WCCOR2_0JB08SVF

Non li vedi, quindi non esistono: sono nascosti, senza nome, rinchiusi in un mondo a parte che non ci riguarda, un mondo di giorni e notti interminabili, tutti uguali, dove a scandire le ore sono la noia e la paura, un  mondo dove non esiste mai il silenzio, violato dai rumori di cancelli che si aprono e chiudono, lamenti, bestemmie, pianti.

I carcerati sono colpevoli, non sempre ma di solito sì, pagano per quello che hanno fatto e vengono esclusi temporaneamente dal mondo per entrare in un mondo altro, spesso un anticipo d’inferno o un’anticamera di un futuro segnato. Non sono più uomini degni di essere  considerati tali, hanno violato il contratto sociale e per questo devono essere banditi da quella società che hanno offeso, devono diventare invisibili, non disturbare, soffrire ed espiare.

La storia carceraria italiana è una storia di repressione e violenza, nonostante il nostro codice penale non sia solo repressivo ma anche mirato al recupero alla società di chi ha sbagliato. In questo senso si muove il progetto di riforma carceraria del ministro Orlando ed è un passo di civiltà, qualcosa di sinistra, qualcosa che guarda agli invisibili, ai senza voce. Qualcosa che colma una lacuna che dura da quando venne vara la Costituzione.

L’approvazione del disegno di legge è quasi un disperato segnale da parte della sinistra, un flebile richiamo: non ci siamo ancora e siamo diversi. Noi ci siamo e stiamo dalla parte di chi non si vede.

C’è voluto coraggio a farlo in questo momento, il tema non è esattamente di quelli graditi alla gente, bombardata da una distorsione mediatica e politica che dipinge il nostro paese per quello che non è, c’è voluto coraggio: il coraggio di stare dalla parte degli ultimi, un coraggio di sinistra.

Di Maio, con le sue rozze dichiarazioni, ha dimostrato di non aver letto la legge, o di non averla capita e di schierarsi sulla stessa linea forcaiola della Lega, forse un primo assaggio di alleanza tra i due peggiori schieramenti politici che mai abbiano ottenuto un successo elettorale nel nostro paese.

Travaglio, con l’editoriale di oggi, mostra di essere quello che è sempre stato: un fascista, senza neanche il coraggio di affermarlo chiaramente, come faceva il suo maestro, Montanelli.

Il popolo è dalla loro parte, il popolo vuole pene dure per chi delinque, poco importa se la certezza della pena non è un deterrente, poco importa se la pena è certa solo per i disgraziati, poco importa se le pene alternative esistono da decenni nella giurisprudenza di quei paesi civili tirati in ballo quando fa comodo. Poco importa, se in un paese cattolico, un carcere umano dovrebbe essere la regola, poco importa se è la Costituzione a dire che, quando possibile, a chi sbaglia va data un’altra occasione.

Tra multe per chi rovista nei cassonetti, leggi sul decoro dei centri urbani, ONG accusate di associazione a delinquere, il disegno di legge del ministro Orlando è una ventata d’aria fresca, un segno che esiste ancora qualcuno che vede gli invisibili.Comunque vada, anche se i nuovi fascisti la affosseranno, grazie di averci provato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...