2001-07-19-g8-genova-04

Non si capisce lo scalpore suscitato dalle parole del Pm Zucca riguardo la profonda ipocrisia di uno Stato che chiede il rispetto delle libertà civili a un paese straniero dopo essere stato teatro della più grande sospensione di massa dei diritti civili dal dopoguerra a oggi in un paese occidentale  a cui ha fatto seguito una impunità per i responsabili che si è trasformata in beffa, con la promozione dei responsabili della repressione e la totale impunità dei responsabili politici di quei fatti.

Impunità che negli anni ha fatto altre vittime, cito per es.  il caso Aldrovandi, permettendo a  chi ha commesso fatti indegni della divisa che indossava di farla regolarmente franca complice l’assenza nella nostra giurisprudenza del reato di tortura.

Tortura che, come risulta dagli atti, venne praticata a Bolzaneto da chi era deputato a difendere l’incolumità dei manifestanti da chi, probabilmente interpretando un copione già scritto, l’ha messa in pericolo impunemente per tre giorni.

E’ una verità documentata, filmata, scritta, nota e sotto gli occhi di tutti.  Col senno di poi, quei fatti appaiono come un prova generale, un test per saggiare le reazioni delle gente a una improvvisa ondata repressiva. Chi era a Genova in quei giorni, io c’ero, può testimoniare come quell’ignobile pestaggio di massa, che ha visto il tragico epilogo della morte di un ragazzo, anch’essa mai chiarita, fosse stato preparato, come la tensione fosse aumentata giorno dopo giorno, tramite i media e le dichiarazioni degli uomini che lo Stato aveva scelto per proteggere i grandi della terra riuniti a conclave a Genova e quelli che manifestavano contro i grandi della terra e la loro logica di spartizione del mondo.

Il caso Regeni è figlio di quei giorni, l’atteggiamento del governo è stato analogo a quello del governo Berlusconi nel 2001 e la ricerca della verità perseguita con  lo stesso impegno pari a zero.

Per quanto mio riguarda, da quei giorni di diciassette anni fa, parlare di giustizia accostandola al nostro paese equivale a fare un ossimoro, più opportuno e logico accostare a Italia la parola ipocrisia.

Bene ha fatto Enrico Zucca a riportare alla memoria quei giorni e l’esito di quei processi, rispondendo idealmente alle parole del capo della polizia in visita a Genova che, tempo fa, aveva invitato la città a mettersi alle spalle il G8, a non pensarci più.

Che questo sia un paese senza memoria, è cosa nota, che debba continuare a restarlo, e auspicabile da molti e deprecato da pochi. Con troppe cose in Italia non si sono fatti i conti, dal 25 Aprile 1945 a oggi. Ne abbiamo pagato le conseguenze e continueremo a pagarle a meno che non si avvii un rivoluzione culturale che non può prescindere da una memoria civile condivisa.

Alla luce di quello che sta succedendo in queste ore nei palazzi del potere, dubito che questo possa avvenire in tempi brevi.

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