A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

aNCORA E SEMPRE TERRONI


 attualita_elqbbvea38cek1u276p9agmu44_187137-1132x670

Sui giornali e sui social torna la solita, irritante, ridicola spocchia nordista e, spesso, radical chic, pronta a spiegare il successo al sud del Movimento cinque stelle  con la promessa del reddito di cittadinanza e l’apertura di una nuova stagione di assistenzialismo. I soliti terroni che non vogliono lavorare, insomma.

Che i renziani schiumino rabbia e cerchino, come d’abitudine, di trovare le cause del fallimento non nella loro linea politica ma mettendo alla berlina gli altri, non importa che siano i transfughi di Leu o appunto, i meridionali,è normale: la totale incapacità di autocritica e il narcisismo patologico dell’ex leader del pd hanno distrutto un patrimonio enorme di voti e consenso ed evidentemente contagiato i servi di ieri, che lo facciano anche gli organi di stampa che hanno cercato fino all’ultimo di convincerci che il Pd  sarebbe stato il primo partito anche quando la realtà diceva il contrario, leggi Repubblica, è un esempio di grave disonestà intellettuale e di incapacità di leggere il reale.

Una voce fuori dal coro c’è stata, quella di Michele Serra, che non amo e stimo poco da quando si è trasformato da uomo capace di satira pungente a cantore di una sinistra votata alle magnifiche sorti e progressive, ma che, nella sconfitta, sembra aver riacquistato lucidità e onestà.

Serra afferma sostanzialmente che negli ultimi anni la sinistra ha ignorato la grave situazione in cui versa il meridione, cancellando dall’agenda la questione meridionale.  Questione meridionale che si è sempre risolta con politiche assistenzialistiche fallimentari, condivise da tutti i partiti al governo, compreso il vecchio Pci. Invece di cercare una strada nuova il Pd ha semplicemente deciso di ignorare la mancanza di infrastrutture, la penetrazione della criminalità organizzata, i potentati politico-affaristici e, anzi, ha cercato a volte l’alleanza, per un pugno di voti, con chi di quel sistema è corresponsabile.

Gli occhi chiusi di politici locali e media sulle fabbriche del nord che sversano i loro rifiuti al sud da anni, con l’aiuto delle mafie che vengono contattate come normali competitors sul mercato , rappresentano esempio di compromesso inaccettabile e di uso del sud come pattumiera di casa.

Appare tanto più odioso questo rigurgito di razzismo contro i terroni in quanto il nord industriale, motore dell’Italia , senza la manodopera meridionale che negli anni cinquanta e sessanta arrivò in massa e cominciò a riempire le fabbriche, non sarebbe esistito. Stesso discorso per le conquiste sindacali che hanno assicurato a questo paese un patrimonio  di diritti che la politica non ha saputo rinnovare alla luce della globalizzazione, ma solo erodere.

Il Sud ha una lunga tradizione di reazione all’infamia, di lotta alla mafia, di adattamento a condizioni di vita critiche, dai fasci siciliani, a Portella della Ginestra, dalla reazione popolare dopo la morte di Falcone e Borsellino a oggi. Un sud che tante, troppe volte, ha dato fiducia a una sinistra che ha eluso goni promessa e ha chiuso gli occhi facendo finta di non vedere, spesso sacrificando  sull’altare della real politik i suoi uomini migliori.

Io non amo il Movimento, per certi versi, un governo a Cinque stelle mi spaventa quanto un governo leghista, tuttavia è innegabile che ha portato un salutare carica eversiva che non poteva non coinvolgere una popolazione meridionale dimenticata da tutti e lasciata sola. Ha portato speranza e di speranza il meridione ha bisogno.

Il voto meridionale è la protesta di chi è stato tradito per l’ennesima volta, una disperata richiesta d’aiuto da chi viene, da decenni, lasciato indietro perché così conviene a chi sta nella stanza dei bottoni, è troppo comodo definirlo come frutto di un gigantesco voto di scambio. Senza contare che un reddito di cittadinanza gestito in modo intelligente, potrebbe probabilmente togliere terra sotto i piedi alle mafie, offrendo una scelta a chi oggi non ce l’ha.

Al contrario del mortifero voto leghista, ma piantiamola col radicamento sul territorio e tutte queste minchiate, di razzismo si tratta, quello al movimento è un voto vitale, l’ennesimo tentativo di rivolta di una parte del paese che non ce la fa più e che è l’unica, per altro, capace di ribellarsi guardando al futuro e non al passato.

Troppo semplice scaricarsi delle proprie responsabilità tornando alla retorica soft razzista dei terroni che non vogliono lavorare. Dovrebbe vergognarsi chi scrive certe cose, perché il suo benessere, nasce anche dal lavoro dei meridionali, soprattutto di quelli che non hanno rinnegato le proprie radici, come hanno fatto e fanno molti, segno che ancora oggi essere siciliano o calabrese, o napoletano è una sorta di marchio che viene portato con imbarazzo.

Dovrebbero vergognarsi ma è cosa nota, purtroppo, che la vergogna non abita più qui.

P.S. A scanso di equivoci, chi scrive e di origini siciliane e ne è sempre andato fiero.

Categorie:Attualità

Tag:, , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...