A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Vivono (e muoiono) tra noi


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La notizia di un clochard che muore di fame e freddo nei giardini del quartiere più ricco del ponente genovese, suona come una nota stonata che disturba in sottofondo la corsa ai regali, alle offerte dell’ultimo minuto, il clima natalizio.

Se poi appare accanto al provvedimento di quel sindaco che ha proibito di dare da mangiare ai senzatetto durante le feste natalizie perché disturbano l’atmosfera e turbano il decoro urbano ( a Genova hanno fatto la stessa proposta, ma più elegante, meno sconcia in apparenza), la stonatura si fa ancora più marcata, tanto da diventare assordante e arrivare perfino a sfiorare le nostre coscienze.

Le vite al margine sono scomode sempre, durante le feste, poi, diventano insopportabili. Specie se, quando finiscono, come nel caso del clochard a Pegli, le riconosciamo come vite umane, simili alle nostre, diverse per qualità  solo per un caso fortuito ma umane, perché finite.

Questo riconoscimento, purtroppo, non porta nessun effetto e chi prova a dare una mano, ad aprirsi all’altro, ad andare ai margini, viene guardato con fastidio dalla comunità dei “normali”, forse proprio perché reo di riconoscere quell’umanità ferita e quindi di portare il problema all’attenzione delle nostre coscienze.  Riconoscere nell’altro noi significa riconoscere anche la nostra responsabilità, il nostro dovere di fare qualcosa, non è un pensiero piacevole per molti.

Meglio, ipocritamente, nasconderlo, visto che ora si può fare anche a norma di legge, grazie all’invereconda grida sul decoro urbano del ministro Minniti. Meglio pensare che i margini non ci appartengano che clochard, tossici, puttane, profughi, zingari, ecc. siano altro da noi, anzi meglio: calvinisticamente, meglio pensare che hanno fatto sicuramente qualcosa di male per essere caduti così in basso. E che rubano il lavoro, prendono trenta euro al giorno, portano malattie ecc.  Poi abbiamo il tasso di evasione fiscale più alto del mondo occidentale ma questo è un altro discorso. Vuoi mettere al confronto dei rom?

Che le morti hanno gradi di importanza diversi, lo sappiamo da tempo. D’altronde, anche le compagnie assicurative hanno un lugubre prontuario per valutare quale danno economico risarcire a seconda del censo della vittima, perché non dovrebbero averlo anche i media? Perché i media dovrebbero sensibilizzare la gente, non anestetizzarla ?

Mi chiedo se anche la pietà, l’umanità,abbiano gradi differenti, se siamo diventati così padroni delle nostre emozioni da poterle centellinare, e se è così, se la mercificazione globalizzata di tutto non ci stia facendo diventare cose, automi che si muovono e comprano a comando. Altro non è previsto.

Non mi provoca rabbia l’editto del sindaco di Como o quello del comune di Genova, mi spaventa che nessuno reagisca, mi spaventa soprattutto che i giovani non reagiscano, non scendano in piazza, mettano il comune sotto un gioioso e colorato assedio. Mi spaventa, soprattutto, l’indifferenza di troppi.

Non è dell’odio che bisogna aver paura, non sono i fascisti che dobbiamo temere: quelli si combattono, sono un male per cui esiste la cura, ma per l’indifferenza no, per quella, cura non ce n’è.

Categorie:Attualità

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