A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La regola del silenzio


Ndrangheta_nel_mondo_farina

170 persone arrestate per ‘ndrangheta sono tante, un procuratore della Repubblica che dichiara  testualmente “Le cosche gestiscono la cosa pubblica ” (Gratteri, da Il Fatto quotidiano di oggi) è una notizia che dovrebbe far tremare le vene e i polsi, un presidente di provincia arrestato, vari sindaci e assessori eletti dalla ‘ndrangheta tra  Cosenza e Crotone  sono lo specchio di una parte del paese nelle mani della criminalità organizzata. Se poi ci aggiungiamo una trentina di arresti in Germania, a dare una patina internazionale ai fatti, ci sarebbe di che scrivere per giorni.

Solo Il Fatto quotidiano, giornale che non amo, mantiene la notizia in prima pagina al pomeriggio, su La Repubblica dura poche ore e poi scompare misteriosamente. Non è mai comparsa in prima pagina la notizia delle minacce al referente regionale di Libera in Calabria. 

Mi sembra opportuno trarre alcune considerazioni:

1) Se la retata   fosse avvenuta a Milano o a Torino avrebbe avuto ben altro rilievo secondo la demenziale vulgata che le mafie al nord sono un fenomeno recente. Una stupidaggine, le mafie prosperano e fanno affari d’oro al nord da   molto più tempo di quanto si pensi.

2) In campagna elettorale vige la regola del silenzio: non si dice l’appartenenza politica degli arrestati, le notizie riguardanti la criminalità organizzata appaiono e scompaiono rapidamente perché un conto è proporre soluzioni deliranti ai problemi, un conto è mostrare problemi per cui, al momento, nessuno propone soluzioni.

3) Di Libera è bene parlare poco: Libera è impegnata a contrastare le mafie, ma se di mafie non si parla, le mafie sono un non problema. Ed è meglio per tutti.

4)Totò Riina, lo sconfitto, il capo di una mafia fortemente ridimensionata, ha meritato prime pagine ed editoriali non per la sua miserrima statura di assassino psicopatico ma perché simbolo della vittoria dello Stato sulla mafia. Che poi Cosa nostra esista ancora e seppure ridimensionata abbia comunque ancora potere economico e politico, che Matteo Messina Denaro sia uno dei latitanti più ricercati al mondo oltre che un altro psicopatico assassino in libertà, questo conta poco. E’ morto il Capo dei capi, viva  il capo dei capi e parliamo anche di togliere questo quarantuno bis che non serve più.

5) Di ‘ndrangheta, al contrario, quella ‘ndrangheta che l’FBI mette nella lista nera delle organizzazioni più pericolose al mondo, subito dopo l’Isis, quella ‘ndrangheta che in Italia immette ogni anno nel circuito economico legale cinquanta miliardi di euro puliti provenienti dal riciclaggio dei proventi delle attività illegali, quella ‘ndrangheta che mentre l’attenzione era puntata prima sul terrorismo e poi sulla mattanza a Palermo è cresciuta silenziosamente, tenacemente, fino a diventare una delle organizzazioni criminali più potenti al mondo, si parla pochissimo. Ha un nome impronunciabile, pochi pentiti, uccide il minimo indispensabile, gli imprenditori del nord la cercano per riciclare rifiuti e combinare altri affari, meglio lasciar stare, dimentichiamola, roba per fissati come Gratteri, così come la Camorra è roba per fissati come Saviano.

6) In Italia non solo le mafie non sono un problema, non lo è neanche la droga,che non è mai tramontata e sta vivendo una nuova stagione con il ritorno dell’eroina a prezzi bassissimi e con una clientela dall’età sempre più bassa. Come non lo è il disagio giovanile, che si sta riversando nell’estrema destra e che non va confuso, come fanno molti, con un revanchismo fascista: questi ragazzi non hanno cultura politica, un’ideologia che li supporti, sono incazzati, frustrati, spesso privi di istruzione e disposti a seguire chi predica di scaricare le colpe sugli ultimi. Le manifestazioni contro il fascismo e gli accenti sdegnati non servono a nulla anche perché questi non hanno gli strumenti per capirli. Va anche sottolineato come il feeling tra le mafie e la destra radicale è sempre stato vivo e dunque lo stato delle cose non va sottovalutato.

Non sembra profilarsi all’orizzonte una stagione di politiche sociali che tolgano alle mafie il terreno di coltura, al contrario, appare ormai sempre più evidente sia la sottovalutazione del fenomeno, endemica e costante dalla nascita della Repubblica, sia un presenza invasiva della criminalità organizzata all’interno della cosa pubblica e dell’economia, con modi e mezzi moderni che rendono in qualche modo conveniente il rapporto con i mafiosi. Gratteri e Don Ciotti hanno più volte sottolineato la necessità di rendere  “conveniente” l’essere onesti.  

Antimafia è una parola che ormai ha perso il suo significato originario ed è diventata un paravento per coprire attività illecite, un’etichetta da esibire da parte di persone indegne o una attività ricreativa per radical chic annoiati. E’ tempo di tornare a chiedere a gran voce alla politica un’azione forte di contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione che non può concretizzarsi solo nella militarizzazione del territorio e nell’azione della magistratura ma deve portare a una serie di riforme sociali radicali comprendenti settori strategici come la scuola, che conducano a quella rivoluzione culturale, di pensiero, conditio sine qua non  per combattere in modo efficace questa battaglia.

Non mi pare che questa prospettiva faccia parte di nessuno dei programmi delle compagini che si contenderanno le prossime elezioni nè che sia, come dovrebbe, una priorità dell’Europa.

Categorie:Attualità

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