A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La questione sociale dimenticata


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Criticare il liberismo, la globalizzazione, ecc., come si legge da più parti e considerare il sistema in cui viviamo l’unico responsabile delle migrazioni, non serve a nulla, oltre a non essere del tutto corretto.

Il più grande movimento antiliberista che si sia mai organizzato, si è sciolto come neve al sole sotto le manganellate di Genova nel 2001. Il tempo delle grandi utopie è ormai finito. Dare la colpa delle migrazioni al liberismo è un modo elegante per dimenticare che stiamo parlando di esseri umani, per scaricarsi la coscienza. E’ anche un modo, un po’ meno elegante, per dimenticare che il nostro relativo benessere deriva dallo sfruttamento indiscriminato e dal controllo totale da parte dell’Occidente,  dei paesi da cui partono i flussi migratori.

Qualunque ne sia la causa, le migrazioni sono un fenomeno globale, non solo europeo, che non si può risolvere alzando muri e aizzando guerre tra poveri. Sono anche un ottimo mezzo per distogliere l’attenzione dai reali problemi dei paesi quelli sì, creati dalla finanza e da un’economia che ormai ha sostituito la politica lasciandogli spazi esigui di manovra.

La criminale distorsione informativa sui migranti, gli sporchi giochi politici sulla loro pelle, stanno allontanando l’attenzione della gente dal problema principale che un governo politico dovrebbe porsi: la questione sociale.

In Italia ci sono tre morti sul lavoro ogni giorno, le mafie mobilizzano centoventi miliardi di euro l’anno e un altro centinaio di miliardi si volatilizzano grazie alla corruzione e all’evasione fiscale, arrotondando per difetto. Il paese vive in molte zone una condizione di allarme ambientale, viaggia a due velocità con un sud che sta vivendo una nuova involuzione. L’emigrazione interna è in aumento così come quella verso l’Europa, dove i giovani trovano condizioni di lavoro migliori. Il lavoro latita, i diritti dei lavoratori sono un ricordo e lo sfruttamento è ormai consuetudine acquisita.

Settori strategici come la scuola, sono da decenni oggetto di tagli senza alcun senso o di investimenti totalmente privi di razionalità, come quelli della Buona scuola, la Sanità resta ancora una delle migliori al mondo ma viene anch’essa sottoposta a tagli costanti.

Renzi, forse, aveva realmente intenzione di cambiare le cose, potrei perfino dargliene atto, ma dal Jobs act alla riforma che ha messo fine alla sua carriera politica, per arrivare alla Buona scuola, ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare e anche di più.

Non si può pensare che un governo reazionario e fascista come quello di Salvini, possa nenache cominciare a risolvere uno solo di questi problemi; la politica della destra, dai tempi del fascismo, è fatta di apparenza, carezze alle classi dominanti e manganellate a quelle più deboli. I Cinque stelle, come ampiamente previsto, hanno cominciato una lenta e inesorabile dissoluzione che si completerà alle prossime elezioni.

In queste condizioni, storicamente, si crea nel breve o nel medio periodo, un’opposizione significativa che rischia, però, di commettere gli stessi errori di chi vuole combattere, usando gli strumenti del populismo e del qualunquismo, partendo da analisi sensate e arrivando a conclusioni totalmente errate.

Il mito del potere al popolo è uan cretinata: al democrazia rappresentativa è, appunto rappresentativa e implica una classe politica per sua natura elitaria, il che non sarebbe necessariamente un male. Il mito della lotta al sistema è ancora più demenziale: il sistema non si sconfigge, anche perché fa comodo a tutti, però si può cambiarlo dall’interno.

Il problema del nostro paese è culturale, manca una èlite intellettuale di sinistra ( di destra non è mai esistita) che invece di guardare a destra torni a guardare alla gente, non per seguirne la pancia ma per educare, informare, confrontarsi. A furia di pontificare sui massimi sistemi ci si è dimenticati delle periferie, dei quartieri, di una gioventù sempre più allo sbando e sempre più drogata, confusa, incazzata.

Abbiamo sempre sulla bocca Gramsci, Pasolini, Berlinguer, ma ci siamo dimenticati di cosa dicevano veramente, ne citiamo solo frasi avulse dal contesto, prive di sostanza senza ciò che le rpecede e le segue.

Allo stesso modo, pretendiamo di combattere il fascismo con una retorica e degli strumenti che erano già superati trent’anni fa, parlando a gente per cui Mussolini è solo un nome che spesso accostano a quello di politici, attori, cantanti. Allo stesso modo in cui si è banalizzato il messaggio del Che, facendolo diventare un’icona da maglietta, sta accadendo con il duce, che è solo un nome, il simbolo di un’idea di ordine e sicurezza che durante il ventennio non si è mai realizzata. Forse informare i ragazzi di Casapound sulla corruzione ai tempi del ventennio può servire di più che fare proclami sdegnati.

Non è più tempo di piazze piene e di proclami retorici, serve un’idea politica concreta, servono leader che sappiano parlare alla gente e una classe dirigente che sappia educarla la gente, proponendo modelli migliori di quelli che abbiamo avuto negli ultimi vent’anni ( e ci vuole davvero poco).

Al momento non si vede nulla del genere all’orizzonte, ma si sa, quando la notte è buia, basta anche una piccola luce a dare speranza e indicare la strada.

Categorie:Attualità, Cronaca

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