Il fascismo che non vogliamo vedere


scimmie

Faccio una doverosa premessa: sono antifascista senza se e senza ma, ho più volte espresso pubblicamente la mia avversione per la giunta comunale che guida Genova e il suo sindaco, avversione che arriva al disprezzo per alcuni componenti della giunta.

Seconda premessa: la violenza, a mio parere,  è sempre condannabile, sia che provenga da appartenenti all’estrema destra, sia che provenga dalla parte opposta sia che provenga da uomini in divisa. Punto e andiamo a cominciare.

Sarò antipatico e impopolare e consapevole di esserlo ma trovo stucchevoli le numerose manifestazioni antifasciste che qui e là si organizzano da qualche tempo. Stucchevoli e ipocrite, per essere completamente sinceri.

A mio avviso o si è antifascisti sempre e comunque, nei riguardi di chiunque sia oggetto di un atto che può essere giudicato fascista, perché si configura come un atto di prepotenza del più forte, a qualunque colore politico appartenga, nei riguardi del più debole, chiunque sia, e quindi come una diminutio di democrazia, un mancato rispetto dei diritti civili e umani dell’altro, oppure manifestare solo quando un’aggressione fascista si configura come manifestamente politica e rivolta contro una controparte riconoscibile, uno dei notri, è appunto, ipocrita.

Secondo punto: la democrazia stabilisce che  vince chi ha ricevuto il consenso. Se a ricevere il consenso è una compagine di neofascisti raccogliticcia, tendenzialmente xenofoba, guidata da un uomo d’affari che sarà pure onesto, fino a prova contraria, ma ha idee confuse su cosa è lecito che un sindaco debba difendere e rappresentare, oltre a un pessimo gusto nello scegliersi i compagni di viaggio, è inutile spendere frasi nobili e alti lai se questa giunta prende, secondo i termini di legge stabiliti, provvedimenti sgradevoli e contrari a quella che era, e sottolineo era, perché non lo è più da un bel po’, lo spirito di questa città. Si finisce per trasformare una giustificata indignazione per il piagnisteo degli sconfitti.

Io sono ancora sufficientemente imbevuto di ideologia da incazzarmi ma non tanto da incazzarmi quando fa comodo, specie con una campagna elettorale in corso.

Dov’erano associazioni , personaggi pubblici e nobili antifascisti che riempiranno le piazze, quando a Cornigliano la giunta di sinistra violava i diritti dei bambini rom mandando le ruspe nel campo e allontanando quelle famiglie e quei bambini dalle scuole che frequentavano?  Non è fascismo quello? Non è una violenza verso chi non può difendersi? Le uniche voci che si levarono contro quella violazione dei diritti civili dei bambini furono quelle degli insegnanti dell’I.C. Cornigliano, l’unica associazione che provò a fare qualcosa fu S. Egidio.

Dov’erano quelli di cui sopra quando il ministro Minniti, ministro di un governo di sinistra, firmò lo scellerato patto con la Libia, bloccando il flusso di migranti sulla pelle dei migranti? Non è stato quello un atto fascista, un’espulsione preventiva di persone che non hanno voce? Una vera e propria deportazione in limine, applaudita da tutta l’intellighenzia europea per cui i valori liberali di libertà, uguaglianza ecc. sono assai elastici?

Dov’erano quelli di cui sopra quando lo stesso ministro firmò lo scellerato e indubbiamente fascistoide decreto sul decoro urbano che stabiliva chi ha il diritto e chi no  di sostare in centro città?

Potrei continuare a lungo. Il ragazzo ferito da un  neofascista ( non li considero fascisti, l’ho già detto e motivato in precedenza, ma chiamiamoli così) ha tutta la mia solidarietà e il mio rispetto e proprio perché ha il mio rispetto non scenderò in piazza in questi giorni quando troppo facilmente ogni manifestazione si colora di politica elettorale.

Gridare al lupo adesso, dopo averlo nutrito e pasciuto, dopo averlo fatto crescere e prosperare nell’indifferenza di tutti, prendere posizione solo quando è comodo e politicamente utile farlo, è inutile e controproducente.  Numericamente, il neofascismo non esiste, ma si rischia di crearlo continuando ad agitarne lo spauracchio. Documentatevi su come gli americani hanno creato l’Isis in medio oriente, io l’ho fatto e non leggendo Di Maio ma un premio pulitzer: creare un nemico, quando fa comodo, è semplicissimo, liberarsene, meno.

Io sono antifascista 365 giorni l’anno, in pubblico e in privato, diffamo quotidianamente la guerra dalla cattedra, come diceva Remarque, e diffamo ogni forma di sopraffazione e discriminazione verso gli ultimi, tutti gli ultimi, non solo quelli popolari o politicamente utili.  Credo che l’ipocrisia sia il male congenito di questo paese e quando la vedo a sinistra, ammesso che esista ancora qualcosa che così si possa chiamare, mi irrita ancora di più.  Chi scenderà in piazza perché ci crede ha il mio rispetto, chi perché in questo momento conviene, no. Temo siano molti.

Quanto al fascismo, è morto, sconfitto dalla storia, sepolto dalla modernità, come lo stalinismo e il socialismo reale. L’ha sostituito un fascismo quotidiano, trasversale, inodore e insapore, che sopportiamo e a volte auspichiamo quando ci comoda, che ci infastidisce a volte ma non ci indigna mai. E’ quello il vero nemico da combattere.

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