A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La violenza in mezzo a noi


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I femminicidi, gli  innumerevoli abusi  subiti quotidianamente da molte donne e non denunciati, gli atti estremi di bullismo, il cyberbullismo, i flames nelle chat, i commenti dei lettori sui forum dei quotidiani, sono segnali non colti di una violenza che sta salendo lentamente, giorno dopo giorno, attorno a noi e di cui nessuno sembra curarsi. Violenza verbale, fisica,mentale, quasi solida nella sua consistenza. Mille facce della stessa medaglia, espressioni diverse della stessa rabbia, frutti velenosa della stessa   mancanza di cultura.

Non c’è bisogno di ammantare di ideologia il pestaggio dell’esponente di Forza Nuova e l’accoltellamento del militante di potere al popolo, la politica non c’entra nulla o meglio, c’entra la politica di questi giorni, portata avanti da miserabili, buffoni e giullari, nella migliore delle ipotesi da uomini senza storia e senza idee, c’entra come specchio del vuoto che ci circonda,dell’assenza di un’idea di Stato che brilla come un fantasma o un ricordo sul punto di svanire.

I giovani sono vittime e artefici di questa violenza. Vittime perché la politica li ha depredati del futuro e ha reso il loro presente difficile, artefici perchè piuttosto che rimboccarsele, hanno scelto di menarle, le mani. Non sono le colpe dei padri a ricadere sui figli, ma le debolezze e le sconfitte dei padri che hanno basato il loro riscatto caricando i figli di aspettative  che non gli appartengono.

Piantiamola di agitare lo spettro di una contrapposizione fascisti e antifascisti che non ha alcun senso. magari fosse così, la nostra polizia è più che attrezzata, fin troppo direi, per perseguire eventuali rigurgiti di terrorismo, sarebbe questione di pochi giorni azzerare i vertici di eventuali frange radicali e risolvere il problema.  A meno che, ovviamente, un certo livello di tensione sociale non giovi al potere, chiunque lo detenga. Ma   questa è storia vecchia e, nel secondo millennio, non c’è più bisogno della Strategia della tensione, quella sì era roba per giovani politicizzati e ubriacati di ideologia. Oggi è sufficiente la televisione e la pessima musica per ottundere le giovani menti.

Dirò qualcosa che i genovesi non mi perdoneranno, ma la storia insegna a documentarsi e a sfatare i miti. La famosa rivolta di Genova del ’60, passata come un’onda di reazione antifascista alla notizia del congresso dell’MSI, fu solo in minima parte  rivolta la politica.  A Genova , in quei giorni, si sfogò la rabbia dei giovani proletari e sottoproletari delusi dalle promesse del dopoguerra che colsero al volo l’occasione per fare casino,  casino immediatamente sposato da una sinistra che solo molti anni dopo, troppo tardi, avrebbe preso le distanze dalla violenza terrorista che in quei giorni ha cominciato a germinare, illudendosi di controllare e canalizzare quella rabbia contro il sistema.

Nel 2001, sempre  a Genova, città che ha nel destino il segnare il passo nel nostro paese, il Sistema si prende la sua rivincita e quelle manganellate colpiscono tutti quelli che hanno creduto che un altro mondo fosse davvero possibile, che il liberismo, la deregulation, la globalizzazione perversa potessero essere ridiscussi e ridotti a misura d’uomo. 

La violenza di oggi nasce anche da quella delusione cocente che ha colpito quelli che oggi sono i padri sconfitti di una gioventù nata sconfitta, condizionata dalla ricerca del successo a tutti i costi, da media e pubblicità che continuano a sbandierare l’immagine della donna come un oggetto da usare e da comprare, dalla frustrazione che deriva dallo spendere anni sui libri di scuola e trovarsi regolarmente superati non per merito ma per censo  o per casta.  I nuovi miti sono il sesso, il denaro e il potere e in nome di queste divinità tutto è lecito.

Ovvio che una simile cultura genera frustrazione, frustrazione che si sfoga sull’altro, non importa che sia il nero, il gay, il pensionato, o la fidanzata, quello che conta è cancellare, per un momento, quel senso insopportabile d’inutilità. Sono ragazzi soli, vuoti, incapaci di gestire le sconfitte della vita in un mondo che non contempla sconfitte.

Non li sto giustificando, sto cercando, per quanto possibile, di capire, che è il primo passo per trovare soluzioni adeguate. Da insegnante, mi sento in prima linea nella prevenzione di questo malessere sociale. Da insegnante, sento sulla mia pelle il fallimento della scuola, di un sapere che non parla più a loro, che loro non possono capire se non per vie traverse, che costa fatica cercare.

La violenza sugli altri, una violenza incontrollabile, incontrollata, imprevedibile e pericolosa, la violenza che per anni abbiamo sopportato negli stadi nella speranza che non tracimasse fuori, si manifesta anche come violenza contro sé stessi: l’ago nel braccio, il rito della pipa di crack, lo sballo del sabato sera, l’alcool. Fenomeni mediaticamente inesistenti ma dilaganti, in forme nuove e  inquietanti, rispetto alla moria degli anni settanta e ottanta. Fenomeni che meriterebbero una riflessione politica ampia, sulla legalizzazione, sul consumo responsabile e limitato, ad esempio, possibilità che equivalgono a bestemmie nel nostro paese.

Questa politica urlata, fatta di insulti, accuse reciproche, violenza verbale e culturale, non è strutturata per poter affrontare problemi sociali di questa levatura.  la soluzione non può essere nè una maggiore severità delle pene, le carceri sono già strapiene di disgraziati, nè fare finta di nulla e sperare che passi. C’è bisogno di una nuova visione del welfare, di controlli fiscali severi, di tassazione progressiva reale e di un recupero delle periferie, veri e propri focolai di rabbia tossica. C’è bisogno di una visione sociale che contempli tutti, non solo chi può produrre o chi può essere sfruttato, non solo i meritevoli o i privilegiati. Quando si sente dire che si punta al voto moderato, significa che bisogna blandire la borghesia, ovvero la palla al piede, insieme a una parete del mondo cattolico, di questo paese.

Il fatto che nessuna delle compagini   in lizza, si fa per dire, per le elezioni più inutili degli ultimi vent’anni,presenti un solo accenno a questi problemi, la dice lunga sulla competenza di questa gente.  La dice lunga su una politica che è mero esercizio di potere, rappresentanza di pochi a spese dei molti. Tanto varrebbe reintrodurre limiti di censo al diritto di voto, sarebbe molto più onesto.

Gli stucchevoli richiami a un’italianità che non esiste, da un lato, e a un diffuso sentimento antifascista altrettanto illusorio ( tornate a leggervi Pavese, per favore, e magari anche quel nazista di Cèline, che male non fa), sono solo la colonna sonora stonata di un paese che ha smesso da da tempo di cercare la strada per il cambiamento.

Non vedo vie d’uscita e temo che stiamo assistendo solo all’inizio di un’escalation progressiva di violenza che, per la sua natura, sarà molto difficile fermare.

Categorie:Attualità

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