A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lettera aperta di un buonista


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Da tempo  Genova non è più la mia città ma solo il posto dove, da figlio di migranti, sono nato e vivo. Una città che mi è estranea quanto mi era cara da giovane, che ha scelto di perdere ciò che la rendeva speciale per adeguarsi allo spirito del tempo. Una città sempre più grigia e triste che ha perso la memoria e arranca in un presente opaco e senza storia.

Da lunedì vivo in un paese che non è più il mio paese, vuoi perché da figlio di migranti io sono nato senza terra sotto i piedi e vedo un unico cielo dovunque mi trovi, vuoi perché un paese dove una persona su quattro è un razzista mi fa schifo. Li nti sull’autobus, per strada, congratularsi tra loro, sorridere felici di aver trovato qualcuno che comprenda il loro odio, un grande miserabile che rappresenti tutti i piccoli miserabili che possono, finalmente, non vergognarsi più di quello che sono. Vorresti parlare, capire ma ci rinunci, perché con l’età hai imparato che le parole contano, sono importanti, non vanno sprecate con chi non può e non vuole capire.

Sono un buonista, lo confesso, credo nell’accoglienza e nella solidarietà, nella cooperazione e nell’obbligo, per ognuno di noi, di impegnarsi perché questo mondo sia migliore per tutti. Credo nelle mani tese, nella possibilità di condividere il cammino con chiunque, di costruire ponti con ogni cultura a partire dalla cultura, dai libri, dal cibo, dagli odori. Sono un sindacalista, lo dico sottovoce, lo so che è una colpa, mi spendo per gli altri senza ricavare altro in cambio che la soddisfazione effimera di aver fatto quello che reputo mio dovere. penso anche che, se ognuno di noi si spendesse per gli altri, almeno un minimo, e facesse il proprio dovere, vivremmo in un mondo migliore.

Sono un cattivo maestro, insegno ai ragazzi che ho davanti che l’odio e la violenza che dell’odio è figlia, generano solo altro odio e altra  violenza, sono l’argomento di chi non ha argomenti. Gli insegno a essere curiosi di tutto e di tutti, a non avere pregiudizi, a comprendere che navighiamo tutti su una palla che ruota a velocità folle nell’universo, che può essere una prigione o una miniera di stupore continuo, dipende da noi. Li invito a leggere, sempre ovunque, il più possibile, perché chi viaggia con un libro non sa odiare, solo  conoscere. Sono un cattivo maestro perché non sono meritocratico, non credo che un numero possa definire il valore della persona addirittura uso con morigeratezza la tecnologia. Non condivido l’amore per il web dei nuovi potenti nè l’esaltazione della rete, essendo un uomo del secolo scorso, mi ricorda Orwell.

Sono un comunista del secolo scorso, figlio di operai, di quelli che credevano di poter costruire un mondo migliore e una società più giusta e per fare questo, avevano imparato a dare l’esempio, ovunque si trovassero, qualunque ruolo ricoprissero. E l’hanno costruito un mondo migliore, dalle macerie della guerra.  Poi è arrivata la televisione e il resto l’hanno spiegato Chomsky, Sanguineti ed Eco, che non basta leggere, bisogna capirli.

Vede Salvini, lei avrà anche sentito De Andrè, magari al mare, sotto l’ombrellone, ma non l’ha mai ascoltato, altrimenti non sarebbe diventato quello che è.  Io De Andrè non l’ho mai amato perché era un borghese, ma l’ho ascoltato e l’ho rispettato, lei ogni volta che lo nomina non lo rispetta, perché non ha rispetto per nessuno. Lasci perdere. 

Sono di origine meridionale, siciliana, odio la mafia  e cerco di contribuire alla sua sconfitta, nel mio piccolo, con le risorse a mia disposizione, con quello che so fare.

Capite il mio disagio a vivere in un paese dove la maggioranza ha dato fiducia agli amici dei mafiosi, ai corrotti, ai razzisti, convinta che togliere quattro ragazzi neri che chiedono l’elemosina lungo le strade avrebbe risolto per miracolo i problemi del nostro paese. Hanno votato in maggioranza il male, forse non potendo trovare la cura. O hanno votato in maggioranza chi li illude di essere dei vincenti e non dei poveri frustrati, chi li inganna sussurrando che tutto è lecito, tutti si può fare, basta solo volerlo. Tutto si può schiacciare, calpestare, violare in nome del principio di piacere. Ragionano così i bambini e gli psicopatici. Giusto perché lo sappiate.

Una parte dei Cinque stelle è razzista, una parte ha stretto la mano ai neofascisti di Casapound che, fortunatamente, non esistono, una parte viene dal mio mondo ed è quella che mi fa più rabbia. perché esiste anche un limite all’essere coglioni.

Evasione fiscale, Corruzione, Mafie, Clientelismo, sono i nodi da sciogliere per liberare questo paese, per ridargli dignità e una strada da percorrere, Non mi pare siano nell’agenda dei Cinque stelle e non sono sicuramente in quella del centrodestra. Quindi no, per quanto la sinistra mi abbia deluso, offeso, fatto sentire solo, continuo a stare dalla mia parte.

Sono schifato dalla città dove vivo, dal quartiere in cui lavoro, dove l’integrazione è una bella realtà e il razzismo una brutta realtà, tanto più quando viene da chi non ricorda da dove è partito è cosa ha subito, sono schifato dal paese in cui vivo, ma non me ne vado, non alzo bandiera bianca, non mi chiudo nel silenzio.

Perché sono un uomo del secolo scorso e credo ancora che un altro mondo sia possibile, un mondo solidale e unito, un mondo senza ruspe e senza barconi, un mondo senza razzisti e votazioni online.

Perché quando tocchi il fondo hai due possibilità: o continui a scavare o butti via la pala, o rialzi la testa e ricominci a lottare.

Categorie:Attualità

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