A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Facciamoci qualche domanda sulla nomina di Caldarozzi


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Lo sdegno, quando diventa di maniera o semplicemente un atto dovuto, non è solo inutile ma controproducente, al punto da diventar stucchevole. Non ci si può sdegnar per tutto, bisogna saper scegliere, ma non ci si può neanche sdegnare a intermittenza, o peggio, per convenienza. Se poi è sdegno elettorale, diventa francamente irritante.

Molti in questo giorni si sono sdegnati per la nomina di un pregiudicato a numero due della Direzione investigativa antimafia, giustamente. Tale nomina, accettabile de iure appare inaccettabile moralmente, fuori luogo, inopportuna, se non altro per rispetto a chi a Genova nel 2001 c’era, ha visto, subito e patito le conseguenze della più grande sospensione di massa dei diritti civili in un paese occidentale dal dopoguerra a oggi.

Sdegno dunque del tutto giustificato ma che acquisterebbe maggiore peso, maggiore  credibilità, se lo si manifestasse per tutte le sospensioni dei diritti civili grandi e piccole, che si verificano nel nostro paese: ad esempio nei confronti dei minori migranti e dei rom, due categorie che, in quanto a diritti civili, avrebbero molto da dire, se avessero voce per farlo. Voce che non gli dà quasi nessuno in questo paese, compresi molti di coloro che si sono sdegnati per la nomina di Caldarozzi.

Chiusa questa breve, sdegnata parentesi contro lo sdegno a singhiozzo, veniamo al punto. Non ho letto nessun articolo, nessuna sdegnata invettiva contro la nomina di un pregiudicato a numero due della Dia in cui venissero poste alcune semplici domande al ministro Minniti, dopo aver fatto alcune semplici premesse.

La prima premessa è che tutti quelli che hanno diretto quell’oscuramento della democrazia che è stato il G8 di Genova del 2001 hanno fatto carriera sotto governi di ogni colore.  E bisognerebbe cominciare a chiedersi perché. Cosa non hanno detto, cosa hanno taciuto, per meritarsi pene miti e una adeguata prosecuzione di carriera? Perché non si è mai fatta una commissione parlamentare d’inchiesta sul G8 Chi ha dato gli ordini? Perché la proposta di legge per introdurre il reato di tortura nel nostro paese è stata formulata in modo che i fatti del G8 2001 potrebbero tranquillamente ripetersi con le stesse, risibili, conseguenze per i poliziotti implicati? Perché non si è provveduto ad adottare nuovi sistemi di addestramento per le forze dell’ordine di modo che quanto è accaduto non accadesse più? Perché non si è fatta una legge che obbligasse gli appartenenti alle forze dell’ordine ad essere sempre riconoscibili in occasione di manifestazione di piazza?

Tutte domande che non suscitano, evidentemente, la curiosità del ministro Minniti, questioni che non ritiene pertinenti al suo incarico, almeno non quanto cacciare i clochard dai centri città e rispedire i profughi nelle prigioni libiche o andarli ad aiutare in casa loro in Africa, con un contingente armato.

E’ evidente che i funzionari che diressero, su ordine di chi, non è dato saperlo, a noi che siamo fuori dalle segrete cose, i pestaggi e le torture di Genova, sono considerati dai vertici dello Stato uomini di fiducia, tanto da essere promossi, tanto da avere la possibilità di ottenere un congruo aumento della pensione con un incarico prestigioso, a due anni dalla fine della carriera, come accade a Caldarozzi.

Uomini fidati, quindi, che rispettano le direttive anche se superano i limiti della Costituzione, anche se violano i diritti civili, potendo contare su una impunità garantita e innegabile, alla luce di quanto è accaduto in questi anni.

Quello che mi chiedo e che chiedo al ministro Minniti è il motivo per cui, alla viglia delle elezioni, viene eletto vicecapo della Dia un funzionario inibito per cinque anni dai pubblici uffici e condannato a tre anni per gravi reati, ancor più gravi tenuto conto del suo ruolo, un funzionario che andrà in pensione tra due anni e quindi non può garantire continuità al suo operato, un funzionario che ha dimostrato, in altra occasione, di non aver problemi a violare, obbedendo agli ordini, elementari diritti civili e costituzionali.

Perché viene nominato un uomo “fidato” nella Dia alla viglia delle elezioni? Chi si deve rassicurare? Questa nomina è un messaggio e se lo è, per chi? 

Minniti tace, Caldarozzi,prudentemente, tace e non rifiuta la nomina, da servitore dello Stato abituato a obbedire. Lo sdegno sui giornali e sui social quando appare, è di maniera, una fiammata destinata a spegnersi presto. Se la nomina verrà revocata, le domande di cui sopra non hanno importanza e sono solo frutto della paranoia che chi a Genova c’era in quei giorni ha maturato verso il potere, ma se la nomina verrà confermata, quelle domande assumeranno un peso notevole e un tono inquietante.

In una scena di Gomorra, uno dei protagonisti, parlando con un medico e invitandolo a entrare nella sua  lista elettorale, all’obiezione di questo che appartengono a schieramenti diversi, risponde: “ Ma quali schieramenti!” in tono sprezzante.

Ecco, un ministro di un governo che dovrebbe essere di centro sinistra ( ma non lo è da tempo) che nomina numero due della direzione investigativa anti mafia un funzionario condannato per i fatti del G8 di Genova del 2001, mi suscita la stessa reazione di Genny, solo che la sua era sprezzante, la mia è carica di amarezza.

Questo è un paese che non ama la verità, che si crogiola nello sdegno selettivo, a orologeria, che tutela i diritti civili che più fanno comodo e meno disturbano la maggioranza, che ha dimenticato la propria storia e proprio a Genova, nel luglio del 2001, ha cominciato a perdere la propria anima.

Categorie:Attualità

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