A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Quando la politica perse la dignità


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Mi stupisce che qualcuno abbia avuto l’ardire di immaginare che questo parlamento di infingardi, che ha permesso il rientro delle spoglie di un tale traditore nel nostro paese, annullando la dolce pena dell’esilio perpetuo che gli era stata comminata, dolce per i suoi misfatti, s’intende, potesse approvare in un sussulto di civiltà la legge sullo ius soli.

Ci sarebbe voluto coraggio, orgoglio e senso di giustizia, caratteristiche del tutto assenti dalla disgraziata scena politica italiana.

Chi avrebbe dovuto esprimersi a favore della legge? Gli alleati di quel Minniti, autore del decreto sul decoro urbano i cui frutti avvelenati possiamo vedere in questi giorni, colpevole del vergognoso accordo con la Libia sui migranti e forse inconsapevole mandante del fiume di fango versato sulle Ong?

Una destra sempre più neonazista, ipocrita, xenofoba, incapace di esprimere una sola idea che non sia quella di soffiare sul fuoco dell’odio verso l’altro, oppure tesa a riconquistare il potere perso per avviare una nuova stagione di mangiatoie e festini?

L’altra destra, quella dei comici involontari guidati da un comico di professione, forcaiola, priva di concretezza, capace solo di adoperare frasi scatologiche per censurare l’operato altrui, inetta e bieca né più né meno di quella vecchia politica che ambisce a sostituire?

La ricchezza di questo paese è sempre stata la cultura, evocata da un patrimonio artistico unico al mondo, dalle vestigia del più grande impero dell’antichità, da una impressionante schiera di poeti e scrittori che non ha eguali. Furono gli intellettuali che fecero il Risorgimento e intellettuali i padri costituenti. Nel dopoguerra, autori come Sciascia, Vincenzo Consolo, Moravia, sferzarono il potere mettendone a nudo gli errori e i difetti.

Oggi quella cultura non esiste, gli intellettuali sono scomparsi o ridotti a giullari di corte, come Recalcati o Sgarbi, la scuola è stata devastata non a caso, perché il flagello delle teste pensanti e indipendenti, delle menti non in vendita, non avesse a ripetersi.

Quello che rimane è un parlamento di comprimari, di figuranti, teso solo alla conquista del potere, incuranti sia delle reali necessità del paese sia dei cardini di quella civiltà occidentale di cui sono sempre pronti a riempirsi la bocca in occasione di eventi luttuosi causati, di solito, dalle politiche grette e violente portate avanti dai loro alleati.

Un paese dove il condottiero della nuove sinistra è un degnissima persona ma non certo un fautore delle magnifiche sorti e progressive e dove a lanciare un grida di rabbia contro quest’ennesima manifestazione di ignavia sono stati il Papa, attaccato per questo da una destra cattolica sempre più invereconda e reazionaria, che commenta ogni uscita pubblica del Pontefice con l’astio del frustrato di fronte a un modello per lui irraggiungibile, e sacerdoti come don Ciotti, sempre più indignato, sempre più addolorato per i mali del mondo ma non per questo domo.

Quella dello Ius soli era un brutta legge ma un inizio, una prova di civiltà miseramente fallita. Qui non era in gioco l’accoglienza ai migranti, ma la regolarizzazione di chi è già regolare, di chi ha studiato e vive quotidianamente in mezzo agli italiani da italiano.

Ammesso, a questo punto, che ad essere italiani ci sia un qualche minimo motivo di vanto. Per quel che è stato, per quel che hanno fatto i giganti, forse, per quel che fanno i nani sulle loro spalle, oggi, certo che no.

Anzi, a dirla tutta, personalmente, provo un certo imbarazzo, un principio indefinito di vergogna a esser cittadino di un paese che non perde occasione di dimostrarsi indegno.

Categorie:Attualità

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