A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Un uomo che si batteva per altri uomini


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Sacko Soumaila era un immigrato, Sacko Soumaila era un sindacalista, Sacko Soumaila era un uomo che si batteva per i diritti di altri uomini dalla pelle scura come la sua.

E’ stato assassinato in Calabria, mentre con due amici cercava di recuperare dalle lamiere da un terreno sotto sequestro, perchè la magistratura sospetta che servisse da stoccaggio di rifuti tossici. Voleva costruire un riparo nella tendopoli dove sono accampati i braccianti che lavorano in nero a Rosarno.

Nè il neo presidente del consiglio nè il ministro degli interni hanno ritenuto opportuno spendere una parola su questo omicidio feroce, e, a dire il vero, anche i giornali non si sono sprecati tanto, ritenendo più importante sottolineare questa o quella frase omofoba o razzista, di questo o quel ministro, piuttosto che evidenziarne le pericolose conseguenze. D’altronde, ormai qui è come negli Stati Uniti: la pelle di un nero vale meno di un bianco, fa la differenza tra la prima pagina e poche righe in cronaca.

A Rosarno molti braccianti fanno parte di quei clandestini per cui la pacchia è finita. Basta, niente più giornate infinite sotto il sole rovente a lavorare per un tozzo di pane, niente più notti in dormitori improvvisati privi delle più elementari condizioni igieniche, niente più botte e insulti, niente più minacce dai caporali. Si torna a casa, spesso si torna verso la guerra e la persecuzione o, se va bene, verso la fame. A volte, si torna da dove si è partiti, per morire.

Questi sono i propositi del ministro, cacciare i clandestini, per questo gli italiani l’hanno votato. Non moltio diversi da quelli di Minniti, che amio parere, non è stato un ottimo ministro, non ha fatto una scelta politica ma ha sacrificato la vita di decine di esseri umani sull’altare del calcolo elettorale. Lui e Salvini appartengono alla stessa razza di barattieri, per dirla con Dante, coloro che barattarono l’anima con un pugno di voti.

Dire “clandestini” toglie umanità, segna una differenza tra noi, normali, e loro. Dire clandestini significa dare inzio a quel processo di de umanizzazione che è il primo passo per la creazione di un nemico immaginario. L’eterno gioco del potere che scatena guerre tra poveri per poter fare i propri comodi. Dire clandestini alza un muro, mette una barriera, tra noi e quelli, che poi “quelli” siano spesso donne e bambini, poco importa. Noi, loro, la nostra terra, casa loro. Il pensiero leghista non contempla l’umanità perché loro non sono umani, sono clandestini.

Le parole pesano, le parole contano, le parole uccidono, a volte.  Le parole sono il modo in cui ci riveliamo al mondo, sono l’essenza del nostro pensiero e della nostra weltanschaung, le parole, spesso, sono armi puntate contro un nemico che di parole non ne ha.

L’omicidio di Sacko è spaventoso perché arriva dopo le parole sprezzanti di Salvini, ma soprattutto, perchè di quell’uomo, non importa niente a nessuno. Non fa notizia, non è argomento buono per i talk show, è solo uno straniero morto.

Che i leghisti non hanno vergogna, è cosa nota: per vergognarsi bisogna possedere un codice etico, una serie di norme morali che molte persone, troppe persone, preferiscono ignorare, in nome di un relativismo gretto ed egoista che semplifica il mondo in bianchi e neri, e i bianchi in comunisti e loro.  Loro che ineggiano a una padania mai esistita, loro che si esaltano al rombo dei motori delle ruspe, loro che riempiono i social di messaggi di giubilo a ogni strage di migranti in mare. E’ questa gente qui che ci governa, è con questa gente qui che il Movimento cinque stelle si è alleato e non stupisce, Grillo ha stretto la mano a Casapond quando non contava un cazzo.

E’ questa gente qui che gli italiani hanno votato non solo per colpa di Renzi, ma perché gli italiani sono diventati questi: noi, loro, casa nostra, casa loro. negri, zingari , clandestini.

Non  porterà nulla di buono questo governo, chi si illude di aspettare e vedere, si illude appunto, non c’è niente da capire. La cosa che più mi spaventa è la scelta di mettere un idiota al controllo dei servizi segreti. Quando quella gente ha avuto mano libera, in Italia scoppiavano bombe sui treni e nelle banche e quelli che la pensano come certi amici di Salvini venivano coperti e aiutati a sparire.  Perché, purtroppo, non sono tutti come Salvini o come la maggior parte dei leghisti o come Di Maio e la maggior parte dei grillini: magari, sarebbe rassicurante quasi. Nella destra radicale, purtroppo, qualcuno che pensa c’è e chi ha la mia età sa cosa ha portato. E i fascisti portano sempre le stesase cose.

Sacko meritava qualcosa di più che un titolo in terza pagina, non fosse che era un uomo che si batteva per i diritti degli altri. Forse per questo l’hanno ammazzato: troppo diverso.

Io mi sento clandestino in mezzo a questa gente, mi sento clandestino in questo paese che non è più il mio, mi sento clandestino di fronte al qualunquismo, all’azzeramento dello spirito critico, al rifiuto di guardare alla realtà di cui trasudano i social, mi sento clandestino rispetto al deficit di umanità che si respira nell’aria.

” Parlare delle unioni gay non è nel programma” hanno detto al ministro Fontana, non: ” Dici cose assurde, c’è una legge e va rispettata”, solo che non è nel programma. Ma si può fare una modifica. Forse il ministro Fontana non sapeva che prima dei gay vengono gli zingari e i clandestini, poi arriverà anche il loro turno. Basta metterlo nel nuovo programma.

Chiudo pensando a Sacko e dedicandogli una citazione da un poeta ebreo, uno che ha sempre navigato in salita:

Cosa valgo se dico cose sciocche

e rido in faccia agli effetti del dolore

e volto la schiena a te che muori in silenzio,

cosa valgo?

( What good am I, Bob Dylan)

 

 

Categorie:Attualità, Cronaca

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