A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Pro o contro non si sa bene cosa


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Ormai è un format consolidato:  Salvini dice una cazzata, altro non sa fare da decenni, Fusaro, enorme paraculo di genio, aizza la polemica con forbita cialtronaggine e sui social si infiamma la polemica, perdendo di vista il nodo cruciale del discorso.

Questa volta è toccato a Saviano, personaggio controverso, con cui spesso mi trovo in disaccordo.

Mentre trovo nella sostanza e non nei toni, insopportabili, la critica di Fusaro, che a volte non dimentica di essere un filosofo di sinistra, al momento passato alla parte che gli dà più visibilità, trovo asoslutamente inaccettabile la volgare e rozza minaccia del ministro dell’interno di togliere la scorta a Saviano.

Trovo le considerazioni di Saviano riguardo l’immigrazione assolutamente populiste e semplicistiche, anche se di segno opposto rispetto a quelle razziste e fascistoidi di Salvini, altrettanto censurabili e criticabili. Il problema dell’immigrazione esiste, perché se è vero che non c’è nessuna invasione e che molte menzogne sono state raccontate, è anche vero che esiste la percezione sociale della minaccia e, da Hitler in poi, la percezione sociale è quella che crea il consenso. E’ tempo che la sinistra, se vuole riguadagnare quello che ha perso, rifugga da un ecumenismo ipocrita che non le appartiene, dato anche che Salvini sta solo seguendo il sentiero tracciato dall’odioso Minniti, ma proponga soluzioni concrete ed efficaci che vadano verso un’accoglienza controllata e regolamentata, guardando a quanto già esiste in molte realtà del nostro paese, dove l’integrazione esiste e funziona ed esportando queste soluzioni su scala nazionale. Il razzismo si combatte alla radice, togliendogli argomenti, non con manifestazioni e frasi nobili.

Ma il problema non è la posizione politica di Saviano, nè se abbia copiato alcune parti dei suoi libri  ( come fanno tutti gli scrittori) nè se sia un genio letterario o meno (non lo è, è un pessimo scrittore, noioso, retorico e verboso), il nodo del problema è che un ragazzo che vive da anni una vita a metà, perché questa è la vita sotto scorta, perché ha mostrato un grande coraggio, o una grande ingenuità, dicendo pubblicamente quello che molti tacevano per paura, è stato pubblicamente minacciato con metodi mafiosi da colui che dovrebbe assicurarne la sicurezza.

In qualunque altro paese europeo che non appartenga alla congrega nazista di Visegrad, il ministro si sarebbe dimesso tre minuti dopo aver pronunciato la sua minaccia e la sua carriera politica sarebbete definitivamente, e meritatatmente, terminata.

Invece sui social italiani si scatena la guerra di chi sta con Saviano e chi contro, addirittura arrivando a dire che sarebbe giusto togliergli la scorta perché scrive male!

Siamo veramente all’azzeramento non solo dello spirito critico ma delle più elementari capacità cognitive.

Va detto che anche Saviano ci ha messo del suo, andando fuori dalle righe nella sua replica e contribuendo ad aizzare la lite. Peccato che nello scontro tra questi due bulli di quartiere si giochi, sullo sfondo, una battaglia di legalità fondamentale. Perché se chi occupa un ruolo istituzionale usa tono e modi da mafioso , il problema ci riguarda tutti, razzisti e buonisti, di destra o di sinistra.

E soprattutto, maschera per l’ennesima volta il fatto che, a quasi quattro mesi dalle elezioni, il nuovo governo non abbia ancora fatto una beata minchia per il paese.

Categorie:Attualità, Cronaca

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