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Graziella  Campagna aveva diciassette anni, è morta perché aveva trovato una carta d’identità in una giacca nella lavanderia dove lavorava, Cocò Campolongo aveva tre anni, bruciato in un’auto insieme al nonno e alla sua compagna, Simonetta Lamberti aveva dieci anni, uccisa da un proiettile destinato al padre magistrato. Sono solo tre della trentina di storie accennate nelle piastrelle commemorative dedicate alle vittime di mafia minorenni che potete osservate da oggi sul muro della memoria di Genova Prà, una testimonianza forte dello spirito civile che anima le scuole di Genova.

E’ un progetto partito dal basso, questo del muro, dal contatto diretto tra gli insegnanti, gli unici in grado di superare burocrazia, diffidenze, dimenticanze, che accompagnano in genere operazioni di questo tipo. Non docenti narcisisti e incoscienti come il professore dell’Attimo fuggente ma professionisti/e disposti a mettersi in gioco per seguire un’idea di libertà e civiltà.

Abbiamo scelto il muro perché è un simbolo divisivo, abbiamo voluto trasformarlo in un simbolo di memoria civile, un muro che non divide ma unisce, lasciando fuori gli infami, gli assassini, destinandoli all’oblio. Abbiamo voluto lanciare un segnale forte e chiaro ai mafiosi: sappiamo chi siete e cosa avete fatto e questo muro che continueremo a costruire è lì restare a futura memoria.

I ragazzi ci hanno messo l’entusiasmo e la creatività, consapevoli di lasciare qualcosa che resterà, consapevoli di fare memoria nel senso più concreto del termine. Sono stati guidati senza essere indottrinati, perché chiunque ha a che fare con loro sa quanto siano manichei, come possiedano istintivamente il senso del bene e del male. Basta un piccolo aiuto e fanno tutto da soli.

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Abbiamo scelto il ponente perché espressione da un lato, di quella periferia depressa e disagiata in cui molti di noi lavorano con fatica, silenziosamente e tenacemente ogni giorno,  dall’altro di quella periferia che alza la testa e reclama diritti e opportunità, si rimbocca le maniche e lavora per un futuro migliore. Se il futuro di Orwell era nei prolet, quello del nostro paese è in periferia, nei non luoghi, nei quartieri ghetto, dove nascono fiori nel fango e nel cemento.

E’ un lavoro che parte da lontano,questo, dalla creazione del codice etico di Libera per le scuole, quattro anni fa, dalle adesioni degli Istituti genovesi, dalle prime due giornate celebrate negli anni scorsi, con molti insegnanti, moltissimi ragazzi e nessuna autorità a riconoscere il valore di un lavoro ben fatto, per arrivare a oggi, terza giornata, con molte autorità e la presenza preziosa e graditissima di Giancarlo Caselli, un vero servitore dello Stato, a portare il saluto e l’abbraccio di Libera.

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Tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’impegno gratuito, prezioso e generoso degli insegnanti degli I.C.Pegli, Cornigliano, Prà, Campomorone, S. Teodoro, Quezzi,  Sestri Est, che hanno aderito all’iniziativa senza riserve, stanziando i fondi per le piastrelle e aiutando i ragazzi a lasciare un segno.

Questo è il senso del nostro lavoro: lasciare un segno, per noi e per gli altri.  Questa è la scuola pubblica italiana che lavora e crea, non quella degli stereotipi dei media e dei bizantinismi della politica.

Questa operazione è la testimonianza che la scuola è ancora capace di creare valori, che partendo dal basso, cooperando, confrontandosi,  si possono acquisire nuovi punti di vista, trovare soluzioni, cominciare a cambiare le cose.

Fare antimafia sociale significa costruire una coscienza condivisa che non può che partire da una memoria civile condivisa.  Fare antimafia sociale significa  costruire concretamente simboli forti e duraturi che vadano oltre i nobili discorsi e indichino una direzione, siano pietre miliari di una strada da costruire tutti insieme.

Alcune scuole di Genova, oggi, possono affermare con orgoglio di aver cominciato a farlo, con la forza delle idee e il coraggio che nasce dalla consapevolezza che saranno i ragazzi e le ragazze di domani a cambiare il mondo, perché il tempo è dalla loro parte.  Oggi è stata la loro giornata, speriamo che domani sia il loro tempo.

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