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Pamela era una bella ragazza di diciott’anni, con dei sogni concreti e l’incapacità di affrontare la vita, tanto da bruciarla dentro una pipa di crack. Pamela dovrebbe ricordarci che la droga sta tornando a falcidiare una generazione smarrita, che non  trova più riparo nella scuola, nella famiglia, nella società in  generale. Ci urla che dobbiamo tornare ad ascoltare i ragazzi e non possiamo continuare a lasciarli soli.

Pamela è scappata dalla comunità di recupero in cui era tornata, secondo un logoro clichè seguito da molti giovani tossicodipendenti. Molti si chiedono come sia stato possibile, ma la comunità di recupero non è un carcere o un ospedale, è un luogo dove chi entra deve portarsi dentro la voglia di provare a risolvere i problemi che  l’hanno spinto a rifiutare la vita, non è un domicilio coatto. Forse, semplicemente, Pamela in quella comunità c’è entrata  troppo tardi.

Pamela è morta,probabilmente per una overdose, ed è stata fatta a pezzi, il suo corpo scempiato diviso in due valige. Che il suo carnefice sia un nigeriano, che per una beffa crudele del destino si chiami Innocent, poco conta. Questo è un paese dove gli italiani danno fuoco alle fidanzate, uccidono cugine colpevoli di essere belle, picchiano e abusano di donne e bambini, è il paese che registra il poco invidiabile record di turisti sessuali. Certi discorsi quindi, lasciamoli ai miserabili sciacalli  e agli psicolabili con le bandiere nere.

Quello che conta invece, quello che ferisce, quello che è insopportabile, è che di Pamela non importa più a nessuno. Conta solo che a fare scempio del suo corpo sia stato un nero. Fosse stato un bianco, sarebbe stata solo l’ennesima storia di droga finita male che avrebbe occupato giusto poche righe in cronaca.

Stanno  continuando a fare a pezzi Pamela, senza pietà, senza rispetto, senza quel pudore che dovrebbe ispirare una giovane vita spezzata.

Invece di riflettere insieme su cosa sta succedendo ai nostri ragazzi, invece di cercare soluzioni per evitare che tragedie come questa si ripetano, e si ripetono continuamente,invece di riflettere sul fatto che nel nostro paese gira tanta droga da rendere necessario il coinvolgimento delle mafie straniere per soddisfare la richiesta, stanno trasformando Pamela in uno strumento di odio, la stanno privando della sua umanità per farne un feticcio da propaganda elettorale.

Ecco, se al silenzio si sostituisce un vociare di bestie, se alla pietà subentra la violenza ottusa e cieca, significa che siamo arrivati ormai sull’orlo del baratro.  E non è più necessario chiedersi per chi suona la campana.

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