruzione, il consumismo sfrenato, il potere di pochi sui molti? I licenziamenti, i jobs act, i mille provvedimenti di pura facciata? I pregiudicati ineleggibili che fanno campagna elettorale in Tv? Il diritto di manifestare contro chi non ha voce, i crocefissi nei consigli comunali agitati come stendardi, l’ipocrisia che soffoca tutto e tutto ammanta di un solo colore? La tv spazzatura e la stampa serva?

Perché questa è la nostra democrazia. Solo che a me tutto questo fa schifo, al giovane incazzato fa rabbia, perché non può partecipare alla divisione della torta.  Il Duce non c’entra nulla.

C’è naturalmente un’altra, inquietante possibilità: che ci troviamo all’alba di una nuova strategia della tensione, agli albori di una escalation guidata da una regia occulta che si propone obiettivi precisi.

Dovremmo tutti chiederci quando abbiamo smesso di occuparci degli altri, quando siamo diventati chiusi, sospettosi, rancorosi, indifferenti a tutto.

Perché è in quel momento che abbiamo cominciato smettere di sognare un mondo migliore e il risultato è stato il lungo sonno della ragione di questi anni. Che ha generato e continua a generare mostri.

Categorie:Attualità

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